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Disabilità a scuola, nel Nordovest mancano gli insegnanti di sostegno

Il Nordovest sotto pressione perché aumentano gli studenti che ne hanno bisogno.

Disabilità a scuola, nel Nordovest mancano gli insegnanti di sostegno

Sull’inclusione scolastica il Nordovest è sotto pressione: più studenti con disabilità, ma mancano insegnanti specializzati. E’ il quadro che emerge dal nuovo rapporto Istat sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità nell’anno scolastico 2024-2025, che fotografa un sistema in espansione, chiamato a rispondere a una domanda crescente di supporto educativo, assistenza specialistica e continuità didattica. Una sfida che riguarda in modo particolare Lombardia, Piemonte e Liguria, territori in cui la crescita degli alunni certificati si accompagna a una persistente difficoltà nel reperire personale qualificato. A livello nazionale gli studenti con disabilità hanno raggiunto quota 377mila, pari al 4,8% della popolazione scolastica. Dieci anni fa erano il 2,6%. In un decennio il numero è quasi raddoppiato. Solo nell’ultimo anno gli alunni sono aumentati di circa 18 mila unità (+5%). Dietro questa crescita non vi è soltanto un aumento delle condizioni certificate, ma anche una maggiore capacità diagnostica, una crescente sensibilità delle famiglie e una apertura del sistema scolastico ordinario verso modelli di inclusione più strutturati.

Lombardia: la regione con la maggiore pressione

La Lombardia rappresenta il principale banco di prova dell’inclusione scolastica italiana. Con la più alta popolazione studentesca del Paese, concentra anche una quota significativa degli alunni con disabilità. Il problema principale non riguarda tanto il numero delle risorse disponibili quanto la loro stabilità. Secondo l’Istat, proprio nelle regioni del Nord si registra la maggiore presenza di insegnanti di sostegno privi di specializzazione: il 32% contro una media nazionale del 22% e appena l’11% nel Mezzogiorno. Si tratta di decine di migliaia di docenti curricolari utilizzati per coprire posti vacanti a causa della carenza di personale formato. Il fenomeno è particolarmente rilevante nelle grandi aree urbane lombarde, dove il costo della vita, la mobilità del personale e le difficoltà nei concorsi contribuiscono a rendere più complicata la stabilizzazione degli organici. A ciò si aggiungono i ritardi nelle assegnazioni. All’inizio dell’anno scolastico oltre il 26% dei docenti di sostegno nelle scuole del Nord non risultava ancora nominato. Dopo un mese dall’avvio delle lezioni il 10% dei posti rimaneva comunque scoperto. Per molte famiglie questo significa affrontare settimane di scuola senza riferimenti educativi definitivi, con inevitabili ricadute sull’apprendimento e sul benessere degli studenti.

Piemonte: il problema della continuità educativa

Se la carenza di personale rappresenta una criticità, il Piemonte si confronta soprattutto con il tema della continuità didattica, indicata da anni come uno dei punti deboli. Secondo il rapporto Istat, il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente. In molti casi il cambiamento avviene addirittura durante l’anno scolastico: quasi uno studente su dieci si trova infatti ad affrontare un nuovo docente a lezioni già iniziate. La questione assume particolare rilevanza nei percorsi educativi legati ai disturbi dello spettro autistico, alle disabilità intellettive e alle situazioni di pluridisabilità, che richiedono una conoscenza approfondita del singolo studente e una costruzione progressiva della relazione educativa. Nelle scuole piemontesi, soprattutto nei territori periferici e montani, il turnover degli insegnanti continua a essere alimentato da contratti temporanei, assegnazioni annuali e mobilità del personale.

Liguria: meno studenti, bisogni più complessi

La Liguria presenta caratteristiche particolari. La popolazione scolastica è in progressiva diminuzione a causa dell’invecchiamento demografico, ma il numero degli alunni con disabilità continua a crescere in linea con il trend nazionale. In questo contesto emergono nuove esigenze legate soprattutto all’accessibilità tecnologica e ai servizi di supporto. L’Istat evidenzia come il 76% delle scuole italiane disponga oggi di postazioni informatiche adattate agli studenti con disabilità. Tuttavia il dato non basta: il 65% degli istituti ritiene comunque insufficiente la dotazione disponibile e richiede ulteriori strumenti digitali inclusivi. Per una regione come la Liguria, caratterizzata da numerosi piccoli comuni e da una conformazione territoriale complessa, la tecnologia rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze e favorire la partecipazione degli studenti con bisogni educativi complessi.

Disturbi del neurosviluppo e bisogni sempre più articolati

Il rapporto Istat evidenzia anche una trasformazione delle caratteristiche della popolazione scolastica con disabilità. Le condizioni più diffuse sono la disabilità intellettiva e i disturbi dello sviluppo psicologico, che interessano ciascuna circa il 36% degli studenti certificati. Seguono i disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, che riguardano quasi un quinto degli alunni. Più di uno studente su quattro presenta limitazioni nell’autonomia personale e il 37% vive una situazione di pluridisabilità, cioè la compresenza di più condizioni invalidanti. Si tratta di dati che rendono evidente come il sostegno scolastico non possa essere considerato soltanto una questione numerica. Le esigenze educative stanno diventando più complesse e richiedono figure professionali altamente specializzate, formazione continua e collaborazione tra scuola, servizi sanitari e famiglie.

Assistenti all’autonomia: crescita insufficiente

Un elemento positivo riguarda l’aumento degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, cresciuti del 7% in un anno e arrivati a oltre 85mila unità a livello nazionale. Tuttavia il sistema continua a mostrare squilibri territoriali: nel Nord si registra mediamente un assistente ogni 4,5 studenti con disabilità, contro una media nazionale di quattro studenti per assistente. La differenza dipende soprattutto dalle risorse che i Comuni riescono a destinare ai servizi educativi e sociali. In Lombardia, Piemonte e Liguria molte amministrazioni locali denunciano da anni l’aumento dei costi legati all’assistenza scolastica specialistica. Nonostante l’incremento del personale, oltre 18mila studenti italiani non ricevono ancora il supporto necessario per l’autonomia e la comunicazione pur avendone diritto.Una scuola che cambia più rapidamente delle sue strutture. Il rapporto, dunque, racconta una scuola che negli ultimi dieci anni ha compiuto un salto storico sul piano dell’inclusione. Sono aumentati gli insegnanti di sostegno, crescono gli assistenti specializzati, migliorano le dotazioni tecnologiche e la quota di docenti formati è passata dal 63% al 78% in cinque anni. Tuttavia la crescita degli studenti con disabilità procede più velocemente della capacità organizzativa del sistema. Per Lombardia, Piemonte e Liguria la sfida non sarà solo reperire nuove risorse, ma garantire stabilità agli organici, investire nella formazione specialistica e costruire una rete territoriale in grado di accompagnare percorsi educativi sempre più complessi. Con quasi uno studente su venti che oggi frequenta la scuola italiana con una certificazione di disabilità, l’inclusione è diventata uno degli indicatori principali della qualità del sistema scolastico.