I consigli

La nuova frontiera della rigenerazione

Epigenetica e cartilagini, il parere del professor Pier Mario Biava.

La nuova frontiera della rigenerazione

di Micol Baronio

Il grande cambio di prospettiva nella medicina nasce da un concetto semplice ma rivoluzionario: il DNA, da solo, non basta a spiegare la vita. A sostenerlo è il professor Pier Mario Biava, medico e ricercatore tra i pionieri dell’epigenetica. Secondo lui, il codice genetico è come il disco rigido di un computer: contiene informazioni, ma non sa cosa fare se non riceve un programma. Quel programma è rappresentato dai fattori epigenetici, capaci di accendere o spegnere i geni e di orientare il comportamento delle cellule.
Da questa visione nasce anche l’interesse per la rigenerazione dei tessuti, in particolare delle cartilagini articolari. Il professor Biava spiega che non si tratta di trapiantare cellule staminali, ma di fornire al corpo un’informazione biologica capace di stimolare i suoi stessi processi di riparazione. È una differenza fondamentale: non si aggiunge qualcosa dall’esterno in modo artificiale, ma si cerca di riattivare un linguaggio naturale che l’organismo conosce già.
Il problema della cartilagine è particolarmente complesso perché si tratta di un tessuto poco vascolarizzato. Questo significa che le sostanze utili alla riparazione arrivano con difficoltà proprio dove servirebbero di più.
In passato, ricorda Biava, per veicolare i fattori rigenerativi nelle articolazioni era necessario utilizzare tecnologie specifiche, come il laser molecolare. La nuova ricerca ha, invece, lavorato sull’idea di rendere questo processo più accessibile, attraverso fattori in grado di agire in modo mirato sulla qualità della cartilagine.
Il punto centrale, secondo Biava, è che non basta “aggiungere collagene”. Con l’età, i traumi e l’usura articolare, il collagene può deteriorarsi, irrigidirsi, cristallizzare e diventare fonte di dolore e infiammazione. Prima di ricostruire, quindi, bisogna favorire una sorta di pulizia biologica: rimuovere ciò che non funziona più e poi sostenere la formazione di un tessuto più sano. Qui entra in gioco l’approccio epigenetico.
I fattori differenziativi studiati da Biava vengono descritti come segnali capaci di attivare vie biologiche coinvolte nella regolazione dell’infiammazione e nella riorganizzazione dei tessuti. L’obiettivo non è coprire il sintomo, ma dialogare con la cellula, aiutandola a ritrovare un comportamento più ordinato.
Il consiglio che emerge è chiaro: chi soffre di dolori articolari, rigidità, artrosi iniziale o perdita di flessibilità non dovrebbe limitarsi a spegnere il dolore. Occorre chiedersi che cosa stia accadendo nella cartilagine, quanto il tessuto sia ancora vitale e come sostenere i processi naturali di riparazione. Per Biava, la rigenerazione non è una semplice promessa anti-età, ma un cambio di paradigma: passare dalla logica della sostituzione alla logica dell’informazione. Il corpo non va solo “riparato” come una macchina consumata; va aiutato a ricordare il proprio codice originario di equilibrio, differenziazione e vita.