L'inchiesta sulle energie rinnovabili

Energie rinnovabili in Piemonte si accelera, ma la strada per il 2030 è ancora lunga

L'intervista all'assessore piemontese Matteo Marnati: «Il futuro passa da fotovoltaico e Cer».

Energie rinnovabili in Piemonte si accelera, ma la strada per il 2030 è ancora lunga

Rinnovabili: a che punto è la Regione Piemonte? A illustrare il quadro complessivo è l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati.

«Gli obiettivi assegnati al Piemonte per le energie rinnovabili prevedono 5 GW circa di potenza di impianti di nuova costruzione entrati in esercizio dal 1º gennaio 2021 fino al 31 dicembre 2030: oggi la Regione è in linea con gli obiettivi fissati su base annuale, ma per il raggiungimento dell’obiettivo al 2030 dovranno ancora essere installati oltre 3 GW di impianti. La sfida principale è definire strumenti normativi e sistemi di regole che possano orientare lo sviluppo delle energie rinnovabili secondo un principio di neutralità tecnologica e di diversificazione delle fonti, pur consapevoli che la fonte solare rappresenta, a oggi, la principale opportunità. E’ importante anche favorire l’utilizzo di terreni già antropizzati o compromessi e potenziare l’installazione delle rinnovabili sulle coperture. Il punto di partenza è un dato rassicurante: i consumi energetici continuano a scendere, il che segnala un sistema regionale più leggero dal punto di vista energetico. Se guardiamo alla struttura dei consumi, il quadro è chiaro: il settore civile pesa quasi la metà dei fabbisogni, seguito da trasporti e industria. E soprattutto resta dominante il gas naturale. Qui che si gioca una partita decisiva: la transizione non è solo produrre energia rinnovabile, ma cambiare profondamente il modo in cui la consumiamo, soprattutto per gli edifici e per il calore».

E sul lato della produzione?

«I segnali sono più dinamici. Nel 2024 il Piemonte ha prodotto più energia elettrica della sua domanda interna. Circa metà di questa energia (46%) è stata prodotta da fonti rinnovabili, principalmente idroelettrico e fotovoltaico. Il Piemonte è dotato di una buona capacità produttiva, efficiente, se paragonata al resto del Paese; ma anche per la generazione elettrica la quota parte prodotta con centrali termoelettriche alimentate a gas naturale è rilevante. Negli ultimi anni tale componente è stata anche del 70%, in annualità di estrema siccità come il 2022. Il Piemonte è un esportatore netto di elettricità: un dato spesso sottovalutato, che racconta una regione già oggi protagonista nel sistema energetico nazionale. Ed è qui che si apre una riflessione più ampia».

Quale?

«Il futuro energetico del Piemonte non sarà definito solo dalla riduzione dei consumi, ma anche dalla loro trasformazione. Pensiamo, ad esempio, ai data center. Sono infrastrutture sempre più centrali nell’economia digitale e, allo stesso tempo, grandi consumatori di suolo e di energia elettrica, in modo continuo e concentrato. Se oggi il Piemonte vede consumi stabili o in calo, domani potrebbe trovarsi di fronte a nuovi carichi rilevanti, legati proprio alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale».

Il Piemonte si trova, dunque, in una fase di transizione energetica?

«Sì. I consumi stanno diminuendo, anche se non si può ancora dire che questo calo sia dovuto completamente a un miglioramento dell’efficienza energetica. Parallelamente, le fonti rinnovabili stanno continuando a crescere e a rafforzare il loro ruolo. Allo stesso tempo, si osserva un miglioramento del sistema elettrico, che diventa sempre più moderno e sostenibile, mentre il comparto termico procede con maggiore lentezza e rimane ancora più indietro rispetto agli altri settori. La vera domanda, allora, non è solo “dove va il Piemonte” ma come vuole arrivarci».

Come, dunque?

«Integrando nuove grandi domande energetiche, come quelle dei data center, in una strategia rinnovabile; sviluppando il fotovoltaico in modo compatibile con il territorio, anche attraverso l’agrivoltaico; accelerando sull’efficienza, soprattutto nel settore civile».

Quali sono le strategie messe in campo dalla Regione per favorire la transizione?

