di Stefano Ribaldi*
Nato dall’esperienza autobiografica di Azar Nafisi narrata nell’omonimo libro, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 e visibile sulla piattaforma Paramount+, “Leggere Lolita a Teheran” è una sincera e toccante testimonianza sulla realtà del regime degli ayatollah e, allo stesso tempo, un manifesto di rivendicazione femminile unito a una dichiarazione d’amore nei confronti della letteratura, che si esalta per il proprio potere liberatorio e di crescita interiore.
Eran Riklis, già autore dei sensibili ritratti al femminile “Il giardino dei limoni” e “La sposa siriana”, resta fedele al romanzo, scegliendo un tono narrativo singolarmente e imprevedibilmente leggero, consapevole che la materia raccontata nella sua interezza e forza non ha bisogno di ulteriori sottolineature drammatiche.
Teheran, 1979: la professoressa Azar Nafisi torna nel nativo Iran insieme al marito ingegnere Bijan dopo molti anni passati all’estero a studiare, piena di aspettative per il futuro del suo Paese a seguito dell’appena avvenuta rivoluzione. La donna insegna letteratura inglese all’università e i suoi studenti, soprattutto le sue studentesse, la considerano un modello di autonomia e indipendenza. Ma il 3 agosto 1979 l’ayatollah Khomeini instaura il Governo provvisorio islamico, imponendo la sharia come legge dello Stato. Per Azar, significa essere costretta a indossare l’hijab mentre la lista di letture del suo corso viene censurata dalle autorità. Gli studenti maschi la contestano, al contrario le ragazze continuano ad appoggiarla. Un giorno, durante una protesta studentesca, due alunne vengono arrestate e sottoposte a torture, scomparendo dalla circolazione. Azar abbandona l’insegnamento universitario e decide di creare un circolo di lettura per donne che si riunisce segretamente a casa sua, al quale si iscrivono sette delle sue ex alunne. Leggeranno insieme i testi anglosassoni proibiti dall’ayatollah, come lo scandaloso “Lolita” e “Orgoglio e pregiudizio” che diventano occasione per condividere speranze e segreti.
Il film mostra non tanto e non solo la violenza fisica, quanto una violenza più subdola, strisciante, psicologica – ben rappresentata dall’inquietante scena in una sala da tè di Teheran tra Azar e il suo maestro anziano di letteratura e di vita – che provoca l’azzeramento totale della sfera privata e nega, soprattutto alle donne, il diritto di vivere come desidererebbero.
La storia si dipana per capitoli successivi negli anni drammatici che seguono la rivoluzione di Khomeini, riflettendo amaramente sull’impossibilità di dialogare con il fondamentalismo, che costringe la protagonista con tutta la sua famiglia a una malinconica e triste scelta di fuga.
“Leggere Lolita a Teheran” va oltre la semplice ricostruzione: è un toccante inno al valore catartico della letteratura e più in generale della cultura, la sola a permettere all’uomo di emanciparsi dal presente e di riconoscersi fratelli al di là di ogni confine.
*autore e produttore tv