di Vassiliki Tziveli*
Essere genitori oggi non è mai stato così complesso per la presenza di troppe informazioni spesso contraddittorie. Nel mezzo ci sono madri e padri che ogni giorno cercano di fare del loro meglio, oscillando tra il bisogno di proteggere e il desiderio di lasciare andare. Nel confronto con genitori e adolescenti emerge una verità chiara: non esistono genitori perfetti, ma genitori più o meno consapevoli; ed è proprio la consapevolezza a fare la differenza.
Uno degli errori più comuni è voler evitare ai figli qualsiasi forma di sofferenza. È un gesto d’amore, ma può trasformarsi in una trappola. Proteggere troppo significa impedire ai ragazzi di sviluppare competenze emotive fondamentali, che nascono proprio dall’esperienza della difficoltà. Frustrazione, delusione ed errore non sono nemici da eliminare, ma passaggi necessari per crescere.
Un altro errore frequente è interpretare il comportamento degli adolescenti come un attacco personale. Chiusura, silenzio e distanza non sono rifiuti del genitore, ma tentativi, spesso confusi, di costruire un’identità autonoma. In questi momenti, la reazione dell’adulto fa la differenza: irrigidirsi aumenta la distanza, restare presenti senza invadere crea uno spazio sicuro.
Molti genitori, inoltre, cadono nella trappola del “fare al posto di”. Compiti, decisioni, gestione delle emozioni dove l’adulto interviene per aiutare, ma finisce per sostituirsi. Il risultato è un ragazzo meno allenato alla responsabilità e più fragile di fronte alle sfide reali. Educare non significa semplificare la strada, ma accompagnare nel percorso.
C’è poi un aspetto più sottile ma decisivo: il modello. I figli non ascoltano solo ciò che diciamo, ma osservano costantemente ciò che facciamo. Un genitore che chiede calma ma reagisce con rabbia, che parla di autostima ma si svaluta, trasmette messaggi incoerenti e la coerenza educa più delle parole.
Diventare genitori consapevoli significa prima di tutto lavorare su sé stessi, fermarsi, osservare, riconoscere le proprie emozioni e i propri automatismi. Significa chiedersi: “Sto reagendo a mio figlio o a qualcosa di mio?”. Spesso le difficoltà nascono proprio dall’incontro tra due mondi emotivi.
Accanto agli errori, esistono strategie semplici ma efficaci. La prima è l’ascolto reale e non quello distratto o giudicante, ma quello che accoglie senza correggere subito. Un adolescente ha bisogno di sentirsi visto prima ancora che guidato. La seconda è la presenza stabile ma non invasiva. Essere lì, anche quando sembra che non serva. La terza è la fiducia lasciando spazio, permettendo l’errore e accettando che non tutto sia sotto controllo. Infine, la comunicazione autentica nel parlare non solo per educare, ma per condividere raccontando anche le proprie difficoltà, senza perdere il ruolo e creando connessione.
Educare un adolescente oggi significa muoversi su un equilibrio sottile: esserci senza soffocare, guidare senza imporre, proteggere senza trattenere. Non è semplice, ma è possibile, perché i figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori veri.
*mental coach e giornalista