Il personaggio

Il piemontese Andrea Serale vince la medaglia d’oro al Global Chefs Challenge

«Super chef grazie a mia nonna: ho iniziato da bambino con lei. Preparavo ravioli e già mi vestivo da cuoco».

Il piemontese Andrea Serale vince la medaglia d’oro al Global Chefs Challenge

Andrea Serale, classe 2002, diplomato all’alberghiero Giolitti di Mondovì, ha conquistato la medaglia d’oro al Global Chefs Challenge 2026 Senior disputato a Newport, in Galles. Serale ha rappresentato, in finale insieme al compagno di squadra Giuseppe De Vincenzo, la Nazionale Italiana Cuochi nel prestigiosissimo campionato del mondo della cucina.

Quando è nata la passione per la cucina?

«Fin da piccolissimo, grazie alla mia famiglia. Mia nonna aveva un ristorante e così mia mamma e mia zia, mio zio era chef. Mi hanno dato tanto. L’amore per la cucina me l’ha trasmesso la chef più grande, mia nonna Anna. Quando andavo da lei, mi faceva trovare la pasta per i ravioli e il ripieno per prepararli, altrimenti piangevo. Lei aveva il tavolo alto, io il banco delle scuole elementari: stavo accanto a lei e mettevo letteralmente le mani in pasta. Questo ha fatto crescere la fiamma della passione che ancora porto dentro».

Ha sempre saputo di voler diventare uno chef?

«Quando alle elementari le maestre ci chiedevano cosa volessimo diventare da grandi, c’era chi diceva astronauta, chi calciatore; io ho sempre risposto “chef”. Quando ci hanno chiesto di vestirci da supereroi, io ho indossato la divisa da chef».

Per questo si è iscritto all’alberghiero?

«Sì, ho studiato nello stesso istituto frequentato da mio zio, a Mondovì. Ci sarebbe stata anche una scuola più vicina a casa ma volevo ripercorrere le orme dello zio e Mondovì mi ha aperto le porte per arrivare dove sono ora».

Studio ma anche tante esperienze lavorative?

«Ho creduto nella scuola e nel mettermi alla prova fin da subito, dal primo anno. Sono stato in Sardegna, all’Elba, a Cervinia e poi nei ristoranti stellati di Lanteri, Cannavacciuolo, D’Errico».

E le competizioni?

«In quinta il mio prof di Cucina ha voluto iscrivermi ai Campionati italiani, perché sapeva che ce l’avrei fatta. Io amavo vedere le gare in tv ma non le avevo mai percepite come una possibilità. Ho vinto gli Italiani e da lì è iniziato tutto il percorso».

Cosa è accaduto poi?

«Mi ha chiamato lo chef de La Madernassa di Guarene affinché diventassi il suo aiutante al Bocuse d’Or, il campionato mondiale di alta cucina più prestigioso al mondo, fondato dallo chef francese Paul Bocuse. Siamo arrivati secondi e il giorno dopo è arrivata la sognata e aspettata chiamata da parte della Nazionale Italiana Cuochi. Sono arrivato primo all’Olimpiade di Stoccarda lavorando, però, in una squadra di sette chef; nel 2023 ho partecipato alla selezione mondiale di Singapore con il mio compagno Giuseppe De Vincenzo, ed è stato il primo palco “pesante”. Nel 2024 siamo arrivati secondi al mondo con uno scarto piccolissimo dai primi: non ci bastava e ci siamo rimessi in gioco. Nel 2025 abbiamo ottenuto il primo posto assoluto agli Europei e siamo stati selezionati per i Mondiali e quindi il Galles, il momento tanto atteso».

Come l’ha vissuto?

«Mi ero sognato questa gara da una vita intera ed è stato meglio di quanto mi aspettassi. Mi sono emozionato di più nel vedere felice chi mi è sempre stato accanto e mi ha sostenuto, nel poter esultare insieme. E mi ha commosso constatare l’ammirazione delle altre nazioni nei confronti dell’Italia. Fino al 2020 l’Italia non era considerata nei vertici del mondo delle competizioni: ora ci guardano con occhi diversi».

Il piatto preferito da cucinare e quello da mangiare?

«E’ lo stesso e mi riporta nella cucina della nonna. I plin al sugo d’arrosto. In generale amo cucinare la pasta fresca».

Qual è la sua visione di cucina?

«Cerco l’alta qualità della materia prima, seguo la stagionalità e cerco di mantenere le radici nella tradizione, giocando su gusti autentici e di impiattarli in modo innovativo, con tecniche diverse, sorprendendo il palato. Chi assaggia i miei piatti pensa: “Questo sapore lo riconosco ma così non l’ho mai mangiato”».

Qualche esempio?

«Un uovo all’apparenza ma con guscio di cioccolato bianco e dentro una mousse di cocco e batida e una crema liquida di mango e passion fruit. Gli occhi vedono albume e tuorlo, il palato sente altro. Stesso principio con la caprese: preparo una panna cotta al basilico con salsa di tre datterini e cialdine di Parmigiano: l’estetica parla, il sapore riporta ad altro, a quel piatto mangiato magari in riva al mare».

