La rubrica sulle gite fuori porta nel Nordovest

Lecco, non solo un bel lungolago

La natura, con il suo specchio d’acqua ma anche la montagna, incontra la letteratura e si unisce a numerosi musei. Da scoprire l’enogastronomia con le sue due anime.

Lecco, non solo un bel lungolago

Adagiata tra il lago e le montagne, Lecco è una città che sorprende chi arriva aspettandosi soltanto un tranquillo panorama lacustre. Qui, invece, la natura incontra la letteratura, l’avventura si mescola alla storia e ogni angolo sembra raccontare una pagina dei Promessi Sposi.

Il primo incontro con la città è quasi sempre il lungolago: una passeggiata elegante, affacciata sulle acque del ramo lecchese del lago di Como, dove i riflessi delle montagne cambiano colore durante il giorno. E’ il luogo ideale per capire il ritmo di Lecco, fatto di calma, sport all’aria aperta e scorci da cartolina. Da qui si può osservare il profilo inconfondibile del Monte Resegone, la montagna resa celebre da Alessandro Manzoni. Ed è proprio la presenza dello scrittore a rendere Lecco una destinazione letteraria unica. Passeggiando nel quartiere di Pescarenico, tra vicoli stretti e case colorate, si ritrova l’atmosfera del romanzo manzoniano. Qui si trova anche il convento di Fra Cristoforo, uno dei luoghi simbolo dei Promessi Sposi. Poco distante, Villa Manzoni conserva documenti, arredi e testimonianze legate alla vita dello scrittore, offrendo un viaggio nella cultura lombarda dell’Ottocento.
Ma Lecco non è soltanto memoria e contemplazione. Gli amanti della natura trovano un vero paradiso tra sentieri e pareti rocciose. La salita ai Piani d’Erna, raggiungibili anche in funivia, regala una vista spettacolare sul lago e sulle Prealpi. Gli escursionisti più esperti scelgono invece i percorsi verso il Resegone o il Monte Barro, meta perfetta per chi cerca panorami mozzafiato senza allontanarsi troppo dalla città. Anche il centro storico merita una sosta lenta. Piazza XX Settembre, con i suoi portici e i caffè all’aperto, rappresenta il cuore della vita cittadina. Poco distante si alza il campanile della basilica di San Nicolò, soprannominato “il Matitone” per la sua forma slanciata, diventato uno dei simboli più riconoscibili della città.

I musei

Il cuore dell’offerta museale lecchese è rappresentato dal sistema dei Musei Civici, distribuiti in diversi edifici storici della città. Tra questi spicca Villa Manzoni, dimora appartenuta alla famiglia dello scrittore Alessandro Manzoni. Qui il visitatore può immergersi nell’universo dell’autore dei Promessi Sposi, tra arredi originali, documenti storici e testimonianze della vita ottocentesca lombarda. Non si tratta soltanto di una casa museo, ma di uno dei luoghi simbolo della memoria letteraria italiana.

Di particolare interesse anche il Palazzo Belgiojoso, che ospita il Museo Archeologico, il Museo Storico e quello di Storia Naturale. Le collezioni raccontano il territorio lecchese dalle origini preistoriche fino all’età moderna, con reperti che testimoniano la presenza umana lungo le rive del lago e nelle vallate alpine circostanti. Il museo naturalistico, invece, accompagna il pubblico alla scoperta della fauna e della geologia delle montagne lecchesi.

Accanto alla tradizione trova spazio anche la contemporaneità. Il Palazzo delle Paure è oggi uno dei principali poli espositivi cittadini. Ospita mostre di arte contemporanea, fotografia ed esposizioni dedicate alla cultura della montagna e dell’alpinismo, elementi profondamente radicati nell’identità di Lecco. L’edificio fu costruito tra il 1905 e il 1916 per ospitare l’Intendenza di Finanza, il catasto e la dogana; proprio il timore dei cittadini di recarsi lì per pagare tasse e imposte diede origine al soprannome “delle Paure”. Lo stile architettonico è un eclettico neomedievale con richiami rinascimentali, caratterizzato dalla torre con trifore e dallo stemma visconteo visibile sulla facciata.

