E’ una cittadina che ospita “solo” 5mila abitanti ma offre un’incantevole vista sul Lago Maggiore e molteplici attrattive culturali.
Angera, vede risalire le sue prime testimonianze storiche di un insediamento continuativo già nel II secolo a.C. e in seguito avvenne la romanizzazione dell’area e anche dei cittadini dell’antico borgo. A 25 chilometri da Varese, sulla sponda lombarda del lago, merita la visita anche solo per la Rocca Borromea, o Castello di Angera, fatta costruire dalla nobile famiglia dei Visconti durante il XIV secolo. All’interno si trova anche il Museo della bambola e del giocattolo: oltre 1.400 bambole di ogni tipo e materiale sono distribuite in 12 sale nell’Ala Viscontea e Borromea e nell’oratorio. Alla collezione principale, si affiancano due sezioni monotematiche: le bambole e i giocattoli provenienti da culture extraeuropee, disposte nell’area delle scuderie, e una serie straordinaria di automi del Petit Musée du Costume di Tours che accende gli ingranaggi della fantasia e della creatività nelle tre sale al primo piano.
«Il percorso di visita nel Museo – si legge nella spiegazione – è scandito dal ritmo della storia e dell’avvicendarsi dei materiali utilizzati, dall’artigianato all’industria del giocattolo. Dalle prime bambole in legno e cartapesta a quelle in cera di produzione inglese e tedesca; dai modelli in porcellana e in biscuit corredati di una varietà eccezionale di accessori, agli esempi di bebè e alle pupe a bocca aperta come la Gibson Girl, prodotta nel XX secolo con lineamenti adulti. Non mancano i giochi di società (anche molto particolari come il gioco della messa o quello della pesca), i servizi da tè in miniatura, puzzle e tombole d’epoca. I tempi moderni sono quelli delle bambole in stoffa, feltro e metallo, vinile e materiali di ultima generazione. E delle bambole iconiche, fra tutte la celebre bambola di Shirley Temple e la Lilli che si può ritenere a tutti gli effetti antesignana della Barbie. A proposito, la Barbie Samantha Cristoforetti – tra le ultime arrivate – è la prova del cuore pulsante di questa collezione».
In un’altra ala del castello si trova il Museo dell’Abbigliamento infantile dove sono custoditi abiti realizzati dall’Ottocento fino alla metà del Novecento. Si possono ammirare la Sala della Giustizia, i giardini medievali e la famosa Sala delle Bambole, unica in Italia e tra le più prestigiose in Europa: ve ne sono più di 20, tutte appartenute alla principessa Bona Borromeo.
Ci spostiamo nel centro per visitare il Museo Civico Archeologico che custodisce numerosi reperti di epoca antica, romana e medievale che sono stati rinvenuti nel territorio. E’ ospitato all’interno di un edificio del Quattrocento: al pian terreno dell’edificio si trovano il Lapidario e la sala conferenze. Al primo piano sono esposti reperti preistorici e di epoca romana. Le prime vetrine di questa sezione custodiscono reperti rinvenuti durante gli scavi nel borgo. La seconda parte della sezione romana è dedicata alla Necropoli romana, situata presso l’attuale cimitero.
Considerando gli edifici religiosi, una tappa è d’obbligo al Santuario della Madonna della Riva, la cui costruzione ebbe inizio nel 1662, ma non fu mai terminata. Nel 1943, discutibili lavori di restauro della facciata, ormai pericolante, hanno alterato l’aspetto complessivo della struttura. Rimangono, comunque, visibili le mura originarie.
A completare il tour delle chiese di Angera, la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e la chiesa di Sant’Alessandro.
Particolare è l’oasi della Bruschera, zona umida che rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta allagata della Lombardia riconosciuta come sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale. L’oasi è a due passi dal centro di Angera facilmente percorribile sia a piedi sia in bicicletta lungo sentieri e strade sterrate ben segnalati che attraversano boschi, prati, stagni e canneti da cui si aprono incantevoli scorci sulla rocca, sul Porto Austriaco di Angera e sull’Isolino Partegora, un piccolo golfo abitato da uccelli acquatici. L’oasi della Bruschera ospita svariate specie di piante e costituisce un rifugio per diverse specie di anfibi, rettili, piccoli mammiferi e uccelli come aironi, folaghe, svassi, gallinelle d’acqua e altri uccelli migratori. La palude è accessibile da tre ingressi: uno da via Arena e due da via della Bruschera, nei pressi di un depuratore consortile dove è anche presente un capanno per il birdwatching.