Nel 2023, l’Italia ha registrato una delle più alte densità di medici dell’Unione europea, con 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media Ue.
Ma questo non vale per i medici di famiglia, di cui abbiamo, appunto, una forte carenza: mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta di oltre l’1% all’anno nell’ultimo decennio, la densità dei medici di medicina generale è diminuita di circa il 13% nello stesso periodo ha sottolineato il rapporto dell’Ocse “Profilo della Sanità 2025: Italia”. Al punto che per sopperire a questa carenza, diverse regioni hanno introdotto misure temporanee di mitigazione, come l’aumento dell’età pensionabile a 72 anni e l’impiego di medici ospedalieri in contesti comunitari. E già abbiamo un elevato numero di medici in età avanzata visto che, nel 2023, il 68% dei medici di base in attività si era laureato più di 27 anni prima.
Ma perché la professione del medico di medicina generale, anni fa molto ambita, oggi è molto meno attraente?
«Il calo di attrattiva della medicina generale riflette i disincentivi di lunga data presenti sia nei percorsi formativi che in quelli occupazionali – è la risposta del rapporto dell’Ocse – A differenza di altre specializzazioni, la formazione dei medici di base è tradizionalmente erogata attraverso programmi regionali extrauniversitari che offrono condizioni meno favorevoli rispetto alla formazione specialistica universitaria, come borse di studio inferiori di circa il 50% e un elevato carico di lavoro amministrativo che limita il tempo dedicato alla pratica clinica. L’aumento significativo dei posti per la formazione specialistica universitaria ha probabilmente creato un effetto di sostituzione, spingendo i laureati a scegliere sempre più spesso altri settori».
Un altro ostacolo strutturale, dice l’Ocse, è rappresentato dalla mancanza di equivalenza formale tra il diploma di MMG e le lauree di specializzazione universitaria. Su questo punto, però, sono in fase di approvazione in Parlamento delle riforme legislative che mirano a risolvere il problema, riconoscendo la formazione degli MMG come una scuola di specializzazione formale e allineandola ad altre specializzazioni, attraverso una formazione più strutturata, una retribuzione più adeguata per i tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi sanitari locali.