«Robino. Eredità visive di tre generazioni» è il titolo della nuova mostra fotografica che la Reggia di Venaria ospita lungo la Promenade della Galleria Alfieriana fino al 30 agosto: 139 foto accompagnano i visitatori in un viaggio di immagini firmate da tre generazioni di fotografi nel corso di tre quarti di secolo. La mostra, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento di Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, enti e personalità che ne hanno consentito l’allestimento e la realizzazione, ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che nel corso di tre quarti di secolo si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini fatte a macchina: dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale. Si tratta dunque di un affascinante viaggio attraverso l’evoluzione dell’immagine, tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
La mostra, articolata in tre sezioni ordinate in senso cronologico, ciascuna dedicata a un membro della famiglia, si apre con le fotografie del padre Stefano seguite da quelle del figlio Paolo per chiudere con le elaborazioni e produzioni digitali del nipote Filippo.
Di Stefano Robino (1922 – 2017) sono presenti 85 stampe fotografiche realizzate tra il 1948 e il 1970, che ricostruiscono l’attività di questo autore che – nelle sue stesse parole – ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante l’ampia notorietà internazionale raggiunta a partire dalla metà degli anni Cinquanta, testimoniata dalla partecipazione a mostre e concorsi internazionale e dalla pubblicazione su importanti riviste quali Il Corriere Fotografico, Ferrania, Leica Photografie, Life, e Modern Photography. Il lavoro condotto sull’archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha consentito di affacciarsi al suo processo di produzione, presentandolo in questa sede con alcune serie tematiche significative, ma non rigide, dedicate rispettivamente a Luoghi, Fabbriche, Figure e Racconti che sintetizzano la sua produzione più nota, per chiudere con una sezione denominata l’Archivio rivisitato che si propone come un’apertura ulteriore (per quanto minima, quasi un suggerimento di ricerca), fatta di immagini che lui non aveva scelto, che non aveva mai stampato quindi, ma che oggi ci appaiono suggestive e stimolanti. Una scelta determinata dalla necessità di render conto del nostro sguardo contemporaneo, rivolto all’archivio come entità ogni volta rivisitabile criticamente da chi lo studia.
La sequenza antologica di 54 fotografie di Paolo Robino (1952), professionista dal 1978, parte dai primi anni Settanta, quando raccoglie l’eredità artistica del padre, per giungere sino alle ultimissime produzioni, con un’ampia proposta di campagne di documentazione del patrimonio artistico e architettonico, segnata anche dal progressivo passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale a cui si aggiungono alcuni ritratti e figure ambientate, tracce affettuose di legami personali e professionali.
L’ambiente digitale e l’immagine di sintesi sono ormai il territorio d’elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali. In mostra propone un interessante video di animazione in AI delle foto realizzate dal nonno Stefano e uno Showreel personale con estratti dalle proprie produzioni per film e serie tv, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.