Il rapporto di Assindatcolf

Colf e badanti, nel 2029 non ce ne saranno abbastanza per tutti

591.900 lavoratori, tra badanti e colf (sia italiani che stranieri) è il fabbisogno di lavoratori del settore che si troveranno ad avere i territori del Nordovest nella stima del Centro Studi Idos.

Colf e badanti, nel 2029 non ce ne saranno abbastanza per tutti

Immagine di apertura realizzata con Intelligenza artificiale. 

Anche nei territori del Nordovest, stante i dati demografici che vedono una popolazione sempre più anziana, è destinato ad aumentare il fabbisogno di personale specializzato nel lavoro domestico o nella cura della persona. Per dirla in altre parole, colf e badanti saranno sempre più richiesti nei prossimi anni. Sul tema è stato da poco pubblicato un rapporto di Assindatcolf che specifica come sia destinata ad aumentare anche la quota di lavoratori stranieri, in questo settore.

Nel 2029 il Nordovest avrà un fabbisogno di quasi 600mila lavoratori

591.900 lavoratori, tra badanti e colf (sia italiani che stranieri) è il fabbisogno di lavoratori del settore che si troveranno ad avere i territori del Nordovest nella stima del Centro Studi Idos. Ad assorbire la quota maggiore del totale è la Lombardia, con 378.100 lavoratori. Seguono i 155.000 del Piemonte, i 55.600 della Liguria e i 3.200 della Valle d’Aosta.

La speranza di vita alla nascita per provincia

La situazione migliore per quanto riguarda la speranza di vita alla nascita nel nostro paese si rileva nel Mezzogiorno: in particolare è nelle regioni di Campania, Calabria e nelle isole che si concentrano le più alte speranze di vita alla nascita della popolazione (tra gli 84,5 e gli 85,3 anni in media). Tuttavia anche nel Nordovest esiste una fascia di province dove questi dati sono simili, in cima a tutte Biella, Vercelli e Milano, dove la speranza di vita alla nascita è la stessa del Mezzogiorno. Per la Liguria la provincia più longeva è Imperia, con una mortalità compresa tra 83,96 e 84,5 anni.

«In base ai recenti dati Istat riferiti al 2026 – spiegano nel rapporto – la struttura per età evidenzia un assottigliamento dei giovani e anche delle età centrali: i ragazzi fino a 14 anni sono circa 6,8 milioni (11,6% della popolazione), in diminuzione rispetto al 2025; la popolazione in età attiva (15-64 anni) scende a 37,3 milioni (63,2%). Al contrario, cresce la componente anziana, con quasi 14,8 milioni di over 65 (25,1%), aumentata di oltre 240 mila persone. In forte espansione anche le fasce più anziane: gli ultra-ottantacinquenni superano i 2,5 milioni, mentre gli ultracentenari raggiungono circa 24.700 individui. Si tratta di numeri imponenti che non possono non rappresentare una sfida per il sistema di welfare e, più in generale, per il Paese».

Le necessità variano da regione a regione

L’analisi fornita da Assindatcolf fa un quadro anche delle necessità dei territori, e, come per le stime del fabbisogno, variano molto da regione a regione. Per il 2027 si stima che le regioni con il maggior numero di over 65 che necessitano aiuto sul totale degli over 65 siano più rilevanti nel mezzogiorno, con quote che sfiorano il 20%. Tra le nostre regioni ad avere il dato più basso – anche a livello nazionale – è la Lombardia, con una quota tra l’11,78% e il 12,22%. Piemonte e Liguria arrivano a sfiorare quota 13,5%. Le nostre regioni sono quelle con più manodopera (anche straniera) per via della strutturazione del welfare familiare, al sud decisamente più presente (sono le famiglie a farsi maggiormente carico delle persone non più autosufficienti). La riprova di questo è che le regioni del nord sono quelle con la quota maggiore di persone di 65 anni o più che ricorrono ad aiuto a pagamento, sul totale delle persone di 65 anni o più della stessa zona. Si arriva a quota 50%, senza tuttavia totalizzare il record, che rimane in capo alle regioni del Centro Italia, Lazio in testa (con il 52,52%).