Consiglio regionale

Piano speciale per la carenza di infermieri in Lombardia

Approvato a larga maggioranza un documento per i bisogni delle strutture sanitarie.

Piano speciale per la carenza di infermieri in Lombardia

Un piano d’azione strutturato per invertire la rotta sulla carenza di personale infermieristico: il Consiglio regionale lombardo ha approvato a larga maggioranza un ordine del giorno che impegna la Giunta a varare il “Piano Lombardia Infermieri 2026-2028”, una strategia che punta su formazione, borse di studio e un monitoraggio trimestrale dei posti vacanti nei reparti più critici, come i Pronto Soccorso.

Tra le misure più rilevanti il consolidamento degli incentivi economici per arginare la fuga dei professionisti verso la Svizzera, un piano di welfare abitativo in collaborazione con Aler per offrire alloggi a canone sostenibile nelle aree metropolitane ad alto costo della vita. Spazio anche al reclutamento internazionale, che sarà strutturato su partnership stabili, formazione linguistica e verifica rigorosa delle competenze, evitando soluzioni “spot”.

Tra le principali cause dell’abbandono della professione sono indicati i bassi livelli retributivi, le limitate prospettive di carriera, i carichi di lavoro sempre più pesanti e la difficoltà di conciliare i turni con la vita privata. Preoccupante anche la situazione sul fronte della formazione. In alcune università lombarde, infatti, i posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica superano il numero delle domande presentate.

Le opposizioni (Italia Viva e Pd) hanno espresso soddisfazione per il Consiglio regionale straordinario che ha segnato un passo avanti sul tema, chiedendo che gli impegni presi con il documento approvato trovino poi adeguate risorse in Bilancio.

L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha ricordato come in Lombardia il deficit negativo sul numero degli infermieri delle strutture sia contenuto: «Nel 2018 nella nostra regione c’erano 38mila infermieri, oggi sono 37.523 e ogni anno ne entrano circa 2.900 nel sistema sanitario lombardo».