L'analisi

Mediobanca, il rapporto sui vini: i lombardi si rafforzano e il Piemonte va a tutto export

Nel 2025 le vendite complessive del comparto sono diminuite del 2,8% rispetto all’anno precedente, con un calo più marcato sui mercati esteri (-3,4%) rispetto a quello domestico (-2,2%).

Mediobanca, il rapporto sui vini: i lombardi si rafforzano e il Piemonte va a tutto export

Il vino italiano rallenta. Nel 2025 le vendite complessive del comparto sono diminuite del 2,8% rispetto all’anno precedente, con un calo più marcato sui mercati esteri (-3,4%) rispetto a quello domestico (-2,2%). A pesare sono soprattutto la frenata dei consumi e la contrazione dell’export verso Stati Uniti e Paesi UE, in un mercato sempre più selettivo e orientato ai prodotti premium. In questo contesto, però, il Nordovest mostra dinamiche differenti: il Piemonte conferma la propria vocazione internazionale e il peso crescente del vino di valore; la Lombardia si distingue per solidità economica e marginalità; la Liguria resta invece una realtà più piccola ma identitaria, legata a produzioni di alta qualità e a un radicamento territoriale.
E’ questo il quadro che emerge dal Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, pubblicato da Fondazione Qualivita, che per la prima volta integra un focus dedicato alla Dop economy e al ruolo strategico delle denominazioni di origine.

Piemonte: meno volumi, più valore

Tra le regioni italiane del vino, il Piemonte continua a giocare un ruolo centrale sul fronte del valore prodotto. Secondo il rapporto Mediobanca, la regione rappresenta il 7,6% del valore nazionale pur incidendo soltanto per il 4,4% sui volumi complessivi: un dato che conferma la forte specializzazione piemontese nei vini premium e ad alta marginalità. Il Piemonte si distingue inoltre per una delle più elevate propensioni all’export del Paese: il 62,4% del fatturato delle aziende vinicole regionali deriva dai mercati esteri, quota superiore a quella di Toscana e Veneto. Tuttavia proprio la dipendenza dall’export ha esposto il territorio agli effetti della frenata internazionale registrata nel 2025. Le imprese piemontesi hanno infatti subito un calo delle vendite legato soprattutto alla contrazione della domanda estera (-2,3%). In prospettiva, il Piemonte sembra destinato a rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento sui segmenti di fascia alta, sostenuto dal peso delle denominazioni storiche e dalla capacità di intercettare i consumatori internazionali più orientati alla qualità.

Lombardia: meno export, aziende solide

Diverso il caso della Lombardia, che nel panorama nazionale si distingue soprattutto per la redditività delle imprese. Il rapporto segnala infatti un Ebit margin medio del 9,3%, tra i migliori d’Italia, indicatore che fotografa aziende capaci di mantenere margini elevati nonostante la fase di rallentamento del settore. La regione mostra però una minore apertura internazionale rispetto ad altri territori vitivinicoli: l’export pesa per il 27% del fatturato, dato nettamente inferiore rispetto a Piemonte o Toscana. Questa minore esposizione ai mercati esteri ha in parte limitato l’impatto della crisi dell’export, ma non ha evitato la flessione delle vendite interne, che nel 2025 hanno penalizzato anche le aziende lombarde (-1,4%). Il sistema lombardo appare quindi più equilibrato e meno dipendente dalle oscillazioni internazionali, sostenuto da produzioni ad alto valore aggiunto (dagli spumanti della Franciacorta ai vini della Valtellina e del Garda) e da una forte integrazione con ristorazione e turismo.

Liguria: piccola produzione, forte identità

Nel Rapporto la Liguria non compare tra le grandi regioni del vino per peso produttivo, ma il territorio mantiene una posizione peculiare nel panorama nazionale grazie alla forte identità delle sue produzioni e alla vocazione artigianale del comparto. La viticoltura ligure resta caratterizzata da aziende di dimensioni ridotte, produzioni limitate e costi elevati legati alla conformazione del territorio. Tuttavia proprio questa dimensione di nicchia rappresenta oggi un elemento competitivo in un mercato sempre più orientato verso autenticità, territorialità e qualità certificata. In un contesto di consumi in calo e domanda più selettiva, i vini liguri possono beneficiare della crescente attenzione verso etichette identitarie e produzioni a forte legame geografico, soprattutto nei canali horeca e nel turismo enogastronomico.

Un mercato sempre più selettivo

Il Rapporto Mediobanca evidenzia come il mercato stia premiando soprattutto i vini premium e gli spumanti, che nel 2025 hanno mostrato cali più contenuti rispetto alla media del settore. Le aziende più piccole e meno strutturate risultano invece più esposte alle difficoltà della fase attuale. Nel Nordovest emergono, quindi, tre modelli differenti: il Piemonte orientato all’export e al valore; la Lombardia focalizzata sulla solidità economica e sulla marginalità; la Liguria legata alla dimensione identitaria e territoriale. Tre approcci che riflettono l’evoluzione di un settore chiamato a ripensare mercati, consumatori e strategie in un contesto internazionale più competitivo e meno prevedibile.