Lo studio della Fondazione Leone Moressa

Dagli immigrati 12,6 miliardi di euro di gettito Irpef

Lombardia prima per gettito, poi il Piemonte mentre in Liguria la manodopera sostiene porti e servizi.

Dagli immigrati 12,6 miliardi di euro di gettito Irpef

Oltre cinque milioni di contribuenti nati all’estero, quasi 88 miliardi di euro di redditi dichiarati e 12,6 miliardi di euro di Irpef versati allo Stato. E’ la fotografia scattata dalla Fondazione Leone Moressa sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che certifica come il contributo fiscale della popolazione immigrata abbia raggiunto il livello più elevato mai registrato in Italia. Rispetto al 2014 i contribuenti nati all’estero sono aumentati del 39,2%, mentre rispetto al periodo pre-pandemia la crescita è del 17,2%, fino a rappresentare oggi il 12% dell’intera platea dei contribuenti italiani.

Numeri che raccontano una trasformazione ormai strutturale del sistema economico nazionale e che assumono un peso ancora maggiore nel Nordovest, dove Lombardia, Piemonte e Liguria concentrano una parte rilevante della forza lavoro straniera impiegata nell’industria, nella logistica, nell’edilizia, nell’agricoltura, nella sanità, nel turismo e nei servizi alla persona.

Lombardia, il motore economico dell’immigrazione

E’ la Lombardia a rappresentare il principale baricentro economico dell’immigrazione italiana. La regione ospita la quota più consistente di contribuenti nati all’estero e registra anche i redditi medi più elevati della popolazione immigrata, superiori ai 18 mila euro annui, con un’Irpef media di circa 3.940 euro per contribuente, nettamente sopra la media nazionale di 3.310 euro. Il dato è strettamente collegato alla struttura economica lombarda. Le province di Milano, Brescia, Bergamo, Monza e Brianza e Varese continuano ad assorbire manodopera straniera qualificata e non qualificata in comparti che soffrono una cronica carenza di personale. Dalla manifattura alla logistica, passando per la sanità privata, l’assistenza familiare e la ristorazione, il lavoro degli immigrati rappresenta ormai una componente indispensabile del sistema produttivo regionale. L’elevato gettito fiscale dimostra inoltre come la partecipazione degli immigrati non riguardi soltanto il mercato del lavoro, ma contribuisca direttamente al finanziamento dei servizi pubblici e del welfare.

Piemonte, oltre un miliardo di euro di Irpef

Anche il Piemonte conferma il proprio ruolo tra le regioni dove il contributo fiscale dell’immigrazione assume una dimensione rilevante. Secondo lo studio della Fondazione Leone Moressa, nel 2025 (anno d’imposta 2024) i contribuenti nati all’estero sono oltre 400mila. Hanno dichiarato 7,152 miliardi di euro di redditi e versato 1,048 miliardi di euro di Irpef. Gli immigrati rappresentano il 12,4% dei contribuenti piemontesi. Il reddito medio dei contribuenti stranieri in Piemonte raggiunge i 18.500 euro, superiore alla media nazionale degli immigrati ma ancora distante dai 28.550 euro dichiarati mediamente dai contribuenti nati in Italia. Anche l’Irpef media resta inferiore rispetto agli italiani: 3.480 euro contro oltre 6.200 euro. Torino concentra quasi la metà dell’intera platea regionale, con circa 196.500 contribuenti immigrati che hanno prodotto oltre 3,6 miliardi di redditi dichiarati e versato circa 578 milioni di euro di Irpef. Seguono Cuneo, dove il settore agroalimentare continua a richiedere una forte presenza di lavoratori stranieri, quindi Alessandria e Novara, caratterizzate da importanti poli logistici e manifatturieri. Per un territorio interessato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente difficoltà di reperire personale, il contributo fiscale degli immigrati rappresenta una leva sempre più significativa per la sostenibilità economica.

Liguria, una presenza decisiva nei comparti strategici

In Liguria i numeri assoluti risultano più contenuti rispetto alle due grandi regioni confinanti, ma il ruolo economico della popolazione immigrata è altrettanto significativo. Genova, Savona, La Spezia e Imperia concentrano una presenza stabile di lavoratori stranieri impiegati nei porti, nella logistica, nella cantieristica navale, nell’edilizia, nel turismo, nella ristorazione e soprattutto nei servizi di assistenza agli anziani, settore destinato a crescere per effetto dell’invecchiamento della popolazione ligure. La struttura economica regionale rende infatti indispensabile il contributo della manodopera immigrata in numerose attività che incontrano sempre maggiori difficoltà nel reperire lavoratori italiani. Anche se il gettito fiscale regionale è inferiore rispetto a Lombardia e Piemonte, il peso economico degli immigrati risulta strategico per garantire continuità produttiva e servizi essenziali.

Redditi ancora più bassi degli italiani

Accanto alla crescita del gettito fiscale permane però un forte squilibrio reddituale. A livello nazionale un contribuente nato all’estero dichiara mediamente 17.670 euro all’anno, contro i 26.920 euro dei contribuenti nati in Italia. La conseguenza è un’Irpef media pari a 3.310 euro, circa la metà rispetto ai 6.100 euro versati dagli italiani. Inoltre, il 38,2% dei contribuenti immigrati dichiara meno di 10 mila euro annui, contro il 23,4% dei nati in Italia. Il divario riflette una diversa collocazione nel mercato del lavoro: gli immigrati sono ancora fortemente concentrati nelle occupazioni manuali, stagionali o a bassa qualificazione, pur garantendo il funzionamento di intere filiere produttive.

Una risorsa per i conti pubblici

Lo studio della Fondazione Leone Moressa conferma quindi una dinamica ormai consolidata: mentre il Paese affronta il calo demografico e la progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa, aumenta il contributo fiscale dei cittadini nati all’estero. Per Lombardia, Piemonte e Liguria il fenomeno assume un valore ancora più rilevante. Qui si concentra una parte consistente dell’apparato produttivo italiano e la disponibilità di manodopera immigrata rappresenta un elemento fondamentale per la competitività delle imprese, la tenuta dei servizi e la sostenibilità delle entrate fiscali. L’analisi evidenzia così un dato destinato ad alimentare il dibattito sulle politiche del lavoro e dell’immigrazione: pur percependo redditi medi inferiori rispetto agli italiani, gli immigrati contribuiscono in misura crescente alle casse dello Stato, sostenendo il sistema fiscale e il finanziamento del welfare nazionale.