La geografia della movida italiana sta cambiando e il Nordovest ne rappresenta uno dei laboratori più significativi. Il rapporto Fipe «Pubblici esercizi e movida», realizzato insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, evidenzia come tra il 2015 e il 2025 il settore della ristorazione abbia vissuto una profonda trasformazione: aumentano i ristoranti, si moltiplicano le formule di take away, mentre continua la contrazione dei bar, che a livello nazionale perdono oltre il 18% delle attività.
Lombardia, Piemonte e Liguria mostrano dinamiche differenti ma accomunate dalla necessità di trovare un nuovo equilibrio tra sviluppo economico, turismo e qualità della vita dei residenti.
Lombardia: Milano cresce, ma il territorio rallenta
La Lombardia presenta segnali contrastanti. Da un lato Milano continua a rafforzare la propria attrattività, con una densità di 5,8 pubblici esercizi ogni mille abitanti, superiore alla media nazionale di 4,5. Quartieri simbolo come Porta Venezia registrano un incremento del 23,8% delle attività, trainato soprattutto dalla ristorazione tradizionale (+53,2%) e dal take away (+32%). Al tempo stesso emergono difficoltà in altri capoluoghi lombardi. Varese (-10,4%), Sondrio (-11,1%), Mantova (-19,1%) e Pavia (-15,7%) figurano tra le città italiane che hanno perso più pubblici esercizi nell’ultimo decennio, segnale di una trasformazione che non riguarda solo le grandi metropoli ma interessa anche i centri medi.
Piemonte: Torino tiene, ma Novara e Vercelli arretrano
Anche il Piemonte vive una fase di profondo riassetto. Torino mantiene una buona dotazione di esercizi, con 5,2 attività ogni mille abitanti, confermandosi una delle principali città italiane per offerta di ristorazione. Diversa la situazione in altri capoluoghi della regione. Novara registra una diminuzione del 13,2% dei pubblici esercizi, mentre Vercelli perde l’11,3%, dati che collocano entrambe tra le città con le contrazioni più marcate del Paese. Un segnale che riflette le difficoltà dei centri urbani meno turistici, chiamati a confrontarsi con nuovi modelli di consumo e con una domanda sempre più orientata verso esperienze di ristorazione piuttosto che verso il tradizionale bar di quartiere.
Liguria: La Spezia cresce, ma cambia la composizione dell’offerta
La Liguria presenta invece un quadro più dinamico grazie soprattutto a La Spezia, che registra una crescita del 10,1% dei pubblici esercizi tra il 2015 e il 2025, collocandosi tra le migliori performance nazionali. Il dato è trainato in particolare dal centro storico, dove le attività aumentano del 30,6%, mentre nelle aree esterne si osserva una lieve flessione. Un andamento che conferma come il turismo e la valorizzazione dei centri storici continuino a rappresentare un importante motore di sviluppo per molte città italiane.
La sfida della movida
Dietro ai numeri emerge un fenomeno più ampio: la trasformazione della movida urbana. Secondo Fipe, nei 125 principali comuni italiani il numero complessivo dei pubblici esercizi rimane sostanzialmente stabile (-1%), ma la crescita si concentra nei centri storici (+0,5%), mentre le aree periferiche perdono attività (-1,8%). Parallelamente cambia la composizione dell’offerta: aumentano i ristoranti con servizio (+16,9% nei grandi comuni), crescono i locali dedicati all’asporto e diminuiscono in modo consistente i bar (-18%). Una trasformazione che alimenta il confronto sulla gestione degli spazi urbani. Il rapporto ricorda come la normativa nazionale consenta ai Comuni di programmare nuove aperture nelle aree più sensibili, limitandole quando sussistano motivi di sostenibilità ambientale, vivibilità, mobilità e tutela dei residenti. Anche il tema dei dehors divide l’opinione pubblica: oltre il 70% degli italiani li considera un elemento positivo perché crea socialità e riqualifica gli spazi urbani, mentre circa un terzo teme ripercussioni sulla viabilità, sul rumore e sulla qualità della vita.
Un settore che cambia volto
Nel complesso, Lombardia, Piemonte e Liguria confermano come il futuro della movida non coincida semplicemente con un maggior numero di locali, ma con una loro diversa distribuzione e funzione. Il bar tradizionale lascia progressivamente spazio a una ristorazione più strutturata, mentre i centri storici diventano sempre più il fulcro della vita sociale ed economica delle città. La sfida per le amministrazioni sarà accompagnare questa evoluzione con strumenti di programmazione capaci di conciliare crescita economica, attrattività turistica e tutela della vivibilità urbana, evitando che il successo della movida si trasformi in un fattore di conflitto con chi quei quartieri li vive ogni giorno.