“Vite in Riviera” è una rete d’impresa, nata nel 2015-2016 fra Savona e Imperia, che unisce oltre 25 aziende vitivinicole e olivicole del Ponente Ligure.
Il presidente, Massimo Enrico, guida questa sinergia che gestisce anche l’Enoteca Regionale della Liguria a Ortovero. Gli abbiamo chiesto quali sono le prospettive e i lati positivi e negativi del mondo vinicolo a questo Vinitaly:
«Quest’anno come rete d’impresa abbiamo realizzato uno stand con attese positive in termini sia di risultati sia di presenze. In questi giorni di fiera abbiamo notato un estremo interesse per i nostri vini, per denominazioni del Ponente Ligure. Basti pensare che nei primi due giorni di presenza abbiamo superato le degustazioni fatte nei quattro giorni dell’edizione dello scorso anno. Un forte interesse e una folta presenza, non solo italiani, ma anche visitatori da tutto il mondo. L’accesso al nostro stand ha registrato diversi operatori internazionali, importatori dalle aree più diverse del mondo, Stati Uniti compresi, nonostante le difficoltà che a vario titolo ci confermano esistere per il discorso dazi. L’interesse dei mercati verso i nostri prodotti è stato concreto, marcato verso il riconoscimento di un prodotto che ormai è consolidato nella qualità nelle varie sfaccettature delle denominazioni che riguardano la nostra terra».
Produzione sia di vini bianchi importanti, ma anche il Rossese di Dolceacqua: un’offerta più ampia di altre zone vocate solo a rossi o bianchi che può aiutare.
«Abbiamo due vitigni simbolo del nostro territorio – continua – Il Rossese di Dolceacqua, una Doc caratterizzante di una situazione storico-territoriale d’importanza del vino. Poi abbiamo il Pigato, il nostro vino bianco di riferimento che è coltivato dai primi Comuni della provincia di Genova fino al confine con la Francia. Ma il nostro territorio esprime anche tutta un’ampia gamma di prodotti che vanno dal Vermentino, che si ritrova anche nel Levante con altre caratteristiche, rispetto al Ponente. Abbiamo poi il Rossese di Albenga completamente diverso dal Rossese di Dolceacqua. Ricordo la Granaccia che è entrata nell’ultima variazione della Denominazione di origine come Doc vitale del Ponente. Non dimentichiamoci un fiore all’occhiello del nostro territorio, L’Ormeasco di Pornassio Doc, prodotto nell’entroterra di Imperia (Valle Arroscia e Argentina) nelle sue declinazioni più classiche come lo Sciatrà. Attenzione, da non confondere con lo Sciacchetrà delle Cinque Terre. Abbiamo un panorama di produzioni molto ampio che riesce veramente a identificare un territorio e a soddisfare tutti i palati nazionali e internazionali».
Luca Federici, con il fratello Andrea guida un’azienda storica della riviera ligure di Levante, “Baia del Sole” – Cantine Federici. Abbiamo analizzato a Vinitaly come si presenta e quali sono le principali criticità, ma anche gli aspetti positive del mercato vitivinicolo:
«Quest’anno si presenta molto bene dal punto di vista delle richieste, sia dei clienti italiani sia esteri: il Vermentino come vitigno vive un momento veramente interessante. Ci sono tantissimi aspetti che lo rendono un vitigno attrattivo per i nostri clienti sia nazionali sia internazionali. Ad esempio è un vitigno che si racconta molto bene ed è molto espressivo del territorio da cui proviene. Fa parte delle tipologie di vini oggi molto ricercate, prodotti di nicchia per conoscitori che vogliono qualità e unicità. I Colli di Luni sono sicuramente una zona molto piccola, un territorio unico e stretto fra le Alpi Apuane il mare, dove questo vitigno riesce a esprimere le sue massime caratteristiche. Non a caso i primi quattro Vermentini premiati a Vinitaly sono tutti vini dei Colli di Luni. Per noi è una grande soddisfazione e un grande traguardo portare in alto in un concorso internazionale, non solo questo, i nostri vini, pur provenendo da produzioni veramente di nicchia. La nostra azienda produce vino da quattro generazioni e quindi abbiamo un’esperienza nella valorizzazione di questo vitigno ormai piuttosto consolidata. Lo vinifichiamo in tantissime metodologie non solo in purezza, ma anche come passito e come metodo classico. Ci piace spaziare in tutte le sfaccettature possibili».
Tante richieste dall’estero ma quanto pesano i dazi statunitensi o i prezzi in aumento causa instabilità internazionale?
«Direi che i dazi hanno influito poco e niente, perché il mercato americano in questo momento non è un mercato principale nella nostra rete vendita. Noi e il Levante lavoriamo ancora prevalentemente in Italia e, sulla quota estera, direi molto bene sull’Asia e sul Centro Europa. Nonostante le condizioni del mercato non siano favorevoli, in realtà a questo Vinitaly abbiamo avuto tanti incontri con buyer americani che sono interessati all’acquisto di vini liguri. Quindi siamo positivi per il futuro».