di Silviano Di Pinto*
Il decreto firmato dai ministeri introduce criteri più stringenti per le garanzie pubbliche, senza costi extra per imprese e professionisti. Cambiano le regole per l’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Con un nuovo decreto firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, viene introdotto un “premio aggiuntivo” a carico degli istituti finanziatori, con l’obiettivo di rendere più sostenibile e selettivo l’utilizzo delle garanzie pubbliche. Il provvedimento si inserisce nel quadro della Legge di Bilancio 2025 e definisce modalità operative e criteri di calcolo di questo contributo, che dovrà essere versato dalle banche al Fondo entro il 30 giugno dell’anno successivo alla concessione delle garanzie.
Come funziona il nuovo meccanismo
Il “premio aggiuntivo” non si applica automaticamente a tutte le operazioni. Scatta solo quando l’importo complessivo delle garanzie concesse da un soggetto finanziatore supera determinate soglie. Il premio aggiuntivo non è dovuto qualora l’importo garantito totale non sia superiore al valore massimo tra il 30% del totale dei finanziamenti erogati e la soglia di esenzione che è pari 200 milioni di euro di finanziamenti erogati. Nel caso in cui l’importo garantito totale sia superiore al valore massimo tra il 30% del totale dei finanziamenti erogati e la soglia di esenzione, il premio aggiuntivo è dovuto solo per le quote di importo garantito totale in eccedenza rispetto al predetto valore massimo ed è calcolato come segue: a) lo 0,5% sulle quote di importo garantito totale comprese il tra 30% e il 60% del totale dei finanziamenti erogati ovvero, qualora la soglia di esenzione sia compresa tra il 30% e il 60% del totale dei finanziamenti erogati, lo 0,5% sulle quote di importo garantito totale comprese tra la soglia di esenzione e il 60% del totale dei finanziamenti erogati; b) l’1,5% sulle quote di importo garantito totale superiori al 60% del totale dei finanziamenti erogati, in aggiunta a quanto calcolato sulla base delle disposizioni di cui alla precedente lettera a), ovvero, qualora la soglia di esenzione sia superiore al 60% del totale dei finanziamenti erogati, l’1,5% sulle quote di importo garantito totale superiori alla soglia di esenzione. Al premio aggiuntivo dovuto è applicata una riduzione del 50% qualora la somma degli importi garantiti sui finanziamenti per i quali la garanzia è stata richiesta dal singolo soggetto finanziatore a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi del modello di valutazione disciplinato nella Parte IX, paragrafo A, delle disposizioni operative, e concessa nell’anno di riferimento, sia relativa ad almeno il 60% di soggetti beneficiari nelle fasce 3 e 4 del medesimo modello di valutazione.
Nessun aggravio per le imprese
Uno dei punti centrali del decreto è la tutela dei beneficiari finali. Il testo stabilisce chiaramente che il nuovo onere non potrà essere trasferito su PMI e professionisti, evitando quindi un aumento dei costi dei finanziamenti.
Obiettivi della riforma
La misura punta a: garantire una gestione più equilibrata del Fondo; responsabilizzare gli intermediari finanziari; favorire un uso più mirato delle garanzie pubbliche. In caso di mancato pagamento del premio, sono previste sanzioni fino alla sospensione temporanea dell’accesso al Fondo per gli istituti inadempienti.
Uno strumento chiave per l’economia
Il Fondo di garanzia resta uno dei pilastri del sostegno alle PMI italiane, facilitando l’accesso al credito soprattutto nei momenti di difficoltà economica. Con questo intervento, il Governo mira a rafforzarne la sostenibilità nel lungo periodo, senza penalizzare il tessuto produttivo.
Conclusione
Il nuovo decreto segna un cambio di passo nella gestione delle garanzie pubbliche: da un lato introduce una maggiore responsabilità per le banche, chiamate a contribuire in modo più proporzionato quando ricorrono in misura significativa al Fondo; dall’altro rafforza la tutela per le imprese, evitando che il nuovo premio aggiuntivo si traduca in maggiori costi a loro carico. Si tratta di un equilibrio delicato, perché il Fondo di garanzia resta uno strumento fondamentale per favorire l’accesso al credito delle PMI, soprattutto in una fase economica complessa. La sfida sarà garantire la sostenibilità del sistema senza ridurre la capacità delle banche di sostenere il tessuto produttivo italiano. Per questo motivo, l’attuazione del decreto sarà decisiva: il futuro del credito alle piccole e medie imprese dipenderà anche dalla capacità di mantenere insieme rigore finanziario, sostegno agli investimenti e protezione delle realtà imprenditoriali più fragili.
*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”