Un bambino di due anni che esplora una sala espositiva, una persona cieca che desidera conoscere un’opera in autonomia, un genitore alla ricerca di uno spazio dove allattare. Sono situazioni quotidiane che raccontano meglio di qualsiasi statistica il significato dell’accessibilità culturale. Ed è proprio da qui che parte la prima mappatura sistematica dell’accessibilità museale promossa da Fondazione Cariplo. L’indagine, realizzata da Abbonamento Musei, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e dalla museologa Maria Chiara Ciaccheri, ha coinvolto 255 musei, pari al 76% delle istituzioni invitate. Un dato che testimonia l’interesse del settore verso un tema sempre più centrale: rendere la cultura realmente accessibile a tutti. Presentati alla Triennale di Milano durante il convegno «Il museo che accoglie: scenari e sfide dell’accessibilità nei luoghi della cultura», i risultati offrono una fotografia dettagliata dello stato dell’arte e rappresentano il punto di partenza per future politiche di inclusione dedicate sia alla prima infanzia sia alle persone con disabilità.
Geografia dell’indagine
La geografia della partecipazione riflette la distribuzione del patrimonio museale dell’area coinvolta. Il peso maggiore è rappresentato dalla Lombardia, con la Città metropolitana di Milano che da sola raccoglie il 25,1% del campione. Seguono Brescia con il 16,9%, Bergamo e Mantova entrambe con l’11%. Numeri che confermano la centralità lombarda nel panorama culturale del Nord Italia, ma che raccontano anche un sistema composto prevalentemente da realtà di piccole e medie dimensioni. Il 72% dei musei coinvolti non supera infatti i 30 mila visitatori annui, mentre oltre la metà dispone di un organico composto da non più di cinque persone. Un elemento che aiuta a comprendere molte delle criticità emerse: accessibilità significa spesso investimenti, formazione e personale dedicato, risorse non sempre disponibili soprattutto nelle strutture più piccole. La ricerca allarga però lo sguardo oltre i confini lombardi, coinvolgendo anche Novara e il Verbano Cusio Ossola. Due territori che, pur con una densità museale inferiore rispetto alle grandi aree metropolitane lombarde, rappresentano una componente importante del sistema culturale del Nordovest. L’inclusione delle due province piemontesi consente infatti di leggere il tema dell’accessibilità in contesti molto diversi tra loro: dalle grandi istituzioni urbane ai musei civici, dalle residenze storiche ai siti archeologici, fino alle realtà diffuse nei centri minori e nelle aree turistiche dei laghi e della montagna. Proprio in questi contesti, caratterizzati spesso da strutture di dimensioni ridotte ma fortemente radicate nel territorio, emerge uno dei risultati più interessanti della ricerca: la dimensione del museo non è necessariamente un limite. Quasi un piccolo museo su tre risulta infatti tra quelli più avanzati sul tema dell’accessibilità, dimostrando come la qualità della progettazione possa compensare la scarsità di risorse.
Bambini piccoli ancora poco considerati
Uno dei focus dell’indagine riguarda la prima infanzia. Se le attività dedicate ai bambini risultano ormai diffuse, spazi e servizi restano spesso insufficienti. Solo il 34% dei musei dispone di aree dedicate ai passeggini e meno della metà è dotata di fasciatoi. Ancora più limitata la presenza di segnaletica pensata per i più piccoli, allestimenti alla loro altezza o strumenti tattili che favoriscano l’interazione. Significativo il dato relativo alla fascia 0-3 anni: appena il 26% dei musei la considera un pubblico prioritario, contro il 59% che riconosce come target i bambini tra i 4 e i 6 anni.
Disabilità, bene le barriere architettoniche ma serve più autonomia
Anche sul fronte della disabilità emerge un quadro fatto di luci e ombre. Le soluzioni più diffuse sono quelle legate all’accessibilità fisica: il 77,3% dei musei dispone di servizi igienici accessibili e oltre sei strutture su dieci garantiscono percorsi privi di barriere. Più difficile risulta invece garantire l’autonomia completa della visita. Le mappe tattili sono assenti in quasi l’80% dei musei, oltre la metà non dispone di strumenti multisensoriali e quasi un museo su due non utilizza didascalie in linguaggio semplificato. Secondo gli autori della ricerca, il passaggio decisivo consiste nel superare una visione dell’accessibilità limitata agli obblighi normativi per trasformarla in un principio che orienti l’intera esperienza di visita, dall’allestimento alla comunicazione.
La carenza di risorse resta il principale ostacolo
Sia in Lombardia sia nelle province piemontesi coinvolte emerge con chiarezza un problema comune: la disponibilità economica. La mancanza di fondi è indicata come il principale ostacolo allo sviluppo di nuove soluzioni accessibili dal 64,8% dei musei per quanto riguarda la disabilità e dall’80% per le iniziative dedicate all’infanzia. Per questo la ricerca rappresenta anche uno strumento operativo per orientare i prossimi investimenti di Fondazione Cariplo. Le due Sfide di Mandato, «Anita. L’infanzia prima» e «Destinazione autonomia», mettono infatti in campo 40 milioni di euro e prevedono nei prossimi mesi un bando dedicato ai musei.