La relazione della Commissione di vigilanza

Fondi pensione nel Nordovest la maggior diffusione di adesioni a fondi complementari

Le medie regionali vedono la Lombardia in testa nel Nordovest, con 3.710 euro di media e un tasso di partecipazione del 44,1%. Segue il Piemonte con 3.090 euro di contributi pro capite versati in media e un tasso di partecipazione del 41,5%. Troviamo poi la Liguria, con 2.790 euro e un tasso del 38,7% e infine la Valle d’Aosta, con 2.510 euro ma un tasso di partecipazione superiore a tutti gli altri: 49,3%.

Fondi pensione nel Nordovest la maggior diffusione di adesioni a fondi complementari

E’ nel Lecchese che si conta la più alta diffusione di adesioni a fondi pensione complementari, ma Milano segna la media più alta di contribuzione. Secondo quanto rilevato dalla consueta relazione annuale stilata dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la provincia di Lecco è quella con la maggior diffusione di adesioni (il tasso di partecipazione è del 55,1%), con una media di contribuzione pari a 3.530 euro nell’anno. La contribuzione più elevata si registra nel Milanese, dove raggiunge quota 4.604 euro pro capite nonostante il tasso di partecipazione sia solo del 42%.
L’unica altra provincia tra quelle del Nordovest dove il tasso di partecipazione supera la metà della popolazione residente è quella di Bergamo (51,8%), dove la media di contribuzione raggiunge i 3.230 euro. I livelli contributivi più bassi si registrano nell’Imperiese, dove nel 2025 hanno raggiunto una media di 2.060 euro. Le medie regionali vedono la Lombardia in testa nel Nordovest, con 3.710 euro di media e un tasso di partecipazione del 44,1%. Segue il Piemonte con 3.090 euro di contributi pro capite versati in media e un tasso di partecipazione del 41,5%. Troviamo poi la Liguria, con 2.790 euro e un tasso del 38,7% e infine la Valle d’Aosta, con 2.510 euro ma un tasso di partecipazione superiore a tutti gli altri: 49,3%.

«Le forme pensionistiche complementari operanti nel sistema alla fine del 2025 – spiegano dalla Commissione di vigilanza – sono 273, così suddivise: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 71 piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP) cosiddetti “nuovi” e 131 fondi preesistenti. Questi ultimi si compongono di 96 fondi autonomi, ossia provvisti di soggettività giuridica, e 35 fondi interni, ossia costituiti dalle aziende (tipicamente del settore bancario o assicurativo) a favore dei propri dipendenti sotto forma di poste contabili di bilancio».

Il dato è in continua diminuzione: nel 1999 le forme pensionistiche operanti nel sistema erano ben 739.

Aumenta il numero di iscritti a fondi negoziali e aperti

Per fondi negoziali e aperti l’ultimo anno è stato molto positivo: infatti, hanno visto aumentare il numero dei propri iscritti con un tasso di crescita superiore a quello medio del quinquennio precedente. In calo i fondi PIP nuovi. «Le principali caratteristiche socio-demografiche degli iscritti restano confermate: prevalgono gli uomini (61,2%), localizzati nelle regioni settentrionali (57,3%) e appartenenti alle fasce di età centrali ovvero più anziane (45,5% nella classe 35-54 anni; 33,7% in quella con almeno 55 anni di età). La classe di età più giovane (fino a 34 anni) pesa per il 20,8% sul totale degli iscritti; pur attestandosi su una quota inferiore rispetto alle fasce più anziane, essa registra comunque una crescita di 3,3 punti rispetto al 17,5% del 2020. All’interno di questa componente, gli aderenti con meno di 20 anni di età sono saliti dal 2,3% del 2020 al 3% del 2025: si tratta di 311.000 individui, di cui 251.000 nelle forme di mercato; soltanto 33.000 sono nei fondi negoziali. L’età media degli iscritti è di 46,9 anni (46,4 cinque anni prima), sostanzialmente allineata tra uomini e donne. È più alta nei fondi preesistenti (50,3 anni) e più bassa nei fondi aperti (44,3 anni). In particolare, è in questi ultimi che si registra la maggiore presenza di iscritti con meno di 20 anni di età: il 7,1% del totale».