La Lombardia è il maggior produttore di energia idroelettrica, che «tra le rinnovabili è la più importante perché programmabile», spiega Massimo Sertori, assessore lombardo agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica.
«Mentre il fotovoltaico e l’eolico producono quando ci sono sole e vento, le batterie per l’idroelettrico sono i bacini di accumulo dell’acqua e quindi ci sono sempre, e possono produrre quando si vuole».
L’idroelettrico lombardo rappresenta il 25% della produzione nazionale, considerato che in tutta Italia è pari al 30% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
«Quindi un ruolo fondamentale e strategico per tutto il Paese – sottolinea Sertori – Per questo come Regione Lombardia abbiamo lavorato molto, ad esempio sulle riassegnazioni delle concessioni che erano bloccate da 20 anni, incidendo ovviamente negativamente sugli investimenti. Nel 2018 è stata varata una legge ispirata da noi che ha regionalizzato la gestione dell’idroelettrico, questo ci ha permesso di aumentare i canoni di concessione e garantire anche energia gratuita alle province. Stiamo lavorando sulle nuove assegnazioni, stimando investimenti per 15 miliardi di euro da parte dei privati: questo potrebbe garantire tra il 3 e il 5% di maggiore produzione di energia, senza costruire nuove dighe».
Per quanto riguarda il fotovoltaico e agrivoltaico, aggiunge l’assessore regionale lombardo,
«tenendo conto che in Lombardia l’eolico non è efficace perché non c’è abbastanza vento, abbiamo dei target nazionali dovuti al recepimento delle indicazioni europee, dentro il processo di decarbonizzazione e riduzione di CO2 con l’aumento della produzione da fonti rinnovabili. Il Governo ha poi ripartito tra le regioni le quote di incremento entro il 2030. Alla Lombardia è stato attribuito un incremento dell’8,7% di Gigawatt e quindi abbiamo fatto una legge, quella sulle Aree idonee, che ha cercato di trovare un giusto equilibrio tra la necessità di incrementare la produzione di energia pulita e quello di preservare i territori agricoli, ricordando che la Lombardia è la prima regione per produzione agricola. Non possiamo sostituire tutte le aree agricole dove si producono Dop e Doc con pannelli solari, serve un giusto equilibrio e crediamo di esserci riusciti».
La normativa italiana prevede delle procedure semplificate per gli impianti fotovoltaici e agrivoltaici,
«dando precedenza a tetti e luoghi dismessi, ma per raggiungere gli obiettivi fissati non sono sufficienti – specifica Sertori -. Così nelle aree con sufficiente distanza da strade e centri abitati ci sono queste aree semplificate perla realizzazione degli impianti. Noi abbiamo fatto una simulazione per la Lombardia: 200mila ettari di territorio disponibili, tenendo conto che si tratta di investimenti privati ipotizziamo l’utilizzo di un 10%, quindi 20mila ettari. Così abbiamo fatto al Governo alcune proposte di modifica della legge nazionale insieme a Veneto e Piemonte, e poi abbiamo fatto la legge regionale dentro i limiti che la norma nazionale ci permetteva, ad esempio sui limiti della superficie agricola utile, preservando agricoltura e autonomia dei Comuni».
Equilibrio quindi la parola d’ordine:
«Così possiamo raggiungere i target di produzione rinnovabile e anche una maggiore autonomia energetica, senza compromettere un settore così strategico come l’agricoltura. Poi fra due anni faremo un monitoraggio per verificare se stiamo procedendo bene o se dobbiamo eventualmente modificare i limiti introdotti, ma dalle nostre simulazioni così dovremmo raggiungere gli obiettivi fissati».
Ma le rinnovabili non bastano a sostituire l’energia prodotta da fonti fossili, come il gas. L’obiettivo è quindi trovare altre soluzioni, e per Sertori certamente il futuro vede l’utilizzo di energia nucleare di nuova generazione, ma per questo ci vorranno ancora 8-10 anni.