La cucina stellata come è considerata? E’ ancora assimilata ai concetti di costi alti e porzioni troppo piccole?

«Le persone stanno cominciando ad amare il percorso proposto dalla cucina stellata, dove le porzioni piccole sono necessarie per gustare tutta la proposta nella sua complessità. Io penso che vinca sempre la buona cucina, in un ristorante stellato o in una trattoria: se lo chef prepara i piatti con passione e amore, ha già vinto».

E gli abbinamenti delle portate con i vini sono importanti?

«Quando hai in sala un collaboratore o un sommelier che sa valorizzare il tuo lavoro in cucina attraverso i vini stai volando a un altro livello. Il nostro territorio, poi, ha vini conosciuti in tutto il mondo ed è giusto sottolinearlo. Li ho utilizzati anche per il Mondiale in Galles: abbiamo proposto un viaggio in primavera dal Piemonte a Bari, terra di Vincenzo, e ritorno, iniziando con un antipasto con salsa di Martini di Torino e chiudendo con uno zabaione al Moscato d’Asti».

Il suo sogno?

«Fino a una settimana fa ne avevo uno precisissimo, ora mi godo il risultato raggiunto e poi mi rimetterò al lavoro per centrare altri obiettivi. Ne ho tanti».

Tornerà al Mondiale per cercare di bissare?

«Al momento, non credo. Ho bisogno di una pausa da competizioni così impegnative. I componenti di Nazionali di altri Paesi sono stipendiati, per noi italiani è un lavoro oltre il lavoro: le ore impegnate e i sacrifici sono notevoli; servono tempo ed energie. Bellissimo ma faticoso. Intanto continuo a lavorare a Villa San Lorenzo, a Chiusa Pesio, dedicandomi agli eventi e sono uno chef privato che viene chiamato domicilio».

Per chi vorrebbe cucinare?

«Ho preparato la bagna cauda per Papa Francesco, chiamato da sua cugina Nella, quando è stato da lei in Piemonte. Mi piacerebbe essere chiamato da qualche calciatore, sono appassionato di calcio, pallavolo, tennistavolo…».

Pratica anche sport?

«Molto: mi serve per staccare dal lavoro e ricaricarmi. In cucina occorre essere concentrati e gestire lo stress».
Consiglierebbe la sua professione a un giovane?

«Certo. E’ il mestiere più bello del mondo! Mia nonna mi ripeteva sempre che se fai quello che ti piace, non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita. Lo chef, poi, è diventato un ruolo riconosciuto, di prestigio come è giusto che sia, soprattutto in un Paese come l’Italia che ha una lunga storia di tradizioni gastronomiche».

Il mondo della ristorazione, però, lamenta la carenza di personale.

«E’ un momento critico, ma come sempre dopo queste fasi ci si risolleva. Con i programmi televisivi è cresciuta la moda e si è registrato un boom di iscritti agli istituti alberghieri, dopo il Covid vi è stato un calo anche perché molti giovani non sono disposti a rinunciare alla vita privata, ma torneranno i fasti».

Lei riesce a conciliare carriera e famiglia?

«Finora non ho pensato a una famiglia, ma con calma lo farò».

Parteciperebbe a un programma tv?

«Come concorrente non posso in quanto professionista ma il mondo della tv mi interessa e sarebbe bello magari partecipare come giudice».

Come chef, quali i pregi?

«Sono appassionato, testardo e caparbio».

I difetti?

«Sono testardo e caparbio!».

A casa cucina lei?

«Appena torno, mi metto subito ai fornelli: cucino per me e invito amici e vicini. Sperimento. Sono autocritico ma poi ho bisogno del parere delle persone che mi vogliono bene. In questi giorni, si festeggia tutti insieme!».

Andrea Serale, oro al Global Chefs Challenge 2026 in Galles, che fa parte dell’Unione Regionale Cuochi Piemontesi, dal 6 all’8 febbraio aveva allestito a “Taste of Dubai” assieme al collega Luca Ferrero 6 show cooking nello spazio del Piemonte, presentando ricette della tradizione regionale che uniscono tecnica e creatività: il Risotto Carnaroli al Gorgonzola Dop con mele caramellate e nocciole Piemonte Igp e il Filetto di Fassona con salsa tonnata alla piemontese.

«Andrea è un ragazzo eccezionale, mette cuore e passione in quello che fa, con una dote innata per ciò che riguarda le competenze e accostamenti sia visivi sia di gusti nei suoi piatti. E’ una promessa certa di cuoco di alto livello, che come Unione Cuochi Piemontesi – commenta il presidente Francesco Gallo – appoggiamo in pieno, anche per il lavoro che sta facendo come team leader per formare una squadra regionale competitiva che possa affermarsi come merita nelle competizioni d’eccellenza».