Analisi

Sanità e privati: Lombardia regina per spesa non per diffusione

I dati del Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici. In Piemonte le strutture accreditate hanno una diffusione media, in Liguria un ruolo più marginale.

Sanità e privati: Lombardia regina per spesa non per diffusione

Qual è il peso delle strutture private accreditate nei vari sistemi sanitari, sia per numeri che per impegno di spesa? Come si comportano le Regioni del Nordovest? Il Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici ha cercato di dare delle risposte analizzando il rapporto pubblico-privato delle varie amministrazioni regionali. I dati restituiscono uno scenario composito: il Piemonte vede un’alta diffusione del privato e una spesa sopra la media; la Lombardia un’alta spesa e diffusione media; la Liguria una bassa spesa e un ruolo contenuto.

Nel Servizio sanitario nazionale, il ricorso alle strutture private accreditate è ormai una componente strutturale. Le Regioni utilizzano questo strumento per integrare l’offerta pubblica, ridurre le liste d’attesa e garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tuttavia, il modo in cui questo equilibrio viene costruito varia sensibilmente, riflettendo scelte politiche, vincoli finanziari e capacità amministrativa. Gli ultimi dati Mef, relativi al 2023, mostrano una media nazionale della spesa per strutture private accreditate pari al 39,5%, ma con significative differenze tra i territori. Alcune Regioni, come Valle d’Aosta (30,8%) e Liguria (31%), presentano un’incidenza sensibilmente inferiore, mentre altre, tra cui Lazio (54,3%), Campania (53,1%), Puglia e Lombardia (51,5%), destinano oltre la metà della spesa sanitaria al privato accreditato.

Le nostre regioni

Il caso del Piemonte rappresenta uno degli esempi più evidenti: la Regione si distingue per la più alta diffusione di strutture private accreditate in rapporto alla popolazione (3,8 ogni 10mila abitanti), accompagnata da una spesa superiore alla media nazionale (44,5%). Questa combinazione indica un modello in cui il privato accreditato è ampiamente integrato nel sistema sanitario regionale, sia sul piano territoriale sia su quello economico. Non si tratta solo di una presenza capillare, ma anche di un utilizzo significativo di risorse pubbliche per finanziare tali strutture.

Diversa è la situazione in Liguria, dove l’incidenza della spesa per il privato accreditato si attesta intorno al 31%, ben al di sotto della media nazionale (39,5%): un modello più orientato, quindi, al rafforzamento del sistema pubblico, con un ricorso più contenuto al privato. La Liguria sembra quindi privilegiare una gestione più diretta dell’offerta sanitaria, limitando l’esternalizzazione dei servizi.

La Lombardia si distingue per un dato molto chiaro: l’incidenza della spesa per strutture private accreditate è tra le più alte in Italia, pari al 51,5%, ben sopra la media nazionale del 39,5%. Questo significa che oltre metà delle risorse destinate ai servizi sanitari viene assorbita dal privato accreditato. Tuttavia, questo primato nella spesa non si accompagna a una diffusione elevata delle strutture: il numero di strutture private accreditate per abitanti è infatti in linea con la media nazionale (circa 2,5 ogni 10mila abitanti). Una realtà, quindi, ad alta specializzazione, con prestazioni complesse e costose, che assorbono una quota significativa di risorse pubbliche. Nel dibattito pubblico, la Lombardia viene spesso considerata la “regina” della sanità privata ma i dati confermano solo in parte questa percezione: sì per il peso finanziario, no per la capillarità del servizio.