La ricerca

Secondo OpenPolis anche nel Nordovest cresce il numero dei diplomati

«Per quanto l’incidenza sia in crescita - spiegano da Openpolis - per i figli dei diplomati (+2,4 punti percentuali rispetto al 2023), si tratta di un valore ancora ampiamente al di sotto di quello riportato tra le famiglie con genitori laureati».

Secondo OpenPolis anche nel Nordovest cresce il numero dei diplomati

Aumentano le persone che hanno almeno un diploma. Anche nel Nordovest. La ricerca condotta da Fondazione OpenPolis – con i bambini su dati Istat ha preso in considerazione i dati raccolti tra il 2019 e il 2022, rilevando come l’istruzione sia un punto fondamentale nella crescita della popolazione e nei livelli occupazionali. Tra i capoluoghi del Nordovest gli incrementi più significativi si registrano a Bergamo e Monza: l’incremento di persone in possesso di un titolo di studio terziario (ossia una laurea) qui è aumentato di almeno 5 punti percentuali. Dove, invece, si sono registrati gli aumenti più bassi del Nordovest c’è Imperia: nel triennio la voce specifica è cresciuta solo dello 0,8%. La ricerca mette in correlazione questi dati anche con la differenza del tasso di occupazione, che nei capoluoghi del Nordovest è negativa solamente a Vercelli, ma di molto poco (-0,1%).

A livello nazionale «ci sono sei comuni capoluogo che registrano un calo – scrivono gli autori di OpenPolis – seppur contenuto entro il punto percentuale. Le diminuzioni maggiori si registrano a Macerata (-0,6, da 48,6% a 48%), Cesena (-0,3, da 50,7% a 50,4%), Fermo (-0,3, da 46,5% a 46,2%)».

La situazione non è omogenea

Per quanto i grandi numeri siano chiari, ci sono delle realtà dove si registrano delle controtendenze. I dati negativi si possono spiegare solamente nel dettaglio delle caratteristiche locali, nel tessuto imprenditoriale dei territori. E’ il caso, per rimanere nel Nordovest, di Vernazza (La Spezia), dove, sebbene l’istruzione terziaria abbia registrato una progressione positiva di 6,7%, la differenza dell’occupazione è fortemente negativa (-4,8%). O ancora, si riscontra un saldo negativo nella differenza del livello di istruzione terziaria a Mezzanego (Genova), dove dal 2019 al 2022 i laureati sono diminuiti del 2,4% (e l’occupazione cala dell’1,6%). O ancora, spostandosi in Piemonte, a Montalbone (Asti), dove l’istruzione terziaria registra una differenza di -7,8% e l’occupazione di -6,1%. Non mancano casi opposti: a Rondanina (Genova) l’istruzione terziaria ha registrato un incremento del 23,5% e l’occupazione del 2,3%. In Lombardia, a Valleve (Bergamo) l’istruzione terziaria cala dell’8,4% ma l’occupazione guadagna il 3,1%.

Il livello di istruzione è legato a quello dei genitori

L’analisi della fondazione si sposta poi sui dati Istat relativi alle persone laureate a loro volta figli di almeno un laureato, e viene rilevato come nel 2024 la quota di figli 25-34enni con laurea è del 66,6% nelle famiglie con almeno un genitore laureato. Se almeno uno dei due genitori è al massimo diplomato la quota scende al 42,7%. Se invece i genitori possiedono al più un titolo di istruzione inferiore, la quota di 25-34enni laureati scende al 12,9%.

«Per quanto l’incidenza sia in crescita – spiegano da Openpolis – per i figli dei diplomati (+2,4 punti percentuali rispetto al 2023), si tratta di un valore ancora ampiamente al di sotto di quello riportato tra le famiglie con genitori laureati».

Così anche l’abbandono scolastico è più frequente nelle famiglie meno istruite

Di contro si verifica anche l’effetto opposto: l’abbandono scolastico è più frequente tra i figli di chi ha al massimo la licenza media.

«Nel 2024, il 22,8% dei giovani tra 18 e 24 anni con madre e padre aventi al massimo la licenza media ha abbandonato gli studi prima del conseguimento della qualifica o del diploma di scuola superiore. Questo valore scende al 5,3% per famiglie con almeno un genitore diplomato e all’1,2% in quelle in cui almeno uno ha una laurea. Queste dinamiche sono tipiche di quella che viene definita “trappola della povertà educativa”: la possibilità di seguire gli studi, e quindi di poter accedere a occupazioni più stabili, meglio pagate e con condizioni più vantaggiose, è strettamente legata alla condizione economiche e sociali della famiglia di origine. Spesso quindi chi nasce in una famiglia svantaggiata dal punto di vista economico più difficilmente potrà distaccarsi da una tale condizione con lo studio. Di fatto quindi questa condizione di svantaggio risulta ereditaria. Alla luce di questi dati, è importante avere un quadro chiaro di come si sviluppa la situazione nei territori italiani».