Cultura

Il destino fatale è il fulcro della nuova stagione del Teatro Regio

A ottobre parte il progetto dedicato al Verismo.

Il destino fatale è il fulcro della nuova stagione del Teatro Regio

«Fatale» è il titolo e il tema del percorso del nuovo cartellone del teatro Regio di Torino, nel segno dell’ineluttabilità del destino e delle passioni più estreme, dove la tensione tra amore e pericolo, eros e thanatos, rivela come proprio nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano. Quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza e un capolavoro barocco.

L’inaugurazione, il 15 ottobre, è affidata a un inedito progetto Verismo, che trasforma il Regio in un laboratorio creativo per riscoprire le radici di un’estetica che appartiene anche al nostro tempo. Il celebre dittico «Cavalleria rusticana/Pagliacci» apre la strada a due titoli di rara esecuzione, «La bohème» di Ruggero Leoncavallo e «Iris» di Pietro Mascagni. Il Direttore musicale Andrea Battistoni guida l’intera tetralogia – 22 recite in poco più di un mese – e torna a febbraio per «La traviata», confermandosi figura cardine del percorso artistico del Teatro.
Ampio spazio alla danza, che esplora il corpo e il mito attraverso le eccellenze del gala Roberto Bolle and Friends, il viaggio stilistico del Tokyo Ballet (dalla purezza classica del Regno delle ombre al genio di Béjart nel Sacre du printemps, preceduti dalla prima italiana di Kaguyahime di Jo Kanamori su musica di Claude Debussy) e la fiaba natalizia senza tempo dello «Schiaccianoci» nell’interpretazione del Balletto dell’Opera di Tbilisi. Tornano registi profondamente legati al Regio: Robert Carsen, che chiude la stagione con il suo Evgenij Onegin; Arnaud Bernard, autore della trilogia Manon con un nuovo allestimento di Carmen; Jacopo Spirei, chiamato a creare una nuova Traviata; Daniele Menghini, il nuovo sguardo sulle opere di Mascagni. Accanto a loro, i debutti di Francesco Micheli, regista dei titoli di Leoncavallo; Nicola Raab, autrice di Edgar, coprodotto con l’Opéra de Nice; e Kornél Mundruczó, al Regio con Salome. Sul podio si alternano bacchette di rilievo internazionale come Daniel Oren, Carlo Rizzi, Gianluca Capuano, Valentin Uryupin e Axel Kober.

Una Stagione d’opera è anche e soprattutto un importante crocevia di voci: la prossima conta ben 30 debutti al Regio e il ritorno di interpreti fortemente legati al teatro e amati dal pubblico, tra cui Gregory Kunde, Ekaterina Bakanova, Erika Grimaldi, Roberto Frontali, Barno Ismatullaeva, Erwin Schrott e Dmitry Korchak.

«Nell’arco di un’esistenza, esiste un istante preciso in cui l’individuo, pur rivendicando la propria libertà, si scontra con l’ineluttabilità di un disegno superiore: come suggerisce André Malraux, è il confine ultimo che trasforma la vita in destino. Una tensione che affonda le sue radici nella tragedia greca, dove domina il fato: l’uomo non è un’entità autonoma né veramente libera, non può sfuggire al proprio destino e ogni suo tentativo di eluderlo lo rende, paradossalmente, artefice stesso di quell’esito che cercava di scongiurare. Lungo questo crinale tra libero arbitrio e predestinazione, la Stagione 2026/2027 del Teatro Regio indaga il Fatale come momento cruciale dell’esperienza umana e fulcro della creazione teatrale e musicale – afferma il sovrintendente Mathieu Jouvin – Mentre viviamo tendiamo costantemente alla nostra libertà; eppure, guardando indietro, ogni passo appare come il tassello necessario di un mosaico già tracciato. E’ in questa tensione a cambiare quel tracciato che si innesca lo slancio vitale senza il quale ogni storia cesserebbe di raccontarci qualcosa; così nell’opera, la grandezza dei personaggi brilla proprio nella loro magnifica e disperata resistenza contro un destino segnato, in quell’unione magnetica tra poli opposti, tra amore e pericolo, tra eros e morte, che costituisce la linfa vitale della grande cultura europea. Epicentro di questa indagine è il progetto Verismo. La programmazione offre un’esperienza immersiva e modulabile: distribuite nell’arco di cinque settimane, le opere saranno fruibili anche come ciclo in tre giorni consecutivi nei primi due weekend di novembre, trasformando Torino in una meta privilegiata per un viaggio nel cuore del Verismo. Il piacere per l’opera nasce, oltre che dall’incontro con la bellezza, dal vivere un’esperienza che permette di riconoscere pulsioni e tabù attraverso lo specchio del dramma di personaggi in cui ci riconosciamo. In un’epoca di interazioni filtrate, siamo convinti che questo bisogno di autenticità sia interessante per tutti, anche per i giovani, la cui presenza è in costante crescita. Un interesse confermato dal successo del nostro lavoro, testimoniato da un tasso di riempimento medio della sala che ha raggiunto il 92%. L’invito è a lasciarsi toccare da ciò che è inevitabile: proprio nell’incontro con il destino che si scopre la misura più alta della nostra libertà».