Via libera in Consiglio

Data Center, la prima legge in Italia per regolamentare il settore è in Lombardia

Per le opposizioni una misura tardiva e insufficiente, che non coinvolge i Comuni.

Data Center, la prima legge in Italia per regolamentare il settore è in Lombardia

La Lombardia è la prima regione in Italia a regolamentare i Data Center, infatti il Consiglio regionale ha approvato una normativa che disciplina il settore dei centri di elaborazione dati. L’obiettivo è sostenere la crescita del sistema produttivo, promuovere lo sviluppo sostenibile del territorio e la tutela dell’ambiente, ponendo attenzione alle tematiche ambientali, energetiche e del consumo di suolo.

Il documento nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dei Data Center che in Lombardia è in forte crescita: sono quasi la metà delle strutture presenti in Italia, 67 data center funzionanti nel 2024 su 168 in Italia. Il fabbisogno per tutti i centri nel nostro Paese si stima che sia di 3 giga (la metà in Lombardia), mentre gli investimenti del comparto nei prossimi 5 anni ammontano a 22 miliardi di euro in tutta Italia, di cui la metà nella regione.

Le aree prioritarie di insediamento saranno quelle di rigenerazione urbana e territoriale, le aree dismesse, contaminate, degradate, inutilizzate, sottoutilizzate. In caso di aree diverse e che consumano suolo agricolo, si prevede l’applicazione di un incremento del contributo di costruzione da destinare a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale. La mappatura aggiornata delle aree comunali dismesse spetterà ai Comuni.

L’Assessore agli Enti locali e Risorse energetiche Massimo Sertori ha sottolineato come i data center siano infrastrutture strategiche di interesse comune ed è necessario che gli enti locali si assumano le proprie responsabilità:

«Questa legge nasce da un approccio costruttivo e da un ampio confronto: oggi può fare da apripista a livello nazionale. Il futuro è la digitalizzazione: un processo che va gestito e non subito».

Per le opposizioni – Pd, M5S e Avs – la legge è tardiva e insufficiente, sottolineando l’assenza del coinvolgimento diretto dei Comuni, limitando l’autonomia dei territori, e di un equilibrio tra la garanzia dello sviluppo e la salvaguardia del territorio.