«La Regione ha già messo in campo un insieme articolato di strumenti, politiche e risorse che stanno contribuendo in modo concreto. Un primo elemento centrale è rappresentato dalla programmazione dei fondi europei, in particolare il Programma Regionale Fesr, che dedica una quota significativa (circa 250 milioni di euro) agli interventi in materia di energia. Queste risorse stanno sostenendo sia la diffusione delle fonti rinnovabili sia, soprattutto, interventi di efficienza energetica, che restano la leva più immediata e meno costosa per ridurre i consumi e le emissioni. Un ambito prioritario è quello della riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Attraverso iniziative specifiche, la regione sta supportando comuni ed enti locali nell’efficientamento di scuole, edifici amministrativi, impianti sportivi, ospedali e strutture pubbliche. Accanto agli edifici pubblici, un’altra linea di intervento riguarda il supporto al settore privato, dove la fa da padrone il sostegno agli impianti a fonte rinnovabile a servizio delle imprese. Il settore privato è aiutato anche attraverso strumenti di accompagnamento come gli sportelli energia. Queste iniziative svolgono una funzione fondamentale: rendere accessibili informazioni, incentivi e soluzioni tecniche a cittadini e imprese, riducendo una delle principali barriere alla transizione, che è quella informativa e organizzativa».

Oltre agli strumenti finanziari e ai progetti?

«La pianificazione. La transizione energetica non può essere lasciata alla somma di iniziative individuali. Richiede una visione territoriale, capace di orientare gli investimenti e di gestire i conflitti. In questo senso, il lavoro sulle aree idonee e sulle zone di accelerazione per lo sviluppo delle rinnovabili è cruciale: il Piemonte sta per approvare la legge regionale che individua ulteriori aree idonee rispetto alla normativa nazionale e uno strumento di pianificazione che definisce, tra le aree idonee, quelle di ulteriore accelerazione per la realizzazione degli impianti a fonte rinnovabile. Allo stesso modo, sarà sempre più importante integrare nella pianificazione anche le nuove infrastrutture energetiche e digitali, come i data center. Nonostante i progressi, restano alcune sfide strutturali».

Quali?

«La prima è quella dell’integrazione. Efficienza, rinnovabili, reti, nuovi consumi: sono tutti pezzi di un unico sistema. Senza un coordinamento forte, il rischio è di procedere per compartimenti separati. La seconda è la scala. Gli interventi attivati sono spesso efficaci, ma ancora troppo frammentati rispetto alla dimensione della sfida. Servono salti di scala, soprattutto nel fotovoltaico e nella riqualificazione del patrimonio edilizio. La terza è la velocità. Le complessità amministrative, finora legate a una normativa in continua, e spesso contrastante, evoluzione con le conseguenti incertezze e differenziate interpretazioni, e le difficoltà di accesso agli incentivi possono rallentare la transizione».

Comunità energetiche: quanto sono importanti? Quali obiettivi?

«Le Comunità Energetiche Rinnovabili favoriscono modelli di produzione e consumo più decentralizzati e partecipativi. Le Cer rappresentano un tassello importante perché consentono di combinare produzione distribuita, autoconsumo e partecipazione attiva dei cittadini. Non risolveranno da sole il fabbisogno energetico regionale, ma contribuiscono a costruire un sistema più resiliente, inclusivo e radicato nei territori. Il Piemonte si distingue a livello nazionale per numero di configurazioni di autoconsumo, e la potenza installata e incentivata al servizio delle comunità energetiche risulta essere circa il 21% di tutta la potenza nazionale, al primo posto tra le regioni. Il tasso di crescita delle installazioni e delle configurazioni in Piemonte è, infatti, aumentato in modo più che proporzionale rispetto al resto del Paese. La Regione Piemonte ha assunto un ruolo di rilievo nella promozione e nel sostegno delle Cer, intervenendo tramite diversi strumenti istituzionali: svolgendo attività di coordinamento territoriale e monitoraggio dello stato di avanzamento dei progetti di Cer, favorendo la creazione di reti regionali, organizzando momenti di informazione, condivisione dei risultati e diffusione delle migliori pratiche, interloquendo con gli stakeholder istituzionali nazionali (come Arera, Gse, Mise e distributori di energia) per creare condizioni abilitanti allo sviluppo dei progetti Cer, supportando candidature e l’accesso a finanziamenti europei. Questi interventi si inseriscono in una cornice normativa e politica organica: il Piemonte è tra le regioni italiane più attive nello sviluppo delle Cer, con un elevato numero di comunità attive (circa 570 configurazioni Cacer che coinvolgono circa 8.200 clienti e installano impianti per circa 80 MW di potenza) e un quadro legislativo innovativo ora rafforzato da una nuova legge regionale sulle energie rinnovabili e l’autoconsumo. La nuova legge sostiene la realizzazione delle Cer sul territorio montano e promuove la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici».