«Il fenomeno dell’astensionismo, che nelle ultime elezioni regionali lombarde ha sfiorato il 60%, è una vera e propria emergenza democratica che, dopo anni di progressivo incremento, si è fatta nostro malgrado strutturale. Registrare il dato e lanciare l’allarme a ridosso delle elezioni non basta, e soprattutto non serve: occorre interrogarsi – prima della successiva tornata elettorale – sulle sue cause, e mettersi al lavoro per rimuoverle». Questo il punto di partenza che ha indotto l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia a promuovere lo studio “La Partecipazione Politica in Lombardia”, realizzato da Ipsos Doxa, come ha spiegato il consigliere segretario Jacopo Scandella (PD).
La ricerca analizza le dinamiche della partecipazione elettorale e dell’astensione, partendo dalla constatazione che in Lombardia il tasso di astensionismo è cresciuto dal 29,9% delle Politiche 2022 al 44,7% delle Europee 2024.
Emergono due principali forme di astensione. La prima è un’astensione legata all’insoddisfazione (28%), che affonda le sue radici nelle valutazioni negative della performance istituzionale, dei servizi pubblici e, più in generale, delle condizioni economiche e della qualità della vita. Questa forma di non voto cresce dove il giudizio sull’operato delle amministrazioni è critico. Alcuni, delusi dalla percepita incompetenza della classe politica, chiedono un ricambio generazionale e ideologico: per costoro, l’astensione è sostanzialmente una scelta per mandare un messaggio, anche se di fatto mantengono ancora un certo grado di interesse per la politica perché intravedono il potenziale per il cambiamento. Altri sono invece orientati a valutazioni non ideologiche: giudicano programmi, politiche e candidati in base all’efficacia. Se si astengono è perché l’offerta politica è giudicata inefficace rispetto ai temi per loro prioritari: si tratta di persone che hanno più spesso un livello di istruzione elevato, con alta partecipazione politica e attivismo civico.
La seconda macrocategoria di astenuti, più problematica, è quella dell’astensione disaffettiva (23%), che assume la forma di un distacco profondo e strutturato dalla politica. Questi cittadini tendono a ritirarsi completamente dal processo elettorale, come forma di protesta passiva. Sono generalmente critici nei confronti di tutte le parti politiche e manifestano una visione pessimista delle potenzialità del cambiamento sociale: si tratta principalmente di persone in difficoltà economica o ad alto livello di marginalità sociale, appartenenti per lo più alle classi centrali di età.
Accanto a queste due categorie principali, emergono forme secondarie di astensione: l’astensione di protesta, più diffusa in alcune aree non metropolitane (12%), quella legata al deficit informativo, che riguarda soprattutto i più giovani (11%), e infine un’astensione residuale di tipo pratico legata agli impedimenti logistici (7%).