Inchiesta: il Nordovest in trasferta a Vinitaly

Per la Lombardia livelli di produzione ed esportazione mai visti

Gualberto Ricci Curbastro, Mamete Prevostini, Emilio Mottolini e Sergio Cantoni: oltre 143 milioni di bottiglie (+16,3%) ed export a 331,5 milioni di euro (+7,1%).

Per la Lombardia livelli di produzione ed esportazione mai visti

La Regione Lombardia si è presentata a Vinitaly con numeri da record. Questi i dati: esportazioni da 331,5 milioni di euro, +7,1% sul 2024, in controtendenza rispetto al calo nazionale del 3,7%, oltre 143 milioni di bottiglie potenziali (+16,3%) prodotte dalla vendemmia 2025, con il 90,5% della produzione certificata a Denominazione di qualità, contro una media nazionale del 74%.

Moderatamente soddisfatto il parere di Gualberto Ricci Curbastro, produttore e vice presidente del Consorzio Franciacorta:

«Questa edizione del Vinitaly per la Lombardia è sicuramente come per le altre regioni italiane una fase di passaggio per la situazione internazionale. L’elemento però importante è che la base di partenza è salda e forte. L’anno scorso numeri del mercato si sono dimostrati costanti quindi volumi stabilii e prezzo medio addirittura leggermente in crescita con oltretutto un maggiore segnale positivo che arriva dai mercati esteri che per Franciacorta sono solo in crescita. Le prospettive per noi nel 2026 sono, comunque, positive. L’obiettivo è di mantenere il nostro posizionamento prezzo. Il riscontro dopo due giorni di fiera è di un sempre rinnovato interesse. La Franciacorta mantiene il suo appeal, lo fa chiaramente sul mercato italiano che per noi rappresenta la quota principale delle vendite; però direi che l’aspetto interessante resta questa crescita continua, costante, sui mercati esteri che si riflette anche nell’interesse che vediamo in fiera. Noi abbiamo mercati esteri molto consolidati che sono un po’ storici: la Svizzera, il Giappone, gli Stati Uniti e la Germania che sono forse oggi i mercati che, per diverse ragioni, soffrono. Si va dai dazi in America, ai tassi di cambio in Giappone, alle difficoltà economiche in Germania. Però, nonostante queste roccaforti, notiamo un interesse e una rinnovata attenzione su Franciacorta anche da parte di altri mercati che sono nuovi, in via di sviluppo».

Con lui parliamo anche dei dealcolati che in alcune realtà della Lombardia sono stati accolti favorevolmente.

«In Franciacorta non è un tema – assicura – Nel senso che Franciacorta è vino. Faccio fatica a definire i dealcolati dei vini e quindi ci limitiamo a parlare di vino».

Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di Tutela Vini di Valtellina analizza questo Vinitaly sotto diversi aspetti.

«Tutto il comparto vitivinicolo sta attraversando alcuni problemi. Siamo in un momento di riconversione, soprattutto nei consumi. Le cose positive sono che sempre di più, negli ultimi anni, la tipologia che la gente sta richiedendo nei vini rossi è la caratteristica principale del Nebbiolo Valtellinese. E questo ci fa molto piacere. Eleganza e finezza, unite poi alla straordinarietà del nostro territorio che è formato da più di 2.000 km di muretti a secco che sostengono 800 ettari di vigneto in mezzo alle Alpi aiutano. Una condizione favorevole che porta i produttori, tutti assieme, a promuovere, oltre chiaramente al proprio vino, anche il territorio. Questo è la dimostrazione che la strada che si sta percorrendo è giusta: l’importanza dei consorzi per certi territori. Io credo che per la Valtellina, una zona piccola e frazionata, sia fondamentale il Consorzio. Perché quando si arriva con un messaggio innanzitutto di territorio, il consumatore assume immediatamente un atteggiamento diverso rispetto al messaggio del singolo brand. Cosa che per noi avviene. L’unicità in questo caso ci porta in alta classifica, perché di paesaggi vitati collinari di pianura, sui laghi in tutta Italia ce ne sono a bizzeffe, ma quello Valtellinese è in pratica unico e vorrei dire irripetibile. Questo ci gratifica molto. Quindi non dobbiamo aver paura della recessione dei consumi, dei dealcolati, di tutte le problematiche come la campagna che il vino fa male. Queste sono problematiche che deve risolvere l’intero comparto del vino, non solo italiano ma internazionale. Ricordo che la Lombardia è la seconda regione più visitata d’Italia dopo il Veneto dai turisti. Dobbiamo riuscire a far conoscere a loro i nostri vini».

Emilio Mottolini, padre di Ludovico, titolare della Cantina Riter è per la prima volta al Vinitaly.

«Abbiamo accettato questa sfida proprio per provare e vedere di capire com’è questo mondo, perché siamo dei piccoli produttori. È stata un’esperienza interessante, abbiamo avuto modo di conoscere persone che sono interessate alla Valtellina. Il mio pensiero ma penso quello di parecchi produttori è quello che visti i numeri piuttosto bassi, visto il territorio bellissimo e unico, c’è bisogno di uscire e c’è bisogno di fare squadra .Dobbiamo presentare il nostro Nebbiolo chiavennasca in un certo modo. C’è bisogno di portare le persone, oltre ai consumatori, a cominciare dagli esportatori. I consumi sono diminuiti, c’è stato un rallentamento sicuramente in questi ultimi anni. Il problema è che non bisogna arrendersi a questo, ma andare a far promozione fuori, quindi dobbiamo uscire come Consorzio e lo stiamo facendo. La nostra forza è il vitigno Nebbiolo. Un vino che se rimane un anno di più in bottiglia migliora. Altre zone che non possono invecchiare soffrono molto di più».

Per Sergio Cantoni, direttore del Consorzio tutela Valcalepio, la fiera di Verona è un’esperienza sempre positiva:

«Quest’anno siamo venuti al Vinitaly con la solita grinta. La gente chiede vini meno difficili da bere. Vogliono prodotti in cui la soddisfazione del palato è immediata e non vogliono star lì a riflettere troppo su quello che bevono. Sono abituati a prodotti che gli sono serviti freddi, di pronta beva, che sono un poco anacronistici rispetto a quello che diceva il mondo del vino qualche tempo fa. Ma il mondo del vino deve capire che se vogliamo andare a prendere il consumatore giovane, abituato ad altri consumi, deve cedere su queste manie di protagonismo e dire: ti do qualcosa che soddisfi quello che tu vuoi. Lo vuoi bere freddo? Lo bevi freddo. Lo vuoi bere con il ghiaccio? Bevilo con il ghiaccio. Lo vuoi bere miscelato con qualcosa? Bevilo miscelato. Perché dobbiamo lasciare che il miscelato sia fatto con i liquori? Vediamo di farlo anche con il vino, creiamo mix con il vino che abbassano la gradazione alcolica. Così la gente ne beve un po’ di più e non abbiamo bisogno di andare a fare operazioni tipo la dealcolazione che costa e non è sostenibile economicamente. Fra i vini lombardi la Valcalepio può ancora crescere. Siamo un vino locale e oltre a Bergamo, Milano e le grandi città lombarde abbiamo una potenzialità enorme di espansione. Siamo sempre stati vocati per i rossi. Abbiamo fatto la seconda Doc che è Terre del Colleoni. Ci siamo indirizzati anche verso gli spumanti e verso i mono vitigni, soprattutto i bianchi che da noi, zona di collina vengono in maniera certamente interessante. Infine, stiamo spingendo moltissimo l’Incrocio Terzi che ha delle caratteristiche che lo rendono un prodotto sicuramente moderno».