L'inchiesta sulle aggressioni in corsia

Claudio Delli Carri: «Non siamo più di fronte a episodi isolati: non è tollerabile»

L'intervento del sindacalista di Nursing Up.

Claudio Delli Carri: «Non siamo più di fronte a episodi isolati: non è tollerabile»

«Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una normalizzazione del rischio: oggi entrare in pronto soccorso significa accettare che la violenza possa far parte del turno di lavoro. E’ una contraddizione sempre più insostenibile: mentre si celebra la sicurezza sul lavoro, chi lavora in sanità viene lasciato solo davanti a situazioni di pericolo reale», afferma Fausto Russo, segretario aziendale Nursing Up Asl Città di Torino.

Il sindacato Nursing Up richiama con forza la necessità di interventi immediati e strutturali per contrastare un sistema sanitario sempre più̀ sotto pressione. Gli infermieri rappresentano oggi la categoria più colpita dalle aggressioni nel sistema sanitario e sono tra le più esposte a episodi di violenza nell’intero mondo del lavoro. Nel 2025 le aggressioni contro infermieri hanno superato quota 130mila episodi l’anno, con un aumento del 4% rispetto ai circa 125mila casi rilevati negli anni precedenti.

«Come si può parlare di Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro (fissata il 28 aprile) se, nei luoghi di lavoro, la sicurezza non esiste? Stiamo scivolando verso una pericolosa normalità, in cui la violenza rischia di essere percepita come parte del lavoro. Ma non lo è e non può diventarlo. Quando un professionista sanitario viene aggredito mentre sta curando, non e solo un fatto di cronaca: e un fallimento organizzativo e istituzionale – sostiene Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta – Senza sicurezza non esiste sanità pubblica. Uno Stato che non tutela chi cura ha già fallito. E senza sicurezza, il diritto alla salute resta uno slogan vuoto. Non si tratta di un “fenomeno”, ma di una piaga e al momento non vi è una vera presa in carico da parte della Regione. Ci sono interventi spot che non sono né preventivi né risolutivi. Chiediamo un tavolo regionale per l’analisi dei dati e la messa in campo di interventi efficaci. Non possiamo attendere che “scappi il morto” per agire davvero».

Per il segretario regionale, il problema nasce dall’emulazione ed è ancora più grave di quanto si possa già percepire e comprendere perché vi è il sommerso:

«Ripetiamo di segnalare e denunciare, ma chi lo fa resta la punta dell’iceberg. La violenza non è solo fisica ma anche verbale e le leggi punitive del legislatore non hanno avuto successo. Gli interventi delle forze dell’ordine avvengono quando la violenza si è ormai consumata: la necessità è quella di evitare la violenza».

In che modo? Per Delli Carri bisogna rafforzare la rete territoriale sanitaria per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso, soprattutto quando non serve realmente ai pazienti.

«Bisogna replicare il modello di Asti che ha un intervento immediato rispetto alle violenze: per quelle che durano a lungo (e abbiamo casi di personale barricato con intere famiglie che sfasciavano il pronto soccorso) è risolutivo. E anche il personale di sorveglianza deve avere un contratto che permetta l’intervento, altrimenti non ha utilità – precisa il segretario – Noi non andiamo in guerra ma a lavorare in ospedale e non prendiamo un’indennità per le “botte”. E ci sono episodi calcolati e studiati, come quelli di soggetti che arrivano il giorno successivo all’evento contestato e si dirigono verso il personale per picchiarlo… Non è tollerabile».