I dati dell'Inps

Ci sono sempre meno lavoratori domestici: la continua flessione

Nel Nordovest sono il 30,7% del totale nazionale.

Ci sono sempre meno lavoratori domestici: la continua flessione

L’area del Nordovest, con il 30,7% del totale nazionale, è quella con la quota più elevata di lavoratori domestici. E’ quanto emerso da un convegno svoltosi a Roma, nella sede Inps, organizzato con Nuova collaborazione, l’associazione dei datori di lavoro domestico. Il punto della situazione ha riguardato il 2025: la regione con il maggior numero di lavoratori domestici è ancora la Lombardia, con 156.316 individui. Seguono Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. In queste 4 regioni si concentra circa la metà del totale nazionale di lavoratori domestici. Il dato generale però cala rispetto agli anni precedenti:

«Nel 2025 – si legge nel report dell’Inps – i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono stati 804.464, in flessione per il quarto anno consecutivo (-2,3% rispetto al 2024). Dopo gli incrementi registrati nel biennio 2020-2021, dovuti alla regolarizzazione spontanea legata al lockdown e al decreto sull’emersione di rapporti di lavoro irregolari (D.L. n. 34 del 19/05/2020 – decreto “Rilancio”), si registra tra il 2021 e il 2025 una perdita di circa 173mila lavoratori».

La Lombardia ha il primo posto in classifica anche per quanto riguarda i lavoratori domestici stranieri: sono in tutto 125mila. Seguono nel podio il Lazio, dove i lavoratori stranieri sono 91mila, e l’Emilia Romagna (55mila). Queste 3 regioni cuba l’80% dei lavoratori stranieri presenti su tutto il territorio nazionale.

La flessione dei lavoratori stranieri nel triennio 2023-2025 è stata del -4%. Quella dei lavoratori italiani è di poco superiore (-5%). La variazione dei lavoratori del 2025 rispetto al 2024 è per gli italiani del -3,7%, per i lavoratori stranieri del -1,6%. La maggior parte degli stranieri impiegati nel settore provengono dall’Europa dell’Est (269.098, il 33,5% del totale). Seguono gli italiani (250.368 unità, il 31.1%), quelli provenienti dal Sud America (9%) e dalle Filippine (7,5%). La classe d’età media più frequente è quella degli over 60 (27,2% del totale). Segue la fascia d’età compresa tra 55 e 59 anni (18,8%), mentre solo ,’1,6% ha un’età inferiore ai 26 anni.

«I dati Istat – ha detto Marialuisa Gnecchi, Consigliere di Amministrazione dell’Inps che ha partecipato all’incontro di Roma – ci mostrano che ancora oggi le donne dedicano alla famiglia 4 ore e 44 minuti al giorno, mentre gli uomini 2 ore e 6 minuti. Il ruolo femminile nelle famiglie italiane è, quindi, ancora preponderante rispetto a quello maschile ed è ovvio che per le donne questo tempo dedicato all’accudimento impatta in modo significativo, sia sulla vita professionale che sulla pensione. Assistiamo inoltre, ancora oggi, ad una marginalizzazione del lavoro domestico: si fa fatica a trovare donne disponibili ad essere regolarizzate come colf, un po’ più facile regolarizzare le badanti, nonostante ci sia, per motivi demografici, un evidente aumento della necessità di assistenza familiare. Un segnale di svolta nella valorizzazione del lavoro familiare e della necessità di aiutare le famiglie è stata l’iniziativa di istituire l’Assegno Unico Universale, con l’intenzione di universalizzare a tutti i nuclei familiari».