Negli ultimi anni la città ha inoltre investito in nuove forme di divulgazione culturale e turistica, puntando su esperienze immersive e multimediali dedicate al territorio del lago di Como.

La mostra

Fino al al 27 settembre il Palazzo delle Paure ospita la mostra «Hokusai . Il segreto dell’Onda» che attraversa l’Europa, dedicata al grande maestro giapponese Katsushika Hokusai. Curata da Paolo Linetti, direttore del Museo d’Arte Orientale Collezione Mazzocchi di Coccaglio (Brescia), la rassegna è prodotta da ViDi cultural e Ponte43, in collaborazione con il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese. In esposizione 43 opere di Hokusai che documentano momenti chiave dell’evoluzione stilistica dell’artista, la cui poetica si fonda sull’osservazione attenta della natura per trasformarla in un’immagine di valore universale. Uno dei temi centrali della mostra è l’analisi dell’adesione di Hokusai a principi compositivi affini ai canoni occidentali, basati su armonie geometriche e proporzioni rigorose. Questo elemento contribuirebbe a spiegare la straordinaria fortuna delle sue opere in Europa, che affascinarono pubblici culturalmente distanti dal contesto orientale. Il percorso ruota attorno a La grande onda al largo di Kanagawa. L’esposizione ne indaga la struttura compositiva, rivelando il sistema architettonico sotteso alla disposizione di linee, angoli e figure, studiato per generare equilibrio ed eleganza visiva. Tra i capolavori esposti spicca la xilografia «Caccia alla balena», tratta dal secondo volume dell’Hokusai shashin gafu (album di disegni dal vero). La scena raffigura una drammatica battuta di pesca osservata dalla riva: una fune tesa attraversa la composizione, accentuando la tensione tra la forza dell’animale e quella dei pescatori. In primo piano, l’incontro simbolico tra due onde richiama, da un lato, Il battello in mezzo alle onde (1805) e, dall’altro, anticipa per forma e spuma la celebre Onda di Kanagawa.

Di segno diverso è «Il Fuji visto dal mare», appartenente al secondo volume de Le cento vedute del monte Fuji (1834-1835). Qui l’acqua assume un carattere monumentale ma pacificato, privo della violenza espressa nell’Onda di Kanagawa. Il movimento fluido guida lo sguardo senza tensioni drammatiche; la schiuma che si dissolve richiama, secondo la tradizione, i pivieri nati dalla spuma marina. Se l’Onda incarna la potenza distruttiva della natura, il Fuji dal mare ne celebra invece l’energia generativa: due visioni complementari di uno stesso elemento.

Enogastronomia

La cucina unisce due anime: quella del lago e quella della montagna. Nei piatti lecchesi convivono infatti il pesce del Lario, la polenta delle vallate alpine, i salumi contadini e ricette nate da una tradizione semplice ma profondamente legata al territorio. Il protagonista assoluto è il pesce di lago. Tra le specialità più celebri spicca il risotto con il pesce persico, preparato con filetti dorati nel burro e serviti sopra un risotto cremoso. Accanto al persico ci sono i missoltini: agoni pescati nel lago, salati ed essiccati secondo un’antica tecnica di conservazione; vengono serviti con polenta fumante e hanno un gusto intenso, sapido e affumicato. La polenta è un altro pilastro della tavola lecchese. Nelle versioni più rustiche accompagna salsicce, formaggi o selvaggina, mentre la polenta taragna (arricchita con farine miste e formaggi fusi) rappresenta il legame con la tradizione montana lombarda. Molto diffuso anche il pesce in carpione, una preparazione storica nata per conservare il pesce prima dell’arrivo dei frigoriferi: i filetti vengono fritti e poi marinati in aceto, cipolla ed erbe aromatiche. Ancora oggi è uno dei piatti più tipici dell’estate lecchese. Tra i primi piatti compaiono poi risotti con luganega, zuppe contadine e paste ripiene influenzate dalla cucina valtellinese e bergamasca. Anche i dolci conservano una forte impronta tradizionale. I caviadini, biscotti di pasta frolla tipici del territorio, e gli scapinash, dolci ripieni di ricotta e uvetta, sono tra le specialità più legate alle feste popolari e alla cucina domestica.