25° rapporto

Il Nordovest è l’asse strategico delle medie imprese italiane

Lombardia baricentro produttivo, Piemonte tecnologico e Liguria hub logistico: le nostre regioni si confermano colonna portante della manifattura italiana.

Il Nordovest è l’asse strategico delle medie imprese italiane

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza Artificiale. 

Il Nordovest continua a occupare una posizione centrale nella geografia industriale italiana. Lombardia, Piemonte e Liguria, insieme alla Valle d’Aosta, concentrano il 38,6% delle medie imprese manifatturiere nazionali, un valore che conferma la persistenza di un asse produttivo storicamente dominante e ancora oggi decisivo per la competitività del Paese. Una fotografia scattata dal 25º Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’area studi di Mediobanca, il Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.

La Lombardia si conferma il fulcro del sistema. Con il 28,6% delle medie imprese industriali italiane, la regione mantiene una leadership netta, sostenuta da un tessuto produttivo estremamente diversificato e da una forte integrazione tra industria, servizi avanzati e infrastrutture logistiche. Qui la crescita dimensionale delle imprese appare più strutturale che episodica: molte aziende hanno superato nel tempo la soglia della piccola dimensione senza perdere controllo familiare o radicamento territoriale, rafforzando un modello imprenditoriale che coniuga stabilità e apertura internazionale.

Il Piemonte, insieme alla Valle d’Aosta, rappresenta il secondo polo del Nordovest con il 9,1% delle medie imprese industriali. Il suo profilo è quello di un’area a forte specializzazione tecnologica, dove la meccanica avanzata, l’automotive e l’aerospazio restano i pilastri del sistema produttivo. Torino continua a esercitare un ruolo di traino, ma il quadro complessivo evidenzia una densità di medie imprese inferiore rispetto ad altre regioni del Nord, segnale di un potenziale ancora non pienamente espresso in termini di crescita dimensionale e attrazione di nuovi investimenti industriali.
La Liguria, pur con numeri più contenuti, svolge una funzione strategica difficile da misurare solo in termini quantitativi. Il sistema regionale si regge infatti su un equilibrio tra industria, logistica e infrastrutture portuali. Genova, in particolare, rappresenta uno snodo fondamentale per i traffici commerciali del Mediterraneo e per l’export del Nordovest. La cantieristica navale, la meccanica e la blue economy definiscono un profilo produttivo altamente specializzato, in cui il valore non risiede tanto nella quantità delle imprese quanto nella loro funzione di connessione tra produzione e mercati globali.

Nel complesso, le medie imprese del Nordovest hanno attraversato un decennio complesso ma sostanzialmente positivo. Tra il 2015 e il 2024 le vendite sono cresciute del 43,8%, un dato che riflette la capacità del sistema di assorbire shock profondi come la pandemia e la successiva crisi energetica, senza perdere competitività strutturale. Il 2020 ha segnato una brusca contrazione, seguita da un rimbalzo particolarmente intenso nel biennio successivo, mentre il 2023 e il 2024 hanno riportato il sistema su una traiettoria più moderata, segno di una fase di normalizzazione dopo anni eccezionali.

A trainare la crescita rimane la meccanica, che si conferma il principale comparto delle medie imprese italiane, seguita dall’alimentare e dal chimico-farmaceutico. Nel Nordovest questi settori trovano una delle loro espressioni più mature, grazie alla presenza di filiere complete che integrano progettazione, produzione e distribuzione, con un’elevata propensione all’export e una crescente intensità tecnologica. In molti casi, le imprese realizzano una quota rilevante del fatturato all’estero, confermando un posizionamento ormai stabilmente internazionale. Accanto alla dinamica industriale, il rapporto evidenzia una condizione finanziaria complessivamente solida. Le medie imprese italiane presentano livelli elevati di patrimonializzazione, un’esposizione bancaria ancora predominante ma sotto controllo e una redditività che, pur ridimensionata rispetto ai picchi post-pandemici, resta superiore ai livelli pre-Covid. Il sistema mostra quindi una capacità di generare valore stabile, sostenuta da una gestione prudente della leva finanziaria e da un progressivo rafforzamento del capitale proprio.

Questa solidità, tuttavia, si confronta con un contesto sempre più complesso. Le imprese devono fare i conti con l’aumento dei costi produttivi, la difficoltà crescente nel reperire competenze tecniche, la pressione competitiva internazionale e la necessità di accelerare gli investimenti in innovazione e sostenibilità. La transizione energetica e digitale si impone come fattore discriminante per la sopravvivenza competitiva delle imprese di fascia media. In questo scenario, Lombardia, Piemonte e Liguria restano i tre pilastri su cui si regge gran parte della manifattura italiana. La Lombardia garantisce scala e diversificazione, il Piemonte specializzazione tecnologica, la Liguria connessione logistica e apertura internazionale. E’ proprio dall’integrazione di queste tre funzioni che passa la capacità del Nordovest di mantenere il proprio ruolo di area guida dell’industria italiana nei prossimi anni, in un contesto globale sempre più selettivo.

In un contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità, il 73,9% delle medie imprese segnala un aumento dell’incertezza sulle prospettive di business. I principali fattori di rischio sono la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche (53,8%). Coerentemente, il 41% delle Mid-Cap prevede tra il 2026 e il 2028 investimenti in tecnologie Net-Zero, a conferma di una progressiva transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Il modello competitivo delle medie imprese si basa sempre più su leve immateriali e adattive. E’ quanto spiega il 25º Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’area studi di Mediobanca, il Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.

La flessibilità e la personalizzazione dell’offerta rappresentano il principale fattore di vantaggio (65,8%), seguite da reputazione e notorietà del brand (53,4%) e dalla qualità dei prodotti, spesso associata a capacità di premium pricing (46%). Rilevanti anche le competenze del personale (42,4%) e il know-how tecnologico (34,7%), mentre risultano meno decisive leve tradizionali come prezzo (21,8%) e rete distributiva (13,2%). Nonostante il contesto sfidante, le imprese hanno dimostrato una buona capacità di tenuta: il 66,2% ha preservato redditività e margini nell’ultimo biennio, il 41,5% ha rafforzato il proprio brand e il 38,1% ha ampliato l’offerta. Nel periodo 2015-2024 la creazione media di valore si è attestata a 7,8 mila euro per addetto, evidenziando una resilienza superiore rispetto ad altri segmenti dimensionali. La crescente esposizione ai mercati globali (con l’85% delle imprese attivo su import ed export) amplifica tuttavia i rischi, in particolare sui costi di approvvigionamento, attesi in aumento per sei imprese su dieci. Ne derivano strategie difensive come incremento delle scorte (18,9%) e riorganizzazione delle catene di fornitura (12,6%). In questo scenario, le medie imprese confermano un equilibrio tra adattamento e solidità: la capacità di reagire all’incertezza si fonda su qualità, marca e flessibilità organizzativa, elementi sempre più centrali per competere in un contesto globale instabile e selettivo.