Il sistema fashion italiano si conferma tra i principali hub europei del settore. Secondo i dati presentati durante il Congresso Internazionale Samab, nel 2025 il comparto moda ha raggiunto un fatturato di 87,4 miliardi di euro. Solo il segmento dell’abbigliamento vale 40 miliardi, con esportazioni pari a 27,3 miliardi di euro, consolidando il proprio ruolo strategico all’interno della manifattura nazionale.
Anche il tessuto imprenditoriale mantiene numeri rilevanti. Nel primo trimestre del 2026, la sola industria manifatturiera dell’abbigliamento conta quasi 37.100 imprese attive in Italia. Il Piemonte ha 1.837 aziende e circa 10.100 addetti. Torino guida la classifica provinciale con 1.047 imprese del settore, seguita da Novara (199), Cuneo (178), Alessandria (145), Biella (87), Vercelli (77), Asti (63) e Verbano-Cusio-Ossola (41).
La Lombardia ha 5.608 imprese (seconda per numeri assoluti in Italia) e 42.203 addetti (primo posto), la Liguria 493 imprese e 705 addetti.
Per una filiera che continua a rappresentare un asset strategico del Made in Italy, innovazione e tecnologia non sono più una scelta facoltativa ma una necessità competitiva. Automazione, digitalizzazione dei processi, intelligenza artificiale, big data, internet of things, digital twin e sistemi di monitoraggio in tempo reale stanno ridefinendo il modo in cui le aziende della moda producono, pianificano e rispondono alle richieste del mercato. E’ questo il messaggio emerso a Milano durante il Congresso Internazionale Samab, appuntamento che ha riunito istituzioni, industria e operatori dell’innovazione per discutere il futuro della filiera moda e anticipare i temi della prossima edizione in programma dal 25 al 27 maggio 2027 a Fiera Milano Rho.
Dal confronto tra imprese ed esperti è emersa una convinzione condivisa: investire in innovazione è ormai indispensabile per garantire competitività al sistema fashion. L’obiettivo non è sostituire il patrimonio artigianale che distingue il Made in Italy, ma amplificarne il valore attraverso processi più efficienti, flessibili, tracciabili e sostenibili.
Secondo l’analisi di scenario curata da PwC Italia, la tecnologia rappresenta oggi uno dei principali fattori abilitanti per sostenere la competitività della filiera. Le aziende capaci di integrare strumenti digitali e modelli organizzativi avanzati potranno reagire con maggiore rapidità ai cambiamenti del mercato, migliorando la qualità delle decisioni, ottimizzando la pianificazione, riducendo sprechi e tempi di immissione sul mercato e rafforzando il controllo lungo l’intera catena del valore. In questo contesto si inserisce anche la crescita delle tecnologie IoT.
Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il mercato italiano dell’internet of things ha raggiunto nel 2025 un valore di 10,9 miliardi di euro, confermando la diffusione sempre più ampia delle soluzioni digitali nei processi industriali.
Accanto alle opportunità, restano tuttavia sfide decisive, soprattutto per le piccole e medie imprese. Costi iniziali elevati, carenza di competenze specializzate, difficoltà di integrazione con sistemi esistenti e resistenze culturali continuano a rallentare l’adozione delle nuove tecnologie. A queste criticità si aggiungono le crescenti richieste del mercato e della normativa europea in materia di sostenibilità, trasparenza della filiera, tracciabilità e riduzione dell’impatto ambientale.In questo scenario, Samab punta a consolidarsi come piattaforma di confronto concreto per accompagnare l’evoluzione del fashion manufacturing, favorendo il dialogo tra industria, istituzioni e innovazione e contribuendo a rafforzare la competitività delle imprese italiane ed europee sui mercati internazionali.
«Con il Congresso abbiamo voluto creare un momento di confronto concreto per una filiera che sta vivendo una trasformazione profonda, in cui tecnologia, competenze e cultura produttiva sono sempre più interconnesse – dichiara Ivo Alfonso Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf (nella foto) – Il sistema moda italiano ha una forza straordinaria, che nasce dal saper fare, dalla qualità manifatturiera e dalla capacità delle imprese di interpretare i cambiamenti del mercato. Oggi, però, per continuare a competere a livello internazionale è necessario affiancare a questo patrimonio strumenti capaci di rendere i processi più efficienti, aiutando le aziende a innovare, ridurre gli sprechi, migliorare la qualità e rispondere con maggiore rapidità alle esigenze dei mercati».
«In un momento di forte ripensamento dei mercati, vincono i modelli di business che puntano su una profonda integrazione verticale dei flussi aziendali, dal cliente finale alla materia prima – afferma Marc Sondermann, chairman di Ceo Circle e moderatore del convegno – Chi sa valorizzare gli asset manifatturieri del Made in Italy in un’ottica di accesso diretto al mercato, comunicandone i punti di forza direttamente al consumatore e trasformando l’interesse in vendite, dispone di un vantaggio competitivo decisivo nella progettazione delle collezioni, nella programmazione della produzione e nella gestione dei canali distributivi. Evitare una cattiva allocazione delle capacità produttive e degli stock resta uno dei principali fattori di successo economico per le eccellenze del settore».