L’Economia del mare rappresenta una delle principali piattaforme economiche del Paese e la Liguria eccelle con 7 porti maggiori, di cui 3 di rilevanza nazionale; oltre 60 milioni di tonnellate di merci movimentate l’anno; 5 milioni di passeggeri, di cui 2,3 milioni crocieristi e 2,7 milioni traghetti l’anno; 1.300 posti barca per imbarcazioni oltre 24 metri, pari al 32,5% del totale nazionale.
Il valore complessivo nazionale dell’Economia del Mare è superiore a 216 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil italiano. La filiera impiega circa 1,1 milioni di occupati diretti e, considerando l’occupazione attivata lungo le filiere collegate, raggiunge circa 2,5 milioni di persone. Negli ultimi anni, la Blue Economy italiana è cresciuta 2,5 volte più velocemente dell’economia complessiva, confermandosi come motore di sviluppo economico e occupazionale.
A livello regionale, dunque, la Liguria si distingue per un’elevata specializzazione nell’Economia del mare, con valori nettamente superiori alla media nazionale. L’incidenza del 13,8% sul valore aggiunto regionale e del 15,4% sull’occupazione regionale ne fanno la prima regione italiana per concentrazione di attività legate al mare (Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere-OsserMare). L’elevata incidenza riflette la forte specializzazione territoriale, caratterizzata da una quota rilevante di attività costiere e marittime.
La Liguria concentra tutte le principali verticali della Blue Economy: porti, shipping, cantieristica navale e da diporto, servizi portuali, nautica e turismo del mare. La forza della regione deriva dalla capacità di integrare infrastrutture, imprese e istituzioni, con il coinvolgimento di operatori portuali, armatori e cantieristica. Ospita, inoltre, centri di formazione e ricerca specializzati: l’Università di Genova, l’Accademia della Marina Mercantile, il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
Occupazione
Nei prossimi anni la domanda di lavoro resterà elevata lungo tutta la filiera dell’Economia del Mare, implicando una domanda crescente di ingressi nei segmenti più dinamici, in particolare logistica e cantieristica, con fabbisogni di competenze tecniche e operative. Questa crescita della domanda si innesta su una base demografica sfavorevole e questo riduce la capacità del mercato interno di assorbire la crescita della domanda e sostituire i profili in uscita.
Le tre direttrici identificate per il futuro sono: semplificare, innovare, formare. Sono complementari e la loro efficacia dipende dalla capacità di attivarle in modo integrato, con governance chiara e obiettivi misurabili. L’Italia parte da una posizione di forza, leader in cantieristica e nautica, con un sistema portuale strategico nel Mediterraneo: la sfida non è costruire ex novo una Blue Economy, ma aumentare il valore catturato nei comparti in cui il Paese è già tra i leader, colmando il deficit di capitale umano che rappresenta il principale vincolo alla crescita.
«Lo sviluppo dell’Economia del Mare richiede un impegno congiunto tra istituzioni, imprese e sistema formativo – si legge nelle conclusioni del rapporto “Economia del Mare: il motore blu della crescita occupazionale” di Confindustria e Boston consulting group – Confindustria si pone come interlocutore privilegiato per tradurre le criticità in azioni concrete, favorendo il dialogo con i Ministeri competenti e promuovendo un ecosistema formativo, produttivo e normativo più moderno e competitivo, con l’obiettivo di fare del mare la leva strategica per la crescita occupazionale e industriale dell’Italia».