Il personaggio

Il prof. Fabrizio Modina: «Superman? E’ figlio di Ercole»

Vita, studi e passioni di Fabrizio Modina, docente di Mitologia Moderna a Torino La mostra «Superheroes» e le radici culturali e storiche dei nostri supereroi.

Il prof. Fabrizio Modina: «Superman? E’ figlio di Ercole»

Torinese, docente all’UniTo, collezionista, appassionato di arte: Fabrizio Modina dall’8 maggio al 29 settembre propone al Castello di Novara una nuova tappa della mostra «Superheroes – Le Origini del Mito» che ha già spopolato in tutto il mondo, perché «prima che esistesse Superman, c’era Ercole. Prima dei comics, c’era la Mitologia», un percorso tematico e cronologico che porta alla scoperta delle radici culturali e storiche dei moderni supereroi.

Lei è docente di Mitologia Moderna all’università: di quale materia si tratta e come la si insegna?

«Studiando storia dell’arte, spesso tendiamo a separarla in blocchi, quasi non ci fosse una continuità, una persistenza nel tempo di ciò che arriva dall’antichità. Ercole e Superman sono, invece, fondamentalmente lo stesso personaggio: se si guardano con occhio allenato e aperto a comprendere come non ci sia alcunché di completamente nuovo. Mitologia Moderna è un sistema di comunicazione e trasmissione culturale e valoriale; attraverso questa materia è possibile studiare arte e letteratura; fa riscoprire interessi, visitare musei, leggere “vecchi” libri con un approccio più leggero. Nulla è così “vecchio” da essere “superato”: nel nostro Dna abbiamo una quantità incredibile di informazioni che continuiamo a utilizzare».

Come si è avvicinato a questa materia?

«In modo graduale, attraverso l’amore per la storia e la storia dell’arte ma anche per ciò che è contemporaneo. Vi è un nesso logico che mi ha fatto “unire tutti i puntini” nati dalle idee, compresa la mia parte ludica, di collezionista e di professore impegnato ad approfondire i temi. Si studiano i miti del passato e intanto, oggi, stiamo creando la mitologia del nostro tempo con la moda, lo sport, la musica…».

Qual è il suo percorso di studi?

«Ho frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia, Pittura. Disegnavo ma ho abbandonato».

Quale messaggio trasmette ai suoi allievi?

«Dico loro che non hanno bisogno di volare o sollevare un grattacielo per essere supereroi. Basta difendere ciò che merita di essere difeso: un amico, un animale, un angolo verde; bisogna essere consapevoli di star facendo del nostro meglio e di utilizzare i nostri talenti per il bene delle persone con una maggiore empatia e sensibilità. Caratteristiche che sarebbe bello dimostrare anche sui social».

Le piace essere prof.?

«Insegno da 15 anni e quindi imparo da 15 anni. E’ fondamentale il confronto con le nuove generazioni: li vedo attenti e aprono universi. La materia che spiego li coinvolge e, spiegando in maniera cronologica, quando arrivo agli anni Settanta inserisco me stesso e, con gli anni Novanta, inserisco loro».

Ha fiducia nei giovani?

«Molta fiducia e speranza. Sono vittime di un mondo terribile che abbiamo costruito noi, compresa la mia generazione. Ho visto momenti di grande creatività, con un’economia capace di funzionare bene. I giovani non li hanno vissuti e sono bloccati dal punto di vista creativo; manca la sperimentazione. Per fornire un esempio: la moda è morta a livello di novità. Si disegna ciò che si vende e non si accetta il rischio, ci si “addormenta”. Come nel cinema dove si stanno producendo solo sequel e remake. Bisogna credere nei giovani, lasciarli liberi di lavorare e non avere paura di provare. Hanno il freno a mano tirato; io, da ex artista, quei freni non li ho mai avuti. Sono nato a Torino, ho vissuto in campagna ma non ho mai avuto timore di essere un “alieno” per i miei interessi e le mie passioni. I ragazzi sono spaventati. L’arte e la creatività, però, sono innate ed esploderanno di nuovo. Dopo i blocchi creativi, vi è la ripartenza. Aspettiamo nuovi protagonisti».

Ha un personaggio preferito?

«Ho letto talmente tante storie e nello stesso tempo lavoro per scoprire sempre qualcosa di nuovo: forse per questo non ho un personaggio preferito. Cerco stimoli, icone e nello stesso tempo mi impegno per trasmetterli. Non si può conoscere tutto ma è fondamentale rimanere aggiornati affinché non si crei un divario generazionale incolmabile. Occorre cogliere idee e suggestioni dai bambini e dai ragazzi anche se non si hanno gli stessi gusti».

E un eroe preferito?

«Il Dottor Strange, un mago sofisticato, con una visione estetica e psichedelica, creato alla fine degli anni Sessanta».

Influenze dal Giappone?

«E’ una fonte importante con i manga e l’animazione. Un mondo creativo in cui il Paese si identifica. Non sono mai stato, però, in Asia e spero di andarci».

Quanti “pezzi” possiede?

«Più di 20mila oggetti, non necessariamente da “spolverare”, magari percepiti come giocattoli ma sono opere che stanno nei musei e sono in continua evoluzione».

Pezzi che si vedranno nella mostra a Novara?

«La mostra è un sunto di tutto il mio percorso e racconta come i supereroi siano fenomeni sociologici con origini antiche. I miti greco-romani si sono evoluti e, come i loro antenati, possono compiere imprese incredibili. Ho pensato a due macro sezioni: una per la comprensione del concetto e una per mostrare opere di artisti, disegnatori e sceneggiatori, spesso sottovalutate».

E’ anche presidente della Fondazione M Cube: perché è nata?

«E’ nata con l’obiettivo di valorizzare e divulgare il patrimonio italiano legato alla Mitologia Moderna attraverso attività di ricerca, progettazione museale, didattica, archiviazione e conservazione. I musei possono attirare l’interesse delle persone e sfatare il pregiudizio che siano luoghi polverosi e noiosi. La Fondazione nasce anche per aiutarmi a gestire il mio patrimonio personale ed evitarne la dispersione».

Ha un libro sul comodino?

«Non libri per mancanza di tempo, tantissimi comics».

Piatto preferito?

«Marron glacé e poi la Nutella, un mito contemporaneo».

Hobby?

«Sono curioso. Amo viaggiare e visitare musei. Ho la moda nel Dna perché ho lavorato molto in quel mondo. Per rilassarmi mi dedico al montaggio di modellini e ascolto musica. Niente sport… un mondo alieno…».

Quali soddisfazioni nella sua carriera?

«Tutto il mio percorso è stato una bellissima avventura. Partendo da Torino, città che mi ha regalato grandi soddisfazioni, pensando a tutte le persone con le quali ho lavorato. E poi, la mostra  “Superheroes” che ha totalizzato più di 200mila visitatori in un tour che ha toccato San Diego, Tampere e Amburgo. La Finlandia mi ha commosso per partecipazione e ho scoperto un Paese incredibile. Sogno tappe a Parigi, Spagna e Asia».

Vive bene nella sua città?

«Ho sempre amato particolarmente Torino e non ho mai subito il fascino di Milano. Torino ha grandi potenzialità: prima aveva una parte aristocratica e una operaia; oggi una borghese piuttosto “inchiodata”, ferma, e una formata dalle nuove generazioni, che ha voglia di provare a vivere. Qui c’è il futuro della città».