Nonostante una diminuzione importante rispetto al 2024, nel 2025 è ancora la Lombardia a mantenere il record delle dimissioni e risoluzioni consensuali da parte delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. Secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro la regione più popolosa d’Italia ha visto 13.110 convalide di dimissioni dal lavoro per motivi parentali, in calo del 10,6% rispetto all’anno precedente. Con praticamente la stessa diminuzione, 10,4% rispetto al 2024, anche l’aggregato di Piemonte e Valle d’Aosta condivide con la Lombardia la stessa situazione, totalizzando nel 2025 quasi 5mila convalide di dimissioni. La Liguria invece rimane sostanzialmente sugli stessi livelli dell’anno passato, con 1.395 convalide di dimissioni perde solamente l’1,1% rispetto al 2024.
A livello nazionale le domande nel 2025 hanno fatto registrare una lieve diminuzione: sono state 59.770 a fronte delle 60.756 del 2024. Anche in questa rilevazione dell’ispettorato nazionale del lavoro si conferma la maggior difficoltà delle donne di conciliare vita familiare e lavoro, segno che a parità di condizioni è più spesso la donna a sacrificare la carriera per stare a casa e accudire i figli. Il 68% del totale di domande convalidate (in termini assoluti 40.628) è stato effettuato da lavoratrici madri, mentre 19.142 (pari al restante 32%) sono state quelle presentate da lavoratori padri.
Osservando però il dato in termini più specifici, si nota come rispetto all’anno precedente ci sia una leggera contrazione nella componente femminile (-1.5%), in favore di quella maschile: tradotto significa che, seppur in modo molto timido, la distribuzione tra uomini e donne in questa rilevazione è un pochino più equilibrata.
Le tipologie di recesso vedono nella stragrande maggioranza le dimissioni volontarie 58.405 in totale, il 97,7%. Hanno quote infinitesimali, ma comunque ci sono, anche le dimissioni per giusta causa (637, l’1,1% del totale) e le risoluzioni consensuali (728, l’1,2% del totale).
«Nonostante la distribuzione ordinale delle convalide per tipologia di recesso sia pressoché analoga per genere, questo aspetto muta – specificano dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro – se osserviamo singolarmente la composizione di genere di ciascuna tipologia di recesso. Come mostrato in Fig. 2, fatto 100 il totale delle convalide per tipologia, la quota di lavoratrici madri è sempre superiore a quella dei lavoratori padri, similarmente a quanto osservato nelle convalide in generale (68% lavoratrici; 32% lavoratori). Osservando le dimissioni volontarie notiamo che il 68,2% sono riferite a lavoratrici madri, per quanto riguarda la risoluzione per giusta causa la componente del genere femminile è del 65,9% mentre per la risoluzione consensuale rappresentano il 51,1%».
La maggior parte delle convalide è per genitori tra i 29 e i 44 anni con almeno un figlio fino a 3 anni d’età
Nel 2025, l’analisi delle fasce d’età delle domande di convalida emerge come la maggioranza di domande riguardi genitori tra i 29 e i 44 anni (47.374, il 79% del totale). Scomponendo per genere, questa fascia di età comprende il 78% (31.890 convalide) delle 40.628 lavoratrici madri e l’81% (15.484 convalide) dei 19.142 lavoratori padri. Nello specifico, la classe di età più rilevante è quella tra i 34 ed i 44 anni, dove le lavoratrici madri risultano essere 17.290 e i lavoratori padri risultano essere 10.264. La sostanziale stabilità del dato relativo alla composizione per età dei destinatari di convalida (genitori occupati con almeno un figlio da 0 a 3 anni) è imputabile alla struttura demografica del Paese che, se presenta modifiche piuttosto lente nel tempo, offre, tuttavia, due dati costanti: l’età media per le donne al primo figlio a 33 anni e la soglia di fecondità ai 45 anni. Oltre la metà delle convalide sono state per genitori con un figlio solo (57,1%, 34.124 domande). Seguono quelle per genitori con 2 figli (19.914, pari al 33,3% del totale), e 4.929 convalide, pari all’8,2% del totale, sono le convalide per genitori con più di 2 figli.
Le convalide per cittadinanza e per qualifica professionale
L’84,2% del totale delle convalide, pari a 50.350 provvedimenti, riguarda persone di cittadinanza italiana. 7.204 provvedimenti, il 12,1% del totale, cittadini di Paesi extra Unione europea i cui il 58,1% sono lavoratrici e il 41,9% lavoratori. E 2.216 provvedimenti, pari al 3,7% del totale, riguardano cittadini UE, di cui il 70,7% è rappresentato da lavoratrici e il 29,3% da lavoratori. Analizzando le convalide per qualifica professionale, nel 2025, si nota che la maggior parte dei provvedimenti riguardano impiegati (28.582) e operai (27.055), i quali rappresentano, unitamente, il 93,1% del totale dei provvedimenti di convalida.
Il settore economico più interessato dal fenomeno è quello del terziario
Il 71,2% del totale di convalide (42.544) riguarda il settore terziario. La situazione non è cambiata nel tempo: segue il settore dell’industria con il 18,1% del totale (10.840) e in terza posizione quello dell’edilizia, con il 4,5% del totale (2.683 provvedimenti di convalida). L’ultimo settore è quello agricolo, con sole 528 convalide (0,9% del totale). Osservando, invece, l’incidenza di genere notiamo che di tutte le convalide relative a lavoratrici madri il 79,4% appartiene al settore terziario ove sono più presenti, mentre solo il 18,1% è presente nel settore industria. Di tutte le convalide relative a lavoratori padri, invece, appartengono al terziario il 53,8%, seguito da una quota del 30,2%.