I dati

Crisi da sovraindebitamento in Lombardia: la regione chiede aiuto

L'analisi della Camera arbitrale di Milano.

Crisi da sovraindebitamento in Lombardia: la regione chiede aiuto

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza Artificiale. 

Il sovraindebitamento continua a crescere in Lombardia e, insieme ai numeri delle procedure giudiziali, aumentano anche le richieste di sostegno da parte di famiglie che non riescono più a sostenere il peso dei debiti. La fotografia emerge dai dati della Camera Arbitrale di Milano e dall’esperienza dei servizi della Diocesi di Milano. Se da un lato cresce il ricorso agli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, dall’altro i centri di ascolto registrano un numero sempre maggiore di persone che chiedono aiuto prima che la situazione diventi irreversibile. Nel 2025 l’Organismo di composizione della crisi della Camera Arbitrale di Milano ha ricevuto 360 domande di accesso alle procedure di sovraindebitamento, contro le 298 dell’anno precedente. Si tratta di un incremento del 21%, che conferma una tendenza ormai consolidata: dal 2017, anno di avvio del servizio, le richieste complessive hanno raggiunto quota 1.985. Il fenomeno interessa l’intero territorio lombardo, anche se con intensità differenti. Monza Brianza si conferma la provincia con il maggior numero di domande, pari a 80, seguita da Milano con 61. Numeri significativi si registrano anche a Lodi, dove le istanze sono state 49, a Como con 44, a Lecco con 39 e a Pavia con 32. Seguono Busto Arsizio con 22 pratiche, Cremona con 17 e Varese con 16, a testimonianza di una diffusione capillare della crisi economica sul territorio regionale.

A rivolgersi agli organismi di composizione della crisi sono soprattutto i consumatori, che rappresentano il 56% delle richieste. Nel 2025 le domande presentate da cittadini e famiglie sono state 203, con una crescita del 18,7% rispetto all’anno precedente. Anche il comparto produttivo continua però a mostrare segnali di difficoltà: le istanze provenienti da piccoli imprenditori, ex imprenditori e ditte individuali sono salite a 157, registrando un incremento del 24%. La procedura maggiormente utilizzata resta la liquidazione controllata, scelta in circa il 72% dei casi. Più contenuto il ricorso all’esdebitazione dell’incapiente, che rappresenta il 17% delle pratiche, mentre la ristrutturazione dei debiti del consumatore si attesta intorno al 7% e il concordato minore al 4%. Un dato significativo riguarda l’efficacia degli strumenti previsti dalla normativa: il 95% dei piani presentati viene infatti omologato dai tribunali e il tempo medio necessario per completare l’intera procedura è di circa diciotto mesi.

Dietro questi numeri, tuttavia, si nasconde una realtà ancora più ampia. Molte persone arrivano agli strumenti previsti dalla legge soltanto dopo aver attraversato un lungo periodo di difficoltà economiche. E’ proprio questa fase che viene intercettata dai servizi della Diocesi di Milano e dalla rete Caritas, che negli ultimi anni hanno registrato un sensibile aumento delle richieste di aiuto legate ai debiti. Gli operatori raccontano di famiglie che, pur disponendo di un reddito, non riescono più a sostenere il costo dell’abitazione, delle bollette, dei finanziamenti e delle spese quotidiane. A cambiare è anche il profilo di chi chiede sostegno: non si tratta più soltanto di persone già in condizioni di grave marginalità, ma sempre più spesso di lavoratori dipendenti, pensionati e nuclei familiari appartenenti al ceto medio, messi in difficoltà da aumento del costo della vita e riduzione del potere d’acquisto.

Le cause del sovraindebitamento sono molteplici e raramente dipendono da una gestione irresponsabile del denaro. Più frequentemente sono il risultato di eventi imprevisti, come la perdita del lavoro, una separazione, una malattia o un improvviso calo del reddito, ai quali negli ultimi anni si sono aggiunti gli effetti dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse sui mutui e sui prestiti. In questo contesto, la crescita delle procedure di composizione della crisi può essere letta anche come un segnale positivo: come sottolinea la Camera Arbitrale di Milano, aumenta infatti la conoscenza degli strumenti messi a disposizione dalla legge. Allo stesso tempo, l’esperienza della Diocesi di Milano conferma l’importanza di una rete territoriale capace di intercettare tempestivamente le situazioni di fragilità, offrendo ascolto, consulenza e orientamento.