Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale.
Soprattutto in matematica, ma anche in italiano, gli studenti della scuola dell’obbligo stanno facendo sempre più fatica nell’apprendimento. E’ il quadro che emerge dai risultati delle ultime prove Invalsi che gli studenti sono stati chiamati ad affrontare in classe prima che della fine delle lezioni. I territori del Nordovest hanno la fortuna di rientrare nel gruppo che ha totalizzato i risultati migliori, ma non c’è molto da festeggiare, perché la progressione dell’indebolimento negli apprendimenti di queste due materie è lineare e trasversale per ogni geografia.
Gli studenti sono sottoposti ai test Invalsi già a partire dal secondo anno della scuola primaria: il focus dell’attenzione di questo articolo partirà però dalla fine del ciclo scolastico, esaminando i risultati delle prove dei ragazzi delle classi quinte.
Nelle quinte della primaria l’italiano è già un problema
Dando come punto di riferimento della media storica nazionale il valore 200, risultato di una serie di calcoli derivanti dal numero di risposte corrette ai test, gli studenti delle classi quinte della primaria del Nordovest, sono lievemente al di sotto della media storica di riferimento (196,3). Il valore è sostanzialmente sovrapponibile a quello della media nazionale dell’ultima rilevazione (196,2). Tra i territori del Nordovest la regione con il risultato migliore è la Valle d’Aosta, con 199,6. Seguono la Liguria (198,8), la Lombardia (196) e il Piemonte (195,8). Dal 2023 la percentuale di alunni sotto la fascia base, quindi che non raggiungono i traguardi dell’apprendimento minimi, sono stabili tra il 25% e il 27%. La percentuale di alunni in Italia che è almeno in fascia base, ossia che raggiunge i traguardi, è al 72%, ma viene rilevato un progressivo calo della fascia base che non è mai stata così bassa (26%).
Ma la matematica è peggio
A fronte di una media nazionale di 191,4 punti, il Nordovest ha totalizzato 191,2 per l’insegnamento della matematica nelle quinte della primaria. Anche in questo caso la situazione migliore si ha in Valle d’Aosta (194,6 punti), seguita dalla Liguria (193,3), dalla Lombardia (191,6) e dal Piemonte (189,6). A livello di aree geografiche il Nordovest è al terzo posto: meglio di noi in matematica vanno gli studenti del Centro (194,9), del Nordest (193,2). «Le prime generazioni conseguono complessivamente un esito inferiore di ben 9,6 punti percentuali rispetto ai compagni e alle compagne non di origine immigrata e per le seconde generazioni la differenza è di 5,3 punti percentuali».
E l’inglese?
La prova di inglese in quinta primaria intende monitorare la comprensione della lingua al termine del primo segmento del percorso di istruzione. Il test si divide in 2 parti, comprensione dello scritto (reading) e dell’ascolto (listening). «L’analisi conferma la persistenza di forti divari territoriali, con una netta distinzione tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno. Le regioni settentrionali, centrali e parte di quelle meridionali continuano a mostrare quote elevate e stabili, soprattutto in Reading, dove in molti casi i valori si attestano stabilmente oltre il 90%. Anche in Listening, nonostante valori mediamente più bassi rispetto a Inglese-Lettura, soprattutto nelle macro-aree geografiche del Nord Ovest e del Nord Est coloro che raggiungono il livello A1 sono presenti in misura maggiore. Nel Mezzogiorno il quadro è più critico. Sebbene si registrino miglioramenti nel tempo, questi risultati confermano l’esistenza di un divario strutturale ancora irrisolto».
La maturità. I risultati delle prove all’ultimo anno della secondaria di secondo grado: l’italiano
La prova Invalsi di Italiano prevista per l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado intende rilevare quanto studenti e studentesse sono in grado di comprendere, interpretare e valutare testi scritti di diversa natura e complessità. A fronte di una media nazionale del 54,1%, il Nordovest ha un livello del 61,2%. Leggermente migliore è la situazione del Nordest (62,1%), ma sostanzialmente sovrapponibile. In questo caso va considerato il divario tra indirizzi di studio: gli istituti professionali si fermano al 20,3%, mente i licei classici, scienfitici e linguistici sono al 77,1%. Le regioni del Nordovest anche in questo caso rientrano nel gruppo dell’adeguatezza, ma ci sono diversi ma. Anche in questo caso il calo è comunque generalizzato: nei licei classici il risultato del 2018 era dell’87%, nei professionali del 28%. Il dato globale del Nordovest vedeva, nel 2018, il raggiungimento dei traguardi dell’apprendimento da parte di una platea del 76% degli studenti, circa 15 punti percentuali in più rispetto a ora.
