I suggerimenti di Vassiliki Tziveli*

L’altra faccia dell’estate

*mental coach e giornalista.

L’altra faccia dell’estate

di Vassiliki Tziveli*

L’estate viene spesso raccontata come la stagione della libertà, delle vacanze e della spensieratezza. Le immagini che scorrono sui social mostrano spiagge affollate, tramonti perfetti, sorrisi e momenti da condividere. Eppure esiste un’altra estate, molto più silenziosa, che raramente trova spazio nei racconti collettivi. E’ l’estate di chi resta, di chi non parte per motivi economici, di chi lavora mentre gli altri sono in vacanza, di chi affronta un periodo difficile, una separazione, una perdita o semplicemente una fase della vita in cui sente di non avere la stessa energia degli altri. È l’estate degli adolescenti che, terminata la scuola, si ritrovano improvvisamente senza punti di riferimento quotidiani ed è quella delle persone anziane che vedono le città svuotarsi e le giornate allungarsi, spesso accompagnate da poche occasioni di incontro.
Quando i ritmi rallentano, ciò che durante l’anno rimane nascosto sotto il peso degli impegni emerge con maggiore forza. Le preoccupazioni, le fragilità, le domande irrisolte e persino la solitudine trovano più spazio per farsi sentire. Molte persone vivono questo periodo con un disagio difficile da spiegare e si sentono quasi in colpa per non essere felici come “dovrebbero”. La società, infatti, ci trasmette continuamente l’idea che l’estate debba essere necessariamente sinonimo di felicità e leggerezza. Quando la nostra esperienza personale non coincide con questa immagine, rischiamo di sentirci fuori posto.
Eppure non esiste un modo giusto di vivere l’estate. Non tutti desiderano grandi viaggi o giornate perfette. A volte ciò che serve davvero è fermarsi, rallentare e concedersi il permesso di ascoltarsi. La solitudine stessa, spesso considerata esclusivamente come qualcosa di negativo, può assumere significati diversi. Esiste una solitudine che fa soffrire e nasce dalla mancanza di relazioni autentiche, ma esiste anche una solitudine scelta, che può diventare uno spazio prezioso di riflessione, crescita e consapevolezza. È nel silenzio che molte persone ritrovano idee dimenticate, passioni accantonate e sogni lasciati in sospeso.
Per gli adolescenti, ad esempio, l’estate può rappresentare un’occasione importante per conoscersi meglio. Senza la pressione della scuola, possono dedicare tempo alle proprie passioni, alle amicizie autentiche e alla scoperta di ciò che li fa stare bene davvero. Anche per gli adulti può diventare un’opportunità per interrogarsi su ciò che conta e sulla direzione che desiderano dare alla propria vita. Naturalmente non bisogna idealizzare il silenzio. Quando la sofferenza diventa troppo intensa, chiedere aiuto resta un atto di coraggio. Parlare con una persona fidata, condividere le proprie emozioni o rivolgersi a un professionista può fare una grande differenza.
Forse il vero significato dell’estate non è quello di essere sempre felici. Forse è quello di concederci il tempo di essere autentici, di accogliere ciò che proviamo senza giudicarlo perché, in fondo, non sempre cresciamo nei periodi più rumorosi della nostra vita. A volte le trasformazioni più profonde iniziano proprio quando tutto rallenta e troviamo il coraggio di ascoltare quella voce che, durante il resto dell’anno, resta coperta dal frastuono del mondo.

*mental coach e giornalista