L'approfondimento di Silviano Di Pinto*

Il nuovo ruolo dei Confidi dopo la Legge annuale PMI 2026

*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”.

Il nuovo ruolo dei Confidi dopo la Legge annuale PMI 2026

di Silviano Di Pinto*

Il mio pensiero sui Confidi si inserisce in una fase di profonda trasformazione del sistema finanziario italiano, soprattutto nel rapporto tra credito, Piccole e Medie Imprese (PMI), territorio e innovazione. La Legge annuale sulle PMI 2026, legge 11 marzo 2026, n. 34, entrata in vigore il 7 aprile 2026, rafforza questa prospettiva, dedicando uno spazio specifico al riordino dei Confidi.

Il punto centrale è che i Confidi non possono più essere considerati soltanto strumenti di garanzia collettiva. Devono evolvere in soggetti più strutturati, digitali, consulenziali e capaci di accompagnare le imprese in un mercato del credito sempre più selettivo.

Secondo me, il modello storico basato sulla garanzia a favore delle banche conserva valore, ma non è più sufficiente. Per anni i Confidi hanno rappresentato un ponte tra PMI e sistema bancario; oggi, però, devono diventare veri partner finanziari integrati. La legge n. 34/2026, all’articolo 7, delega il Governo al riordino della disciplina dei Confidi, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo, rafforzare il sistema delle garanzie e mantenere la connotazione mutualistica. La riforma punta anche a favorire aggregazioni, maggiore solidità patrimoniale, revisione dei requisiti per i Confidi iscritti all’albo ex art. 106 TUB e ampliamento delle attività consulenziali a favore delle imprese consorziate o socie.

In questa prospettiva, il Confidi del futuro dovrà mantenere il legame con il territorio, ma acquisire maggiore capacità tecnica, digitale, patrimoniale e organizzativa. Non basterà più conoscere l’impresa: occorrerà anche saper dialogare con banche, vigilanza, normativa e strumenti finanziari evoluti.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il passaggio dalla garanzia alla consulenza. Il Confidi non dovrà intervenire solo quando l’impresa richiede credito, ma accompagnarla nella comprensione del fabbisogno finanziario, nella scelta degli strumenti più adatti, nella preparazione della documentazione e nel rafforzamento del merito creditizio. La digitalizzazione diventa, quindi, decisiva. Processi più rapidi, piattaforme integrate, raccolta automatizzata dei documenti e sistemi evoluti di scoring possono ridurre i costi istruttori e rendere i Confidi più efficienti e competitivi.

La Legge annuale PMI richiama inoltre l’integrazione interconsortile. Il sistema, storicamente frammentato, dovrà affrontare sfide sempre più complesse: vigilanza, compliance, tecnologia, consulenza specialistica e gestione avanzata del rischio. Aggregarsi non significa perdere il rapporto con il territorio, ma costruire strutture più solide mantenendo la prossimità con le imprese.

Il ruolo dei Confidi nella nuova finanza per le PMI sarà importante solo se sapranno assumere una visione sistemica, integrata e circolare delle normative civilistiche, bancarie, agevolative, prudenziali ed ESG. Il Confidi moderno dovrà saper collegare garanzie, credito bancario, finanza agevolata, fondi pubblici, criteri ESG, adeguati assetti organizzativi e valutazione prospettica del merito creditizio. In questo quadro, il Confidi può diventare un vero advisor specializzato, capace di aiutare la PMI a predisporre business plan, piani economico-finanziari, budget di tesoreria, analisi dei flussi di cassa, simulazioni di sostenibilità del debito e analisi degli scostamenti. Le Linee Guida EBA sulla concessione e il monitoraggio del credito rafforzano questa impostazione, poiché richiedono una valutazione non solo storica, ma anche prospettica e continuativa della capacità dell’impresa di rimborsare il debito.

Il Confidi può quindi diventare il ponte qualificato tra banca e impresa: da un lato interpreta le richieste degli intermediari finanziari, dall’altro aiuta la PMI a rappresentare correttamente la propria affidabilità.

La modernizzazione, tuttavia, non deve cancellare l’identità dei Confidi. La loro forza resta nella mutualità, nella relazione diretta con le imprese e nella conoscenza del territorio.
La mia visione è quindi quella di un Confidi che innova senza snaturarsi: più digitale, più competente e più strutturato, ma ancora radicato nella logica mutualistica. In conclusione, la Legge annuale PMI 2026 conferma l’urgenza di una nuova fase. I Confidi non possono più limitarsi alla garanzia tradizionale, ma devono diventare piattaforme territoriali di finanza integrata. Il Confidi del futuro sarà il partner che aiuta la PMI a crescere, pianificare, accedere al credito, migliorare il proprio merito creditizio e presentarsi al mercato finanziario con maggiore consapevolezza.

*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”