Il commento di Stefano Ribaldi*

Odissea secondo Nolan: quando il mito torna a interrogare il nostro tempo

*autore e produttore TV.

Odissea secondo Nolan: quando il mito torna a interrogare il nostro tempo

di Stefano Ribaldi*

Da quasi tremila anni il viaggio di Ulisse continua a parlare agli uomini. E’ il racconto dell’eroe che attraversa il mare, affronta mostri, dei e tempeste, ma soprattutto combatte contro sé stesso. Non sorprende, dunque, che Christopher Nolan abbia deciso di confrontarsi con uno dei testi fondativi della cultura occidentale.
Dopo aver esplorato il tempo, la memoria, il sogno e la storia in film come Memento, Inception, Interstellar e Oppenheimer, il regista britannico approda al poema di Omero con l’ambizione di restituirne tutta la forza epica e filosofica. L’operazione non consiste semplicemente nel trasporre sul grande schermo una delle opere più celebri della letteratura. Nolan sembra voler fare qualcosa di più: dimostrare come l’Odissea non appartenga al passato, ma rappresenti ancora oggi una straordinaria riflessione sull’identità, sul desiderio di conoscenza e sul prezzo che ogni uomo paga per ritrovare la propria casa. La storia di Ulisse è infatti il primo grande romanzo del nostos, del ritorno. L’eroe che lascia Troia non è lo stesso uomo che approda a Itaca vent’anni dopo. Ogni incontro – dalle Sirene a Polifemo, da Circe a Calipso – non è soltanto un’avventura, ma una prova morale. Il viaggio diventa così una metafora dell’esistenza, nella quale la vera meta non coincide con un luogo geografico, bensì con la conquista di una nuova consapevolezza.
E’ difficile immaginare un autore più adatto di Nolan per affrontare un simile materiale narrativo. Tutta la sua filmografia ruota infatti attorno alla percezione del tempo, alla fragilità della memoria e alla complessità delle scelte umane. Se Omero raccontava il mare come spazio dell’incertezza, Nolan ha spesso trasformato il tempo nel suo oceano narrativo, costringendo lo spettatore a navigare tra piani temporali differenti e realtà solo apparentemente stabili.
Anche dal punto di vista produttivo il progetto si annuncia come un grande evento. L’impiego delle più avanzate tecnologie di ripresa (consiglio una sala Imax per goderne appieno del loro utilizzo), un cast internazionale di altissimo livello e una ricostruzione spettacolare del mondo mediterraneo antico promettono di restituire al mito quella dimensione monumentale che il cinema contemporaneo raramente riesce ancora a raggiungere.
Il fascino dell’Odissea va oltre l’apparato spettacolare. Il viaggio di Ulisse ricorda che la conoscenza richiede tempo, pazienza ed esperienza. Ogni approdo è soltanto l’inizio di una nuova domanda, ogni vittoria comporta una perdita, ogni ritorno implica una trasformazione. Forse è proprio questa l’intuizione più interessante di Nolan: raccontare l’epica non come l’esplorazione della fragilità umana. Perché Ulisse non è un supereroe. E’ un uomo che sbaglia, cade, resiste e continua a cercare la propria Itaca. Ed è proprio in questa ostinata ricerca che il poema continua a parlare al presente, ricordandoci che il viaggio più lungo non è quello attraverso il mare, ma quello che conduce ciascuno di noi alla scoperta di sé.
Vale la pena citare alcuni versi di “Itaca” la meravigliosa poesia di Costantino Kavafis: «Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca».

*autore e produttore TV