di Vassiliki Tziveli*
Decidere è un atto quotidiano, eppure spesso viene vissuto come qualcosa di difficile, quasi pesante, non tanto per la scelta in sé, ma per ciò che rappresenta: responsabilità, possibilità di errore, esposizione. Molte persone rimandano, aspettano il momento giusto, cercano quella sicurezza che dovrebbe precedere la decisione, ma nella realtà, quella sicurezza raramente arriva prima, la si costruisce dopo.
Nel lavoro di mental coaching, emerge con chiarezza un principio fondamentale: la decisione non è il punto di arrivo, ma l’inizio di un processo. Non si decide perché si è pronti, ma si diventa pronti decidendo. Questo cambia completamente prospettiva, perché sposta il focus dalla perfezione all’esperienza.
Uno dei blocchi più comuni è il bisogno di fare la scelta giusta. Questa idea crea pressione e irrigidisce. Quando ogni decisione viene caricata di un significato assoluto, il rischio è quello di restare fermi.
In realtà, ogni scelta porta con sé una parte di incertezza e accettarlo significa liberarsi dalla pretesa del controllo totale e iniziare a muoversi con maggiore leggerezza. L’errore, in questo percorso, assume un ruolo diverso non essendo più qualcosa da evitare a tutti i costi, ma diventando un elemento naturale dell’apprendimento. Ogni decisione, anche quella che non porta al risultato desiderato, restituisce informazioni e permette di conoscersi meglio, di comprendere cosa funziona e cosa no, di aggiustare la direzione.
Un altro aspetto centrale riguarda la coerenza. Decidere non significa scegliere la soluzione perfetta, ma quella più allineata a ciò che si è in quel momento. Questo richiede ascolto, presenza, capacità di fermarsi un attimo e riconoscere le proprie priorità. Non è un esercizio teorico, ma qualcosa di concreto, che si costruisce nel tempo.
Allenare la capacità decisionale significa anche partire dalle piccole cose. Non servono scelte eclatanti per creare cambiamento perché sono le decisioni quotidiane, quelle apparentemente semplici, a rafforzare la fiducia in sé stessi. Ogni volta che si sceglie, si manda un messaggio interno: “posso farlo”.
Anche il tempo gioca un ruolo importante. Restare troppo a lungo in uno stato di indecisione consuma energia e crea confusione. Darsi un limite, una direzione, aiuta a uscire da quella zona sospesa che spesso blocca più della scelta stessa.
Decidere, quindi, non è un talento riservato a pochi, ma è una competenza che si allena e non richiede perfezione e certezze assolute, ma presenza e disponibilità a muoversi.
Alla base di tutto c’è un passaggio fondamentale: spostare l’attenzione dal risultato al processo. Quando si smette di cercare la garanzia e si inizia a valorizzare l’esperienza, la decisione perde peso e acquista significato e in quel momento, scegliere non è più qualcosa da temere, ma uno spazio in cui crescere.
*mental coach e giornalista