Lo studio Teha Group

Nel Paese è allarme povertà e disagio sociale, ma Piemonte e Valle d’Aosta vanno meglio

L'emergenza coinvolge quasi una famiglia italiana su 4.

Nel Paese è allarme povertà e disagio sociale, ma Piemonte e Valle d’Aosta vanno meglio

Povertà ed esclusione sociale nel nostro Paese sono una vera emergenza: si calcola, infatti, che riguardi il 22,6% della popolazione, il settimo valore più elevato tra i 27 stati membri dell’Unione europea. In Piemonte la situazione è in miglioramento su diversi indicatori, ma l’Italia rimane il Paese con il divario territoriale interno più elevato di tutti i 4 grandi Paesi europei presi in considerazione dallo studio di TEHA Group. Tra il Nord e il Sud del paese sono infatti quasi 40 punti percentuali di differenza (37,1, per la precisione) e quattro regioni meridionali (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia) tra le peggiori 10 regioni dell’Unione Europea.

Il focus sul Piemonte

Lo studio analizza poi la situazione del Piemonte e della Valle d’Aosta, tramite un apposito tableau de board specifico che confronta diversi indicatori per evidenziare miglioramenti o peggioramenti delle strutture che determinano variazioni nell’ambito di studio.

«Per il Piemonte – scrivono gli studiosi – la percentuale di famiglie a bassa intensità lavorativa pari al 4,5% e in calo di 2,5 punti percentuali è un segnale importante sotto diversi profili. Innanzitutto, le famiglie in cui si lavora poco o in modo discontinuo sono quelle più esposte a povertà, instabilità economica e fragilità sociale. Un calo così marcato evidenzia come una quota crescente di nuclei familiari ha trovato sbocchi occupazionali più stabili o ha incrementato il numero di componenti occupati. Il dato può riflettere sia una maggiore capacità del tessuto produttivo piemontese di assorbire forza lavoro, sia l’effetto di determinate politiche attive (servizi per l’impiego, incentivi alle assunzioni, misure di conciliazione vita–lavoro) che rendono più facile per i membri della famiglia entrare o rientrare nel mercato del lavoro».

Lo studio evidenzia aspetti molto specifici:

«In riferimento alle politiche sociali, il miglior posizionamento del Piemonte tra le otto Regioni del Nord Italia risulta con riferimento all’indicatore degli stranieri che non hanno completato l’istruzione secondaria di secondo grado, dove si posiziona al quinto posto con il 46,9%, mostrando però un netto miglioramento negli ultimi 5 anni (var. 2020-2024 pari a -6,5 punti percentuali). Tale andamento suggerisce un rafforzamento dell’efficacia delle politiche di inclusione scolastica e dei programmi di sostegno educativo rivolti agli studenti con background migratorio e genera risvolti positivi rilevanti sia sul piano sociale sia su quello economico: una maggiore permanenza nel sistema educativo infatti si traduce in un innalzamento delle competenze di base, in un miglior inserimento nel mercato del lavoro e, nel medio periodo, in una riduzione del rischio di marginalità e vulnerabilità familiare e quindi una maggiore coesione sociale».

«La Valle d’Aosta – continua l’analisi – con il 36,7% di adulti 25-64 anni che hanno al massimo un’istruzione secondaria di primo grado, risulta la regione con il valore più elevato del Nord Italia, collocandosi nettamente al di sopra sia della media del Nord Italia (29,9%) sia del Piemonte (32,5%). Trattandosi di un reverse indicator – per cui valori più alti corrispondono a livelli di istruzione mediamente più bassi – tale posizionamento evidenzia una criticità strutturale: una quota molto ampia della popolazione adulta valdostana presenta un livello di istruzione ridotto, potenzialmente limitante per l’accesso a lavori qualificati e per la partecipazione ai processi di innovazione. Sebbene negli ultimi cinque anni la regione mostri un miglioramento contenuto (pari a –1,8 punti percentuali), questo progresso risulta più lento rispetto a quello registrato dalle altre regioni del Nord, le quali riducono la quota di adulti poco istruiti con intensità maggiore (fino a –4,0 punti percentuali in Veneto e –3,8 punti percentuali in Piemonte e Lombardia)».

«L’Italia – conclude lo studio presentato durante uno degli eventi correlati all’imminente Salone del Libro di Torino – è considerata dalla Commissione europea come Paese soggetto a potenziali rischi per la convergenza sociale considerando otto indicatori critici, ovvero: tasso di occupazione (20-64 anni); divario occupazionale di genere (20-64 anni); reddito lordo disponibile familiare reale pro-capite; efficacia dei trasferimenti sociali (escluse le pensioni) nella riduzione della povertà; tasso di rischio di povertà o esclusione sociale; tasso di rischio di povertà o esclusione sociale tra i minori (0–17 anni); rapporto tra la quota di reddito del quintile più alto e del quintile più basso della popolazione; individui con almeno competenze digitali di base».