Il futuro non è più una proiezione. È già dentro la città: «Torino Fringe Festival 2026», dal 19 al 31 maggio, lo osserva da vicino e lo trasforma in materia scenica. A 100 anni esatti dall’ambientazione di Metropolis, il capolavoro visionario di Fritz Lang, la 14ª edizione assume quella visione come lente per leggere il presente: una città divisa, attraversata da sistemi produttivi, tensioni sociali, trasformazioni tecnologiche e nuove forme di disuguaglianza. Non una distopia, ma una condizione reale. Dentro questo scenario si inserisce un programma che lavora sulle fratture del contemporaneo.
Il lavoro e la precarietà emergono con forza in «Pomodoro», racconto satirico sullo sfruttamento e in Blasé, dove un giovane lavoratore si muove dentro una catena produttiva disumanizzante fino a ribaltarne le logiche. Tutte le cose più grandi di me restituisce invece lo sguardo di una generazione cresciuta nell’instabilità, mentre Sottobanco entra nel sistema scolastico come luogo di crisi e formazione. La città come spazio di tensione attraversa «Senza motivo apparente», che da un fatto locale si allarga a una riflessione sociale più ampia, e «Ho rapito Paolo Mieli», che interviene sul rapporto tra informazione e costruzione del reale. Il tema individuo-sistema, centrale in Metropolis, si riflette nelle riscritture: «Mono» rilegge Kafka come dispositivo sulla perdita di libertà, mentre «Pluto e Giusti?» riportano Aristofane e Camus nel presente. Attorno a queste linee si costruisce un percorso fluido, che attraversa linguaggi e generazioni, con una presenza forte di artisti under 35 e un dialogo costante tra scena e spazio urbano.
«Scegliamo di attraversare il presente con uno sguardo lucido e necessario – spiega Cecilia Bozzolini, presidente e direttrice del Torino Fringe Festival – Il programma 2026 si muove dentro le fratture del contemporaneo, interrogando i sistemi produttivi, le disuguaglianze, le nuove identità e il rapporto tra umano e tecnologia. Lo fa mantenendo fede alla propria natura: un festival diffuso, accessibile, multidisciplinare, che porta le arti performative fuori dai luoghi convenzionali e dentro la vita quotidiana, costruendo un dialogo diretto con il pubblico e il territorio. Accanto alla ricerca artistica, continuiamo a investire sul sostegno alle nuove generazioni e sulla creazione di opportunità concrete di crescita e circuitazione, rafforzando il nostro ruolo di piattaforma per la scena indipendente contemporanea. In un momento storico segnato da profonde trasformazioni, crediamo che il teatro e le arti possano essere strumenti fondamentali per comprendere, immaginare e abitare il cambiamento. Ringraziamo le istituzioni, i partner, gli artisti e il pubblico che ogni anno rendono possibile questo progetto, condividendo con noi una visione che mette al centro la cultura come spazio vivo, necessario e in continua evoluzione».
«La scelta di confrontarsi con il tema di Metropolis – – aggiunge Marina Chiarelli, assessore alla Cultura Regione Piemonte – restituisce con forza il ruolo della cultura come spazio di interpretazione del nostro tempo: un luogo in cui leggere le trasformazioni sociali, interrogare le disuguaglianze, riflettere sul rapporto tra innovazione e umanità. Sostenere manifestazioni come il Fringe significa investire su creatività, sperimentazione e nuove generazioni di artisti, rafforzando Torino e il Piemonte come territori in cui la cultura non solo produce bellezza, ma genera pensiero, inclusione e crescita civile».