Un Piemonte che resiste alle crisi internazionali, consolida la propria economia e registra risultati positivi in numerosi indicatori, ma che deve accelerare se vuole restare competitivo nel panorama europeo. E’ il quadro che emerge dalla Relazione annuale 2026 – Piemonte Economico Sociale dell’Ires Piemonte, che fotografa una regione solida ma alle prese con trasformazioni profonde destinate a segnarne il futuro.
Il primo dato riguarda la crescita economica. Nel 2025 il Pil regionale aumenta dello 0,4%, in linea con la media nazionale ma in netto rallentamento rispetto all’anno precedente. A sostenere l’economia sono soprattutto la domanda interna, i consumi delle famiglie (+1,3%) e la ripresa degli investimenti (+4,2%), mentre il reddito disponibile cresce dell’1,9%, rafforzando la capacità di spesa delle famiglie.
Export oltre i 61 miliardi
Il commercio internazionale si conferma uno dei principali punti di forza dell’economia piemontese. Le esportazioni raggiungono il valore record di 61,8 miliardi di euro (+2,7%), con un saldo commerciale positivo di 15,5 miliardi, superiore a quello di altre grandi regioni manifatturiere del Nord. A trainare l’export non sono più soltanto i comparti tradizionali. Se l’automotive continua a soffrire (-2,6%), insieme ai macchinari (-4,2%), a compensare sono l’agroalimentare (+7,7%), la metallurgia (+14,5%) e le altre manifatture, tra cui il comparto orafo, che registra incrementi superiori al 26%. L’agroalimentare si conferma tra i settori più dinamici. Per la prima volta l’intera filiera supera i 10 miliardi di euro di esportazioni, raggiungendo quota 10,2 miliardi (+8,9%) e confermando la crescente attrattività internazionale delle produzioni piemontesi.
Turismo, un altro anno da record
Prosegue anche la crescita del turismo. Nel 2025 il Piemonte supera i 6,7 milioni di visitatori, metà dei quali stranieri. Arrivi e presenze aumentano rispettivamente del 7,1% e del 7,5%, mentre l’indice di gradimento raggiunge 86,6 punti su 100, superiore alla media italiana. La montagna registra l’incremento più consistente delle presenze (+16,9%), mentre Langhe, Roero e Monferrato confermano il proprio ruolo di destinazioni di riferimento per l’enoturismo internazionale. Continua inoltre a crescere il mercato degli affitti brevi, ormai parte integrante dell’offerta ricettiva regionale.
Lavoro, cresce l’occupazione ma pesa la produttività
Il mercato del lavoro continua a migliorare. Nel 2025 gli occupati aumentano di circa 9 mila unità e, considerando il biennio 2024-2025, il Piemonte registra una delle migliori performance tra le regioni del Nord. La crescita riguarda però soprattutto i servizi e le costruzioni, comparti caratterizzati da una produttività mediamente inferiore rispetto all’industria manifatturiera. E’ questo il nodo evidenziato dagli analisti dell’Ires: non basta creare occupazione, occorre aumentare il valore aggiunto del lavoro. In questa direzione arrivano segnali incoraggianti dalle imprese innovative. Oltre 800 aziende hanno beneficiato di finanziamenti regionali e del Pnrr per investimenti in ricerca e sviluppo, mentre il comparto aerospaziale ha creato oltre 2 mila nuovi posti di lavoro qualificati in appena due anni.
Demografia, la sfida resta l’invecchiamento
La popolazione piemontese rimane sostanzialmente stabile, poco oltre i 4,25 milioni di residenti, grazie ai flussi migratori che compensano il continuo calo delle nascite. La speranza di vita raggiunge il massimo storico di 83,6 anni e migliorano anche gli indicatori relativi alla qualità della salute nella terza età. Crescono inoltre gli studenti universitari e gli iscritti agli ITS Academy, sempre più richiesti dalle imprese.Resta però il problema dello spopolamento delle aree interne. Più del 60% dei comuni piemontesi ha perso popolazione negli ultimi vent’anni, un fenomeno che mette sotto pressione i servizi pubblici, il welfare locale e la capacità di attrarre nuovi residenti.
Innovazione e sostenibilità
Secondo l’Ires il Piemonte mantiene una posizione di rilievo anche negli indicatori dell’Agenda Onu 2030. La regione si distingue nella ricerca, nell’innovazione, nella qualità del trattamento delle acque, nella presenza di verde urbano, nella rappresentanza femminile nelle amministrazioni locali e nell’efficienza della giustizia civile.
Permangono invece criticità nella tutela degli ecosistemi e nello sviluppo dell’agricoltura sostenibile, temi destinati ad assumere un peso crescente nelle politiche regionali dei prossimi anni.
La “Via Alta” per tornare a crescere
Il messaggio conclusivo della Relazione è chiaro: il Piemonte non attraversa una crisi economica, ma rischia un lento arretramento rispetto alle regioni europee più dinamiche. La competitività non può più basarsi esclusivamente sulle produzioni tradizionali, ma richiede investimenti continui in innovazione, digitalizzazione, formazione, infrastrutture e servizi ad alta intensità di conoscenza: è quella che l’Ires definisce la “Via Alta”: una strategia di sviluppo fondata sulla qualità del lavoro, sulla ricerca, sulla produttività e sul rafforzamento del legame tra università, imprese e istituzioni. La fotografia restituisce, dunque, l’immagine di un Piemonte resilientei. La sfida è trasformare questa resilienza in una crescita strutturale per tornare a essere protagonisti dello sviluppo.