Sarà che i mercati finanziari stanno attraversando una fase particolarmente complessa con un’inflazione che non scende e il costo del denaro che sale. Saranno le domande sempre più crescenti sul rischio di una bolla legata all’Intelligenza artificiale visti i prezzi a cui sono arrivate certe società. Sta di fatto che l’interesse verso i titoli di Stato, le obbligazioni societarie e i fondi comuni gestiti da esperti è sempre maggiore.
Non che sia mai calato visti i dati forniti nei giorni scorsi da Assogestioni. Secondo l’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni in Italia, curato dall’Ufficio Studi dell’associazione, a fine 2025 erano 12,4 milioni gli italiani che hanno investito in fondi comuni, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente, per un tasso di partecipazione rapportato all’intera popolazione salito in un anno dal 19,7% al 21%. Il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto quota 679 miliardi euro (erano 608 nel 2024), con un investimento medio di 55.000 euro. Un importo che tuttavia varia in base alla tipologia di prodotto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (37.000 euro), più alto per i sottoscrittori di fondi esteri.
La distribuzione geografica dei sottoscrittori
Anche in questo caso il Nordovest è protagonista. Dai dati dell’Osservatorio di Assogestioni risulta evidente come i sottoscrittori risiedano soprattutto proprio nel Nordovest (il 38% del totale). A livello regionale, la classifica basata sul tasso di partecipazione vede sul podio l’Emilia-Romagna (33,1%), seguita dal Piemonte (29,7%) e dalla Lombardia (29,2%), e prima ai piedi del podio la Liguria (27,5%); mentre quella basata sull’investimento medio colloca al primo posto la Lombardia (63.214 euro), seguita da Liguria (61.853 euro) e Lazio (60.018 euro), con quarta e quinta rispettivamente Valle d’Aosta (58.554 euro) e Piemonte (57.456 euro). A livello di aree geografiche, l’investimento medio del Nordovest è superiore a tutte le altre aree del Paese e raggiunge i 61mila euro a fronte di una media nazionale di 55mila euro. Guidano il ranking dell’investimento complessivo per regione la Lombardia (186 miliardi di euro), l’Emilia-Romagna (83,3 miliardi di euro) e il Piemonte (72,5 miliardi di euro).
L’identikit del sottoscrittore
La platea dei sottoscrittori è quasi equamente distribuita tra uomini (53%) e donne (47%), con un gap di soli 6 punti percentuali che continua a stringersi. Nel 2005 le donne investitrici in fondi erano il 42% e nel 1996 il 34%.
L’età media del sottoscrittore italiano è di 61 anni, con le generazioni di Boomers, Silent e Greatest Generation che rappresentano il 52% del totale. Segue la Generazione X con il 30%, un dato che conferma una sovra-rappresentazione rispetto al totale dei residenti della stessa età. Generazione Z e Millennials oggi rappresentano il 18%, con un incremento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. Dall’analisi per fasce d’età emerge che la distribuzione dei sottoscrittori è invecchiata nel tempo: nel 1996 l’età media era di 50 anni, ma soprattutto all’epoca gli investitori over 65 erano il 17% del totale, mentre oggi sono il 40%. Negli anni si è verificata una progressiva concentrazione degli investitori nelle classi di età più elevate.
Non per nulla i nuovi sottoscrittori sono sempre più giovani: l’analisi sui nuovi ingressi mostra che ben 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune di investimento per la prima volta nel corso del 2025. Tra questi, un terzo (32%) ha meno di 45 anni.
Per quanto riguarda l’asset allocation, cioè come i sottoscrittori decidono di distribuire il loro portafoglio d’investimento tra le diverse categorie di attività, come azioni, obbligazioni e liquidità, si evidenzia una propensione molto forte per gli investimenti obbligazionari (56%), seguita dalle azioni (38%). Nei fondi italiani dominano le obbligazioni (70%), mentre nei fondi esteri, solitamente acquistati da una clientela più sofisticata, cresce il peso delle azioni che diventano prevalenti nei fondi cross-border (57%). n ogni caso va sottolineato come vi sia un progressivo spostamento verso fondi più prudenti lungo il ciclo di vita: la quota di fondi azionari scende dal 30% tra i giovani al 20% nelle fasce più anziane, mentre obbligazioni e liquidità salgono fino al 44%.