Dalle “terre ballerine” di Montaldo Dora alle Rocche del Tanaro, dai fossili del Pliocene in Valle Botto nell’Astigiano alla caldera del supervulcano della Valsesia: il patrimonio geologico del Piemonte è accessibile on-line attraverso il nuovo Geoportale dei geositi. Realizzato da Regione, Arpa Piemonte e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, lo strumento digitale mette a disposizione le mappe interattive e le schede informative del Catasto regionale dei 53 geositi regionali finora censiti.
Avviamoci alla scoperta di alcuni di questi.
Le “Terre Ballerine” di Montalto Dora
Rappresentano uno dei fenomeni naturali più curiosi e affascinanti del Piemonte. Si tratta di un’area paludosa, oggi parte di una riserva naturale, dove il terreno appare solido ma in realtà è formato da uno strato di vegetazione galleggiante sopra acqua e torba. Il nome deriva dalla particolare sensazione che si prova camminandoci sopra: il suolo oscilla leggermente sotto i passi, come se “ballasse”. Questo effetto è dovuto alla presenza di tappeti vegetali flottanti che si sono formati nel tempo su antichi bacini lacustri, creando un ecosistema fragile e unico. Situate nel territorio di Montalto Dora, le Terre Ballerine sono un’area protetta e visitata da escursionisti, famiglie e scuole, interessati a scoprire da vicino un ambiente naturale raro e ricco di biodiversità. Oltre al fascino paesaggistico, il sito ha anche un importante valore scientifico: rappresenta infatti un esempio di come gli ecosistemi umidi possano evolversi nel tempo, mantenendo un equilibrio delicato tra acqua, vegetazione e fauna. Il comune di Montalto Dora nel 1999 ha creato il percorso naturalistico «Alla ricerca del lago Coniglio», che compie un anello intorno al lago Pistono e si addentra nelle Terre ballerine, costeggiando il parco di Villa Casana, dove è presente un Cedro dell’Atlante di quasi 200 anni il cui tronco supera i 6,65 metri di circonferenza.
Le Rocche del Tanaro
Nel cuore del Roero, tra boschi, vigneti e borghi arroccati sulle colline, si estende uno dei fenomeni geologici più affascinanti del Piemonte: le Rocche del Roero. Queste profonde incisioni nel terreno rappresentano l’elemento distintivo del paesaggio locale e costituiscono il fulcro dell’attività dell’Ecomuseo. La loro origine risale a circa 250mila anni fa, quando il fiume Tanaro modificò il proprio corso a seguito di un importante fenomeno erosivo. I corsi d’acqua secondari iniziarono a scavare i terreni sabbiosi del Roero, creando spettacolari gole, pareti ripide e calanchi che ancora oggi caratterizzano l’area. Le Rocche non sono soltanto una testimonianza della storia geologica del territorio, ma costituiscono anche un ecosistema di grande valore naturalistico. In pochi centinaia di metri convivono microclimi differenti, che favoriscono una straordinaria biodiversità vegetale e animale. Le pareti sabbiose conservano inoltre numerose testimonianze del passato marino della zona, come fossili di conchiglie, pesci e ricci di mare. Per valorizzare questo patrimonio naturale e culturale, l’Ecomuseo delle Rocche del Roero ha sviluppato una rete di sentieri tematici percorribili a piedi o in mountain bike. I percorsi, distribuiti tra gli otto comuni che compongono l’ecomuseo, permettono di esplorare il territorio in modo sostenibile, attraversando boschi, vigneti, castelli e punti panoramici affacciati sulle spettacolari voragini delle Rocche. L’Ecomuseo, istituito dalla Regione Piemonte nel 2003, si configura come un vero e proprio museo a cielo aperto. Non custodisce soltanto reperti o collezioni, ma tutela e racconta il paesaggio, la memoria delle comunità locali, le tradizioni rurali e l’identità culturale del Roero. Attraverso attività didattiche, escursioni guidate e percorsi di scoperta, contribuisce a far conoscere un territorio unico, dove natura e storia si intrecciano in modo indissolubile.
I fossili del Pliocene in Valle Botto
La Valle Botto rappresenta uno dei luoghi più significativi del Piemonte per lo studio dei fossili marini del Pliocene. Circa 5-2 milioni di anni fa, infatti, l’intero Bacino Astigiano era occupato da un vasto golfo marino che si estendeva fino ai piedi delle Alpi. I sedimenti depositati sul fondo di questo antico mare hanno conservato una straordinaria quantità di testimonianze fossili. Negli affioramenti di Valle Botto emergono soprattutto conchiglie di molluschi marini perfettamente conservate, spesso ancora integre dopo milioni di anni. Questi resti appartenevano a organismi che vivevano sui fondali sabbiosi e permettono oggi ai paleontologi di ricostruire le condizioni ambientali, la profondità delle acque e le variazioni climatiche che caratterizzarono il Pliocene. La ricchezza e l’eccezionale stato di conservazione dei fossili hanno reso Valle Botto un sito di interesse internazionale. Oggi il sito è dotato di percorsi didattici e affioramenti attrezzati che permettono ai visitatori di avvicinarsi alla paleontologia sul campo. Camminare tra le colline di Valle Botto significa quindi compiere un viaggio nel tempo alla scoperta di un’epoca in cui al posto dei vigneti e dei boschi si estendeva un mare ricco di vita.
Il supervulcano della Valsesia
Nel cuore delle Alpi piemontesi si trova uno dei siti geologici più straordinari: il supervulcano della Valsesia. Non si tratta di un vulcano attivo, ma del fossile di un gigantesco sistema vulcanico che eruttò circa 290 milioni di anni fa, in un’epoca in cui i continenti erano ancora riuniti nella Pangea. Le sue eruzioni furono talmente imponenti da generare una vasta caldera, una depressione formatasi in seguito al collasso della camera magmatica. Qui è possibile osservare ciò che normalmente rimane nascosto sotto i vulcani. Geologi e vulcanologi possono studiare rocce che un tempo si trovavano fino a 25-30 chilometri sotto il vulcano, un caso considerato unico a livello mondiale. L’area del Supervulcano si estende tra Balmuccia e Prato Sesia e comprende numerosi geositi di grande interesse scientifico. Oltre alla ricerca scientifica, il territorio offre percorsi geoturistici, visite guidate e attività divulgative che consentono ai visitatori di comprendere i processi che modellano il nostro pianeta.