L’ultimo anno della secondaria di secondo grado: la matematica
Anche per questo capitolo il discorso è molto simile: nel Nordovest si ha una percentuale di raggiungimento dei traguardi dell’apprendimento del 60%. A livello nazionale il dato è 52,1%. Anche in questo caso è necessario distinguere tra indirizzi di studio: nei licei scientifici la quota di superamento dei traguardi dell’apprendimento pari all’85,4%. Negli istituti professionali precipita al 19,6%. Anche per la matematica si nota un peggioramento nel corso del tempo: i licei scientifici nel 2018 avevano l’89% di positività, e i professionali il 26%. «La distribuzione dei risultati conferma la persistenza del tradizionale divario territoriale tra le aree settentrionali e quelle meridionali del Paese. Tuttavia, il recupero osservato negli ultimi anni appare relativamente più intenso proprio nelle macro-aree che avevano registrato i valori più bassi, suggerendo una parziale riduzione delle distanze territoriali. Resta comunque evidente come oltre cinque studenti/studentesse su dieci nel Mezzogiorno non raggiungano ancora il livello considerato adeguato, evidenziando la necessità di interventi capaci di sostenere in modo stabile gli apprendimenti e di contrastare le disuguaglianze educative tra territori».
Ma nel 2026 cala la dispersione scolastica
La rilevazione Invalsi di quest’anno, i cui risultati sono stati pubblicati di recente, a poche settimane dal termine delle lezioni, hanno coinvolto circa 8 milioni di studenti. Le prove somministrate sono, infatti, state 2,4 milioni in formato cartaceo, per le scuole primarie e secondarie di primo grado, mentre 5,6 milioni in formato digitale per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, divisi in 11.400 istituzioni scolastiche della Penisola. La situazione generale, nel merito dei traguardi dell’apprendimento delle materie, è illustrata qui sopra, e non è delle più rosee. Ma c’è un dato positivo, che è quello della diminuzione della dispersione scolastica. Per quanto riguarda il primo ciclo d’istruzione (quello che finisce con la terza classe della scuola secondaria di primo grado), nel 2019 il Nordovest aveva una percentuale di dispersione del 10,3%: nel 2026 la quota è scesa al 9,2%. E i dati sono ampiamente al di sotto della media nazionale, che nel 2019 era del 16,3% e quest’anno del 12,3%. La Valle d’Aosta ha i dati migliori dell’area (7,4%). E’ seguita dalla Lombardia (8,1%), dal Piemonte (11%) e dalla Liguria (12,8%).
Al termine del secondo ciclo d’istruzione, quello che viene tradizionalmente definito con l’esame di maturità, la situazione vede nel Nordovest un lieve aumento. Si è passati dal 2,7% del 2019 al 3% del 2026. Ma è comunque molto al di sotto della media nazionale, che per il 2026 si attesta al 6,3%. Anche in questo caso la Valle d’Aosta guida la situazione del 2026 con il 2,5%. Seguono Lombardia (2,6%), Piemonte (3,2%) e Liguria (4,6%). «A conclusione del secondo ciclo d’istruzione, i casi di dispersione scolastica implicita sono presenti in percentuale maggiore tra i ragazzi (7,8%, +3 punti percentuali rispetto alle ragazze) e sono poco meno del triplo tra coloro che hanno avuto almeno un anno di ritardo scolastico (13,7%). Nei licei se ne conta una quota più ridotta (2,6%) rispetto agli istituti tecnici (7,9%) e, soprattutto, agli istituti professionali (17,9%). Sono presenti a livello nazionale in una percentuale quasi doppia tra chi proviene da famiglie svantaggiate rispetto a coloro che appartengono a famiglie più avvantaggiate. Un dato che colpisce è quello relativo alla quota tra le prime (5,9%) e le seconde generazioni (5,1%) che risulta essere molto simile a quella dei loro compagni italiani (5,7%). Questa tendenza, che si conferma anche quest’anno, potrebbe essere ricondotta a un duplice fenomeno. Da un lato, studenti e studentesse con background migratorio presentano una maggiore probabilità di interrompere precocemente il percorso scolastico e quindi coloro che conseguono il diploma sembrano costituire un gruppo selezionato, caratterizzato da maggiori livelli di motivazione, perseveranza e resilienza», commentano gli autori del report del quale scriviamo in questo articolo.