Indagine Ifel

Gli affitti sono sempre meno accessibili anche nel Nordovest

Vercelli, Aosta e Milano le città con i maggiori aumenti dal 2018.

Gli affitti sono sempre meno accessibili anche nel Nordovest

Vercelli, Aosta e Milano sono i capoluoghi del Nordovest presenti nel gruppo delle province dove i canoni medi d’affitto nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024 sono cresciuti maggiormente. Le altre città che compongono il gruppo sono Gorizia e Firenze. La cosiddetta «fascia di alta crescita», come viene definita dal rapporto della fondazione Ifel, pubblicato di recente proprio per fare il punto sulla questione dell’accessibilità dei costi delle case, è però ridotta a un piccolo gruppo di città. La maggior parte del Paese rientra nella fascia a «crescita moderata», dove si segnala un aumento diffuso ma non uniforme dei canoni di locazione.

La questione del sovraccarico abitativo

Quando per sostenere le spese legate all’abitazione si supera la quota del 40% del reddito familiare netto si parla di sovraccarico abitativo. E’ una condizione nella quale si ritrova, nel 2024, il 5,1% della popolazione italiana. «Le situazioni più critiche – scrivono nel rapporto gli esperti della fondazione Ifel – riguardano le persone sole (15,6%), soprattutto under 65 (19,9%). Anche i nuclei monogenitoriali risultano esposti (7,1%). Guardando all’età del principale percettore di reddito, il sovraccarico interessa il 7,6% delle famiglie con capofamiglia under 35, mentre scende al 4,6% tra quelle con capofamiglia 65enni o più». L’emergenza casa in Italia coinvolge 1,5 milioni di famiglie, ma sono molte di più le persone che non riescono a trovare una abitazione adeguata alle loro condizioni a prezzi accessibili e giusti. La questione riguarda non solo le fasce demografiche con redditi bassi, ma anche quelle con redditi medi.

Le tipologie contrattuali per la locazione

Il discorso riguarda molto di più chi vive in affitto: l’accesso al credito per l’acquisto di un’abitazione è infatti sempre più complicato, e negli ultimi anni si sono visti aumentare i contratti di locazione, che a loro volta hanno subito degli aumenti nei costi di gestione, oltre che quelli principali. In Italia ci sono 4 grandi tipologie contrattuali: la prima è quella dei contratti ordinari a lungo periodo, la stragrande maggioranza nel nostro Paese, il classico affitto. Prevalgono nel Mezzogiorno e nelle città di dimensioni contenute. Poi ci sono i contratti ordinari transitori, più flessibili e dalla durata più limitata. Seguono quelli agevolati a canone concordato, che si rifanno all’ambito degli accordi locali orientati alla moderazione dei canoni mensili, e infine ci sono i contratti agevolati per studenti, che si hanno nelle città universitarie e nei territori dove è presente una domanda abitativa legata alle necessità di studio. Si trovano principalmente nei grandi poli urbani, dove la domanda abitativa è più mobile e segmentata. I contratti concordati invece sono più disomogenei e trasversali, legati come sono all’attuazione di politiche sociali nei vari Comuni in cui vengono applicati.

Il piano casa del Governo non basta

L’analisi della Fondazione Ifel trae origine dalla spinta che arriva dal piano europeo per l’edilizia accessibile, lanciato dalla Commissione europea con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi sostenibili e di qualità. «La questione abitativa non è solo una grande emergenza nazionale, è il tema sul quale si giocano nei prossimi anni le prospettive di sviluppo economico e civile dell’Italia. È una questione che coinvolge più piani: la povertà abitativa, la incapacità del mercato di far incontrare domanda ed offerta con una sempre più ampia porzione di lavoratori con redditi insufficienti a sostenere i costi non solo di acquisto ma anche si affitto, la difficoltà di molti contesti urbani che soffrono un impatto abnorme degli affitti brevi legati al turismo di massa. Di fronte a questi squilibri staturali dovuti a dinamiche di lungo periodo e ad un immobilismo pubblico nazionale che persiste ormai da decenni, non bastano risposte deboli e confuse, basate sull’ingegneria contabile più che su un serio impegno politico, come quelle del Piano Casa appena varato. Il Piano europeo per l’edilizia accessibile (European Affordable Housing Plan) ci indica la strada per affrontare la questione abitativa in modo sistemico: interventi mirati ai diversi ambiti di crisi, mix di investimenti e riforme, mobilitazione di capitali pubblici e privati. Si tratta di una politica consapevole che gli interventi devono essere mirati sulle aree specifiche perché il problema è europeo, le rispose devono essere integrate a livello nazionale ma le soluzioni concrete possono essere gestite solo a livello locale».