Nel Nordovest il Pnrr si gioca una partita decisiva non solo sul piano infrastrutturale, ma soprattutto su quello dell’occupazione, della formazione e della tenuta sociale. Qui si concentrano distretti industriali avanzati, grandi poli logistici e manifatturieri, università, centri di ricerca e una domanda crescente di competenze tecniche specializzate. Proprio per questo, le misure del Piano dedicate al lavoro, agli Its e ai servizi educativi assumono nel Nordovest un valore cruciale. Il rapporto «Pnrr Watch» di Assonime e Openpolis evidenzia però un quadro fatto di luci e ombre. Da un lato, il Programma Gol ha restituito centralità ai Centri per l’impiego e ampliato il numero di utenti coinvolti nelle politiche attive. Dall’altro, persistono difficoltà nel trasformare la presa in carico dei lavoratori fragili in occupazione stabile e qualificata. Una criticità che nel Nordovest pesa particolarmente: qui il mercato del lavoro continua a richiedere figure tecniche e professionali altamente specializzate, mentre molte imprese denunciano carenza di competenze adeguate. Il nodo degli Its è emblematico. Il sistema degli Istituti tecnologici superiori dovrebbe rappresentare il ponte tra formazione e industria, soprattutto in territori come la Lombardia e il Piemonte, dove automotive, meccatronica, aerospazio, logistica e transizione digitale stanno ridefinendo il tessuto produttivo. Eppure, nonostante gli 1,5 miliardi previsti dal Pnrr, l’avanzamento dei progetti resta lento e la spesa effettiva ancora molto contenuta; un quarto dell’offerta è comunque concentrato negli Its Academy della Lombardia. Oltre il 46% degli interventi risulta fermo tra aggiudicazione ed esecuzione. Una situazione che rischia di rallentare proprio quella trasformazione industriale di cui il Nordovest avrebbe maggiore bisogno per mantenere competitività a livello europeo. Anche sul fronte dei servizi educativi emergono ritardi significativi. Gli investimenti destinati ad asili nido, scuole dell’infanzia e mense scolastiche dovrebbero favorire soprattutto l’occupazione femminile e la conciliazione tra lavoro e vita privata. Nel Nordovest, dove il tasso di occupazione femminile è mediamente più alto rispetto ad altre aree del Paese ma ancora distante dagli standard europei, queste misure potrebbero avere un impatto importante. Tuttavia, l’aumento dei costi delle materie prime, i rallentamenti amministrativi e le difficoltà di rendicontazione stanno frenando numerosi progetti.
In Liguria e Piemonte, a esempio, molti comuni di dimensioni medio-piccole stanno incontrando difficoltà operative nel rispettare le scadenze del 2026. Il problema più ampio, sottolinea il rapporto, riguarda però la governance complessiva del Piano. Mancano dati aggiornati e accessibili: le piattaforme informatiche restano frammentate e il monitoraggio appare ancora parziale. Una criticità che nel Nordovest rischia di tradursi in una gestione disomogenea delle opportunità: grandi città e territori industriali più strutturati riescono ad avanzare con maggiore velocità, mentre aree periferiche o amministrazioni meno attrezzate faticano a tenere il passo. Il rischio concreto è che il Pnrr, nato anche per ridurre i divari territoriali e sociali, finisca per accentuarli. Nel Nordovest questo significa vedere crescere ulteriormente la distanza tra metropoli attrattive come Milano o Torino e territori già fragili, dalle aree interne liguri fino a parte delle province industriali in riconversione. Eppure, proprio il Nordovest potrebbe diventare il laboratorio più avanzato per misurare l’efficacia reale del Piano ma la scadenza si avvicina.
Il rapporto congiunto tra Assonime e Openpolis
Pnrr e occupazione nel rapporto di Assonime e Openpolis: nel Nordovest oltre il 46% degli interventi risulta fermo tra aggiudicazione ed esecuzione
Qui si concentrano distretti industriali avanzati, grandi poli logistici e manifatturieri, università, centri di ricerca e una domanda crescente di competenze tecniche specializzate.