Per il Piemonte la partecipazione a Vinitaly è stata come ogni anno cospicua dal punto di visita degli espositori. Per tastare il polso del momento commerciale abbiamo sentito alcuni dei protagonisti. A Massimo Grasso produttore di Monforte d’Alba abbiamo chiesto come si presentano al Vinitaly il Basso Piemonte e il mondo del Barolo, sua denominazione importante e “cartina tornasole” dell’interesse degli operatori.
«In questo momento il mercato del vino è in una fase un po’ delicata – risponde – Per il Barolo vedo che comunque l’interesse degli operatori non è mai mancato, anche dal punto di vista del pubblico “generalista”, nonostante le difficoltà economiche. Secondo me questo momento, come tutti quelli meno felici, si supererà. Il mercato ritornerà di nuovo a essere com’era prima. I nostri vini, che sono tipologie fortunatamente di un certo pregio e sono conosciuti in tutto il mondo, non avranno grandi problemi».
Si parlava per il Basso Piemonte del rischio dell’invenduto, anche per Barolo e Barbaresco. È un rischio che effettivamente si è corso per i dazi oppure no?
«La questione dei dazi per i nostri vini esiste, però non è così grave anche perché questi vini vanno sul mercato a una certa fascia di prezzo: i dazi possono pesare sì, ma fino a un certo punto. Posso dire che la qualità incide di più. Per quanto riguarda lo stock in cantina, a tutti noi produttori fa sicuramente piacere vendere e svuotare le cantine. Però, oltre alla necessità di vendere, sappiamo che se teniamo anche un anno in più il vino in cantina possiamo trarre anche qualche piccolo vantaggio. Il Barolo non ha l’esigenza così veloce di uscire dalla cantina. Necessità che hanno invece certi vini bianchi che vanno venduti giovani e la cantina ha bisogno di metterli sul mercato. Il Barolo può aspettare tranquillo, mentre il mercato sicuramente cambierà».
Per Andrea Fontana, presidente del Consorzio Nebbioli Alto Piemonte la partecipazione al Vinitaly è stata positiva anche quest’anno. Martedì, a manifestazione ancora in corso, ha dichiarato:
«Mi sembra che stia andando molto bene, perché c’è un bel flusso di gente, molto interessata. Inoltre, vi sono anche buone occasioni di vendita. Ho sentito i miei colleghi e in maggioranza riscontrano aspetti positivi. Ironicamente dico che quest’anno stiamo più larghi. Nel senso che, comunque, si nota un calo di presenze fra gli espositori. Secondo me è abbastanza fisiologico. Queste fiere stanno perdendo “appeal” . Forse bisogna rivederle, riposizionarle, ripensarle. Sicuramente vi è un problema di costi generali, tutto è in aumento. Inoltre, il mondo è cambiato e, quindi, tanti acquirenti preferiscono ormai visitare le cantine. Vengono in fiera, ma scelgono poi di dedicare più tempo, stanno più giornate per fare visite più specialistiche nelle cantine. Anche perché più si è tranquilli e più si riesce a lavorare meglio. Oggi la comunicazione è molto più veloce di un tempo».
E sul tema dei dazi?
«L’Alto Piemonte di fronte al caso dei dazi americani, usciti l’anno scorso nel periodo della fiera veronese, alla fine ha saputo reagire – assicura – Non hanno influito più di tanto perché comunque il 15% è stato assorbito un po’ dall’importatore, un po’ dalle cantine e dai distributori. Quindi è stato gestito in maniera efficace. Vi sono certo altri problemi. Quello più generale del calo dei consumi a livello mondiale e un’immagine del vino che nei giovani non ha più “appeal” come aveva ancora un po’ di tempo fa. Altro problema sono i costi. Il costo finale al consumatore delle bottiglie, secondo me, è troppo alto e quindi c’è un problema di filiera di controllo che noi produttori dovremo affrontare per salvare un comparto importante».
A brindare coi produttori è arrivato anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in visita a Vinitaly.
«È necessario avere un bicchiere in mano – ha commentato – perché attraverso il gesto del bicchiere si promuove questa nostra eccellenza che è fatta di cultura, fatta di storia, di tradizione di ambiente, ma è anche una ricchezza che offre posti di lavoro e che fa sì che oggi il Piemonte possa avere la forza di affrontare con maggiori scudi e difese con investimenti, i momenti difficili che la crisi internazionale ci pone davanti. Spero in un futuro roseo piemontese anche grazie alla viticoltura».