Rapporto Anvur 2026

Crescita delle università nel Nordovest il traino più forte del Paese

Restano le sfide legate a calo demografico, competizione internazionale e Pnrr.

Crescita delle università nel Nordovest il traino più forte del Paese

L’università italiana cresce, recupera gli effetti della crisi pandemica e rafforza la propria capacità di attrazione, ma il futuro dipenderà dalla risposta a tre questioni decisive: il calo demografico, la competizione internazionale e la capacità di consolidare gli investimenti del Pnrr. E’ questa la fotografia scattata dal Rapporto Anvur 2026 sul sistema della formazione superiore e della ricerca, che offre un quadro complessivamente positivo, ma invita a non sottovalutare le criticità strutturali.

I dati confermano l’espansione del sistema. Nell’anno accademico 2024-2025 gli iscritti agli atenei italiani hanno raggiunto quota 2.050.112, con una crescita del 16,9% rispetto al periodo pre-pandemia. Aumenta anche il personale docente (+20,9%), mentre gli studenti internazionali rappresentano oggi il 5,4% del totale. Sul fronte del diritto allo studio si registra un risultato senza precedenti: il 97,7% degli studenti idonei beneficia di una borsa di studio. Sono indicatori che testimoniano una maggiore capacità del sistema di rispondere alla domanda di formazione superiore, anche grazie alle risorse straordinarie mobilitate negli ultimi anni. All’interno di questo scenario, il Nordovest si conferma una delle aree più solide del Paese. Piemonte, Lombardia e Liguria concentrano alcuni dei principali atenei italiani e un sistema della ricerca fortemente integrato con il tessuto produttivo. Non si tratta soltanto di un primato quantitativo: la forza dell’area risiede nella capacità di attrarre studenti, generare ricerca e trasferire innovazione alle imprese.

Il dato più interessante riguarda il Piemonte, che emerge come una delle regioni più attrattive d’Italia per gli studenti provenienti da altre aree del Paese. Secondo il Rapporto, il 16,5% degli immatricolati arriva da fuori regione, una quota nettamente superiore a quella registrata in Lombardia (7,1%) e in Liguria (7,6%). E’ un indicatore significativo perché misura la capacità competitiva di un sistema universitario: non fotografa soltanto il numero degli iscritti, ma la sua forza nel convincere gli studenti a trasferirsi per seguire uno specifico percorso formativo. Il risultato piemontese è il frutto di un ecosistema costruito nel tempo. L’Università di Torino e il Politecnico di Torino hanno sviluppato un rapporto sempre più stretto con il sistema industriale regionale, in particolare nei comparti dell’automotive, dell’aerospazio, della manifattura avanzata, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie per la salute. La presenza di grandi gruppi industriali, centri di ricerca, incubatori e poli di innovazione crea un ambiente favorevole sia alla formazione sia al trasferimento tecnologico, aumentando l’attrattività del territorio.

La Lombardia mantiene invece la leadership nazionale sotto il profilo dimensionale e della capacità di produrre ricerca. Il sistema universitario lombardo beneficia della presenza di numerosi atenei, di un’elevata concentrazione di imprese innovative e di una crescente internazionalizzazione dell’offerta formativa. Milano rappresenta il principale polo italiano dell’alta formazione, con un numero sempre maggiore di corsi in lingua inglese e collaborazioni con università straniere, aziende e centri di ricerca. Il dato della mobilità in ingresso, pari al 7,1%, non ridimensiona questo ruolo: la regione dispone infatti del più ampio bacino di studenti residenti e assorbe soprattutto una domanda interna molto elevata, mantenendo al contempo un’importante capacità di attrazione nazionale e internazionale.

La Liguria presenta caratteristiche differenti ma altrettanto interessanti. Il suo sistema universitario è più contenuto nelle dimensioni, ma altamente specializzato. L’Università di Genova concentra competenze riconosciute a livello internazionale nella robotica, nelle tecnologie del mare, nell’ingegneria navale, nella logistica e nelle scienze biomediche. Anche la capacità di attrarre studenti provenienti da altre regioni, pari al 7,6%, dimostra che la qualità dell’offerta può compensare una minore dimensione del sistema.

Il Rapporto evidenzia inoltre come il Nordovest funzioni sempre più come un’unica area della conoscenza. I flussi di mobilità tra Piemonte, Lombardia e Liguria sono intensi e riflettono una crescente integrazione tra gli atenei, il sistema della ricerca e il mercato del lavoro. La prossimità geografica, le infrastrutture di collegamento e la complementarità delle specializzazioni favoriscono una circolazione di studenti, ricercatori e competenze che rappresenta uno dei principali punti di forza dell’area.

Accanto agli elementi positivi emergono però alcune criticità. La prima riguarda il calo demografico, destinato a ridurre il numero dei potenziali immatricolati nel prossimo decennio. La seconda è la competizione internazionale: sebbene gli studenti stranieri siano in crescita, la loro incidenza sul totale resta inferiore a quella registrata nei principali sistemi universitari europei. La terza riguarda il consolidamento degli investimenti del Pnrr. Molte delle infrastrutture, dei laboratori e dei programmi di ricerca avviati negli ultimi anni dovranno trovare forme di finanziamento stabili per evitare che gli effetti positivi si esauriscano con la conclusione del Piano.

Per il Nordovest la sfida non consiste soltanto nel mantenere la leadership nazionale, ma nel rafforzare la propria posizione nello spazio europeo della ricerca e dell’innovazione. Piemonte, Lombardia e Liguria dispongono di università riconosciute, di un sistema produttivo dinamico e di competenze scientifiche di alto livello. La vera partita si giocherà sulla capacità di attrarre talenti, investimenti e imprese ad alta intensità di conoscenza, trasformando la crescita quantitativa registrata negli ultimi anni in un vantaggio competitivo stabile.

Il Rapporto Anvur suggerisce che le basi ci sono. La crescita degli iscritti, il rafforzamento del personale docente, l’ampliamento del diritto allo studio e la capacità attrattiva di molti atenei indicano un sistema in evoluzione. Ma, come ricorda la stessa Agenzia, la qualità della formazione superiore non si misura soltanto nei numeri: dipende dalla capacità di creare conoscenza, innovazione e opportunità di sviluppo per i territori. Sotto questo profilo, il Nordovest continua a rappresentare uno dei laboratori più avanzati del Paese.