L’Italia si conferma il Paese più anziano dell’Unione europea. Gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione, pari a circa 14,8 milioni di persone, una quota superiore alla media europea del 22%. Tra questi, gli over 80 hanno ormai superato i 4,6 milioni.
Il Nordovest è tra le aree del Paese maggiormente interessate dall’invecchiamento demografico. Qui gli over 65 costituiscono il 25,5% della popolazione, una percentuale superiore alla media nazionale e destinata ad aumentare nei prossimi decenni. All’interno dell’area emergono differenze significative: la Liguria è la regione più anziana d’Italia, con il 29,4% di residenti che ha almeno 65 anni; seguono il Piemonte (27,2%), mentre la Lombardia, pur fermandosi al 24,2%, concentra comunque il maggior numero assoluto di anziani grazie all’elevata popolazione residente. Il fenomeno risulta ancora più evidente a livello provinciale. Tra le dieci province più anziane del Paese figurano Biella, che guida la classifica nazionale con il 30,6% di over 65, Savona (30,4%), Genova (29,5%) e Verbano Cusio Ossola (29,2%). Dati che confermano come il Nordovest rappresenti uno dei territori italiani in cui il processo di invecchiamento è più avanzato. Secondo il Rapporto Censis sulla longevità, l’invecchiamento non è soltanto una questione anagrafica, ma una trasformazione strutturale della società italiana. Dal 1951 a oggi gli over 65 sono passati da 4,3 a 14,8 milioni, mentre gli ultraottantenni sono aumentati da poco più di 620 mila a oltre 4,6 milioni. Le proiezioni indicano che entro il 2050 gli anziani arriveranno a quasi 18,9 milioni, pari al 34,6% della popolazione, con oltre 7,4 milioni di over 80. La sfida, però, non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio. La speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 83,7 anni, mentre quella in buona salute si ferma a 59,1 anni. Dopo i 65 anni si possono contare, in media, soltanto 10,7 anni senza limitazioni funzionali: intorno ai 76 anni cresce quindi in modo significativo il rischio di perdere autonomia. A questa fragilità sanitaria si affianca quella sociale. Quasi tre anziani su dieci (29,5%) vivono soli, una quota che sale al 49,9% tra gli over 85, segno dell’indebolimento della rete familiare tradizionale proprio mentre aumenta il bisogno di assistenza e supporto quotidiano.Il timore principale degli italiani non è infatti l’età in sé, ma la perdita dell’autonomia. Secondo il Censis, solo il 62% degli over 65 si considera pienamente autonomo. Il 31,7% dichiara di cavarsela nella maggior parte delle situazioni, pur avendo bisogno di un aiuto occasionale; il 4,9% incontra difficoltà frequenti e l’1,4% si definisce non autosufficiente. In altre parole, oltre un anziano su tre riconosce di aver bisogno di un sostegno, anche saltuario, per mantenere la propria indipendenza. La richiesta di aiuto cresce progressivamente con l’età: interessa il 14,6% delle persone tra i 65 e i 69 anni e raggiunge il 47,6% tra gli over 80, mentre la quota di chi si sente completamente autonomo scende dall’81,4% al 42,9%.Per il Censis, la risposta non può limitarsi al rafforzamento dell’assistenza sanitaria tradizionale. E’ necessario costruire una nuova infrastruttura sociale che integri sanità territoriale, assistenza domiciliare, servizi di prossimità e innovazione tecnologica. Una sfida che riguarda l’intero Paese ma che assume un valore ancora più strategico nel Nordovest, dove l’elevata concentrazione di anziani rende Lombardia, Piemonte e, soprattutto, Liguria laboratori naturali per sperimentare nuovi modelli di presa in carico della popolazione anziana.