di Micol Baronio
Un fischio, un ronzio, un sibilo continuo che accompagna le giornate e spesso anche le notti. Gli acufeni interessano circa il 10-15% della popolazione e, nei casi più importanti, compromettono sonno, concentrazione e qualità della vita.
Ma se gli esami dell’orecchio sono normali, da dove nasce quel rumore? È la domanda dalla quale ha preso forma il lavoro di Marco Romagnoli, medico specialista in Otorinolaringoiatria, Veronica Vismara, odontoiatra esperta nelle disfunzioni dell’apparato stomatognatico e dell’articolazione temporo-mandibolare, e di Fabio Abrate, osteopata specializzato nelle disfunzioni muscolo-scheletriche e miofasciali del distretto testa-collo. Insieme ad Antonio Busato hanno sviluppato un approccio multidisciplinare basato su un principio preciso: il sintomo non sempre nasce nell’organo che lo manifesta. Secondo gli specialisti, molti pazienti lamentano acufeni, dolore all’orecchio, cefalea, cervicalgia o dolori al volto pur senza alcuna patologia dell’orecchio. In questi casi il problema può essere una disfunzione, cioè un’alterazione del funzionamento di strutture che lavorano in stretta connessione tra loro. Tra queste c’è l’apparato stomatognatico, formato da mandibola, denti, articolazione temporo-mandibolare e muscoli della masticazione. Una masticazione scorretta, il bruxismo, il serramento dei denti o una disfunzione dell’ATM possono alterare l’equilibrio della muscolatura cervicale e delle fasce muscolari, provocando cefalee, dolori al viso, otalgie e, in alcuni casi, anche acufeni.
Allo stesso modo, tensioni miofasciali del collo possono influenzare i circuiti nervosi coinvolti nella percezione uditiva. Non è raro, infatti, che il rumore cambi intensità muovendo il collo o la mandibola: un segnale che può orientare verso un acufene somatosensoriale.
Il percorso inizia sempre con la visita dell’otorinolaringoiatra, che ha il compito di escludere patologie mediche o chirurgiche. Solo successivamente entrano in gioco l’odontoiatra, che valuta occlusione e articolazione temporo-mandibolare, e l’osteopata, che ricerca alterazioni della muscolatura, delle fasce e della postura.
Il valore aggiunto di questo metodo è la collaborazione continua tra specialisti. Non esiste un protocollo uguale per tutti: ogni paziente viene studiato nel suo insieme e la terapia viene costruita sulle cause individuate. Il trattamento può comprendere il riequilibrio dell’articolazione temporo-mandibolare, tecniche osteopatiche, terapia miofasciale e muscolo-scheletrica, con l’obiettivo di correggere la disfunzione che alimenta il sintomo.
Il messaggio degli esperti è chiaro: l’acufene non è una diagnosi, ma un sintomo. Individuarne l’origine rappresenta il passaggio decisivo. Quando il disturbo è legato a disfunzioni della mandibola, della muscolatura o del sistema miofasciale del collo, un approccio multidisciplinare può offrire a molti pazienti una concreta possibilità di spegnere quel rumore.